Breve storia della Cartagine romana (I sec. a.C.-VII sec. d.C.)

Cartagine è, nell’immaginario collettivo, un nome legato alla più acerrima e forse più iconica potenza rivale di Roma.

Tuttavia, la città di Cartagine è anche irrimediabilmente legata al nome dello Stato romano anche per il fatto di essere diventata una delle più importanti città dell’impero romano.

Certo, non esattamente la stessa città. Dopo la sua distruzione al termine della Terza Guerra Punica nel 146 a.C., la città (definita “gloriosissima” in età romana) è rifondata da Augusto, nel 29 a.C., con il nome di 𝘊𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘑𝘶𝘭𝘪𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘵𝘩𝘢𝘨𝘰, e prende il posto di Utica come centro amministrativo della provincia d’Africa.
Un precedente tentativo di rifondazione era stato fatto già nel 122 a.C. da Gaio Gracco, col nome di 𝘊𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘑𝘶𝘯𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘵𝘩𝘢𝘨𝘰, ma senza successo.

La struttura della nuova città si configura proprio in età augustea. Uno schema urbanistico di tipo classico, con impianto ortogonale e isolati rettangolari.

Il cuore monumentale della città, la collina di 𝘉𝘺𝘳𝘴𝘢, ospita il Foro, una basilica e alcuni templi.
Col tempo, Cartagine assurge a uno dei centri più importanti dell’impero, con opere monumentali che sfidano quelle delle altre grandi città romane: il circo di Cartagine è il terzo più grande dell’impero, superato solo da quelli di Antiochia e Roma, mentre il suo anfiteatro è il più grande di tutta l’Africa romana.

Alla metà del II secolo vengono edificate le imponenti terme di Antonino, affacciate sul mare, e a partire dal IV secolo la città vede l’edificazione di numerose chiese.

I complessi di edifici più importanti sono però quelli legati alla sua natura di città portuale: oltre a un faro, la Cartagine romana ha ben due porti collegati tra loro, uno esterno di forma rettangolare e uno interno, grandioso e circolare, che ospita un isolotto circondato da colonne – il cosiddetto “Isolotto dell’ammiragliato”.

Cartagine diventa presto uno dei centri pulsanti del commercio all’interno del mondo romano, da cui parte e giunge un volume di merci enorme.
In particolare, diventa il principale centro di esportazione di derrate alimentari, in particolare grano e olio, dirette verso Roma.

La città è talmente importante che per due volte, tra III e IV secolo, è il trampolino di lancio di due usurpatori, però di breve durata: Gordiano I (il figlio del quale, Gordiano II, muore in battaglia proprio nei pressi di Cartagine) e Lucio Domizio Alessandro, sconfitto da Massenzio tra il 309 e 311.

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Nonostante la posizione apparentemente defilata rispetto alle minacce del V secolo, l’imperatore Teodosio II nel 425 ordina la costruzione anche per Cartagine di una cinta muraria, che difendeva un’area di 321 ettari, con una popolazione stimata intorno almeno ai 100.000 abitanti (alcune stime dicono addirittura fino a 300.000).

Ma le recenti mura non sono sufficienti a proteggere la capitale della provincia d’Africa dalle nuove minacce. Nel 439 i Vandali riescono a impossessarsi della città, che resterà il centro del loro nuovo regno per circa un secolo.
Nonostante ciò che riferiscono gli autori antichi, il dato archeologico non lascia percepire danni o distruzioni ingenti – pochi edifici recano segni distruttivi, e alcuni sono solamente abbandonati.

Proprio durante la fase vandalica, tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, viene abbandonato il porto circolare, il complesso più importante e rappresentativo della città.

I Romani, con la campagna vandalica di Belisario, tornano in possesso della città nel 533, e danno avvio a una risistemazione e rivitalizzazione del centro urbano.
Vengono aggiunte delle mura alla collina di 𝘉𝘺𝘳𝘴𝘢, dove ora è il palazzo del governatore, e vengono restaurati monumenti importanti come le terme di Antonino e il porto.
Sono inoltre costruite numerose nuove chiese.
Dagli anni ’80 del VI secolo, inoltre, Cartagine diventa sede di uno dei due esarcati.

Nel VII secolo, Cartagine rischia addirittura di diventare capitale dell’impero. Con Costantinopoli pressata dai Persiani e la guerra in una fase ben poco propizia, nel 618 Eraclio pensa di fare della natìa Cartagine la capitale dell’impero, poiché più lontana dal pericolo – è solo l’intervento del patriarca di Costantinopoli a farlo desistere.

Tuttavia, pur con la sua rinnovata importanza, Cartagine è vittima della contrazione dei commerci che nel VII secolo affligge quasi tutti i maggiori, antichi centri commerciali marittimi del Mediterraneo, come Ravenna.
Anche a livello archeologico, il VII secolo vede una contrazione del tessuto urbano e il proliferare di piccole attività produttive locali evidentemente nate per sostenere una domanda ristretta, rispetto al passato, e che il commercio con altri centri non supporta più.

Cartagine, infine, proprio alla fine del VII secolo esce del tutto dall’orbita romana – dopo essere di nuovo stata sede di un tentativo di sedizione, questa volta nel 647 da parte dell’esarco Gregorio, che viene però sconfitto e ucciso in battaglia dagli Arabi.

Saranno proprio gli Arabi a conquistare la città nel 697, facendola definitivamente perdere all’impero.
La città non è abbandonata, nonostante gran parte degli abitanti romani fugga in Sicilia, ma la sua prosperità e potenza, vista anche la morte della rete commerciale di cui era parte, è ormai solo un ricordo.

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A. Augenti 2018, Città e porti dall’antichità al Medioevo


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