La nave di Enea. Una “reliquia” descritta da Procopio di Cesarea

“Eppure più di ogni altro popolo, a nostra notizia, i Romani sono affezionati alla loro città e si dan premura di mantenere e di conservare ogni cosa patria, perché nulla dell’antica bellezza di Roma vada perduto”.

Così descrive Procopio di Cesarea., il grande storico delle guerre di Giustiniano, circa alla metà del VI sec. d.C nell’ottavo e ultimo libro delle sue “Guerre”, la cura del popolo romano nel preservare i monumenti antichi e quelle che potrebbero essere definite “reliquie” che celebrano e ricordano il passato dello Stato romano.

E una di queste reliquie, in particolare, è descritta da Procopio, che afferma di averla vista con i suoi occhi a Roma (quindi, certamente durante l’assedio ostrogoto del 537-538): la nave di Enea.

Secondo Procopio, la nave del mitico padre troiano del popolo romano sarebbe ancora intatta, e la descrive nei dettagli:
“Ha un solo ordine di remi quella nave, ed è assai estesa. Misura in lunghezza 120 piedi [ca. 35-40 metri], in larghezza 25 [ca. 7,5-8 metri], ed è alta tanto quanto è possibile senza impedire la manovra dei remi.

I legni che la compongono non sono né incollati tra loro né tenuti assieme per mezzo di ferri, ma sono tutti quanti d’un sol pezzo fatti ottimamente sopra ogni credere e quali, a nostra notizia, non se ne videro mai se non in quella sola nave.”

Ricostruzione di una pentecontere arcaica (

Non ci viene detto dove fosse custodita la nave di Enea, se non genericamente lungo il Tevere.

L’archeologo Andrea Carandini ipotizza che la nave, insieme a un heroon dedicato a Enea, potesse essere situata tra il Teatro di Marcello e l’isola Tiberina, di fronte agli ex cantieri navali.
Quello era infatti il luogo dove i Romani ritenevano che Evandro, re degli Arcadi stabilitosi sul Tevere e fondatore di Pallanto, sul Palatino, avesse accolto Enea.

Procopio si spende in una descrizione piuttosto dettagliata e tecnica della nave, soprattutto per ammirarne i legni fatti in un solo pezzo che ne compongono lo scafo, e ripete tutta la sua meraviglia: “Questa nave così fatta è mirabile a vedere più di quello che possa dirsi a parole; ed invero tutte le opere straordinarie sono sempre per natura difficili a descrivere, e tanto superiori al linguaggio quanto lo sono all’ordinario pensiero.”

Una cosa che colpisce in particolare Procopio è il fatto che l’antica nave sia in condizioni eccellenti. Infatti scrive:
“Di questi legni non ve n’ha uno che sia imputridito, niuno che si vegga tarlato, ma quella nave sana in tutto e integra come se uscisse pur ora dalle mani dell’artefice, qual egli fosse, conservasi mirabilmente fino a questi giorni.”

Ora, è chiaro che, pur credendo che Procopio abbia visto davvero una nave molto antica, una vera e propria reliquia, è quasi certamente impossibile che la “nave di Enea” descritta dallo storico sia una nave del periodo della guerra di Troia (XIII-XII sec. a.C.).

Gli storici hanno spesso proposto che si potesse trattare in realtà di una pentecontere, una nave da guerra arcaica a un solo ordine di remi, utilizzata dall’VIII sec. a.C. e fino al VI sec. a.C.
Che anche questa, tuttavia, sia la nave che Procopio ha visto, sembra improbabile.

Cos’è, allora, la “nave di Enea”?

Gli studi più recenti, incrociando varie fonti scritte, hanno individuato una risposta decisamente poco ovvia: si tratterebbe infatti di un manufatto di periodo augusteo, forse riproducente a tutti gli effetti una pentecontere.

Augusto avrebbe infatti dedicato e “musealizzato” la nave nel 2 a.C., simultaneamente all’edificazione del bacino della famosa 𝘯𝘢𝘶𝘮𝘢𝘤𝘩𝘪𝘢 𝘈𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘪 (subito a sud dell’isola Tiberina, poco distante dalla “nave di Enea”), quale culmine di celebrazioni per la vittoria nella battaglia di Azio del 31 a.C., rappresentata nella scia degli “eterni scontri” tra Oriente e Occidente.

Di questa nave (che fosse stata dedicata quale “nave di Enea” già da Augusto o se una “guida” del VI secolo abbia preso in giro Procopio, non lo sapremo mai) non resta ad oggi alcuna traccia, se non le parole del grande storico del periodo di Giustiniano.

Un breve documentario sulla “nave di Enea”, con la ricostruzione 3D di Marco Mellace (flipped prof) realizzata con la mia consulenza. Per saperne di più sul mio servizio di consulenza storica, clicca qui.

Lettura consigliata (clicca sul link per acquistare il libro)

G. Cascarino 2021, Navi di Roma. L’arte del dominio del mare


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