Donne romane e vita pubblica

Nell’Occidente romano, l’intervento femminile nella vita pubblica era confinato alla sfera della gestione del sacro, attraverso i pubblici sacerdozi.
Questi in ogni caso non costituivano l’assunzione di un vero e proprio status, in antitesi a quello civico.

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Le donne, inoltre, potevano esser delle benefattrici, usando il loro denaro privato per scopi pubblici, acquisendo così un’immagine pubblica.
Queste pratiche erano ricercate da tutte quelle categorie di persone abbienti che non potevano aspirare ad un ruolo pubblico istituzionale, come appunto le donne o i liberti, a cui era proibito il cursus honorum anche a livello municipale.

Indubbiamente, gli onori femminili accrescevano la dignitas di tutta la famiglia, contribuendo alla creazione di una memoria civica familiare.

L’evergetismo femminile, quindi, era sempre strettamente legato all’ambiente familiare.

L’azione munifica delle donne riguardava soprattutto la realizzazione o il restauro di edifici, il dono di cibo o statue, l’elargizione di denaro, o la creazione di fondi con lasciti testamentari. Questo evergetismo romano rispondeva ad esigenze politiche. Non si trattava mai di carità verso i poveri, come sarà poi in seguito con la religione cristiana.

Nella parte Orientale, invece, sembra perdurare l’influenza della tradizione ellenistica, in cui alle donne erano concesse alcune cariche civiche più propriamente istituzionali.
Tale condizione è osservabile soprattutto fra le isole dell’Egeo, Egitto, ed Asia Minore, dove vi erano retaggi orientali, e la tradizione delle antiche corti ellenistiche, che avevano costituito un modello di “emancipazione” femminile, ben testimoniato anche dalle epigrafi.

Abbiamo testimonianze di donne con carica di demiurgo ad Aspendo, arconte a Teno ed Istro, stephanophoros a Sardi ed a Priene, ecc.

Sembra comunque che tali magistrature abbiano un carattere straordinario e liturgico legato a bilanci passivi delle casse cittadine. Tali comunità aprivano alcune pubbliche istituzioni a chiunque fosse disposto ad accollarsi l’onere economico che ne derivava.

Ph. Alessandro Blasoni

Letture consigliate

F. Cenerini 2013, La donna romana


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