Teodoro Lascaris, il leone di Nicea

Nel 1211 Kaykhusraw, sultano selgiuchide di Iconio, lancia una campagna in grande stile contro i Romani di Nicea.

Il sultano approfitta della disastrosa situazione dei domini romani dopo la IV crociata, e inoltre appoggia la rivendicazione al trono di Alessio III Angelo, l’imperatore che era fuggito da Costantinopoli, che lo accompagna nella spedizione.

Il sultano si ferma ad assediare Antiochia di Pisidia, nella valle del Meandro.
Non esiste esercito nell’area che possa contrastare lui e i suoi 20.000 uomini.

Eppure, una forza di soli 2000 uomini, provenienti da Nicea, osa affrontarlo.
È il piccolo esercito di Teodoro Lascaris, genero di Alessio III, che si era proclamato imperatore nel 1205, senza l’investitura del patriarca.

I due eserciti si affrontano nella valle del Meandro. Un luogo angusto, che non permette ai Turchi di dispiegarsi al loro massimo potenziale.

Teodoro prende l’iniziativa, e lancia all’attacco l’élite del suo esercito: 800 cavalieri pesanti, mercenari latini.
Le loro cariche da sole infliggono numerose perdite e quasi mandano in rotta i Turchi, ma Kaykhusraw riesce a riportare l’ordine e contrattacca.
I cavalieri vengono circondati e annientati.

I Turchi pressano in avanti, verso quanto resta delle forze di Nicea. Kaykhusraw vede Teodoro, e lo attacca, disarcionandolo con un colpo di mazza all’elmo.

Il sultano lancia ordini ai suoi, che portino via Lascaris, vivo o morto che sia.
Ma ha cantato vittoria troppo presto.

L’elmo ha difeso bene Teodoro Lascaris, che si rialza immediatamente e con un colpo di spada ferisce alle zampe posteriori il cavallo di Kaykhusraw, facendo cadere quest’ultimo nella polvere.
Il sultano finisce subito decapitato, non è chiaro se per mano di Teodoro stesso o di uno dei suoi soldati.

Alla vista della morte del sultano, Turchi si demoralizzano, rinculano, scappano. Alessio III viene catturato, ponendo fine alle sue speranze di rivendicazione.

Con una vittoria strappata dalle fauci della sconfitta, Teodoro Lascaris elimina la minaccia turca contro Nicea per quasi cinquant’anni, ponendo le basi per la sopravvivenza dell’impero e la futura riconquista di Costantinopoli.

Tavola di Giorgio Albertini in “The Eastern Romans 330-1461” di Raffaele D’Amato.

Letture consigliate

R. D’Amato 2007, The Eastern Romans 330-1461 AD

W. Treadgold 1997, A History of the Byzantine State and Society


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