Tacita Muta e Angerona, le dee del Silenzio

Tacita era una ninfa, figlia del fiume Almone.

Secondo il mito, Tacita avrebbe avuto l’impudenza di informare la sorella, Giuturna, della passione che il dio Giove nutriva per lei e dei suoi svariati tentavi di sedurla inutilmente.

Giove, infuriato per tale indiscrezione, le tagliò la lingua.

Il culto di Tacita Muta divenne a Roma molto popolare: era la deità del mondo femminile per eccellenza.

La donna non aveva il potere di parlare in pubblico, secondo un’antica legge che si faceva risalire al re Numa, né tantomeno di intromettersi in questione di natura politica, o di qualunque altra cosa che uscisse dall’ambiente domestico.

Il silenzio, quindi, non era solo una virtù, ma anche un dovere delle donne.

La dea Angerona era una divinità romana, la cui natura non era molto chiara nemmeno per gli autori antichi.

Il suo nome potrebbe derivare da ab angeronando, ossia dal “rivolgersi al Sole”.

Angerona, assieme al culto di Anna Perenna, sarebbe una divinità legata al nuovo anno. Era venerata infatti il girono del Solstizio d’Inverno.

Festo e Macrobio rintracciavano invece l’origine del nome dalla malattia detta ancora oggi angina pectoris. La dea, infatti, sarebbe stata in grado di curare il morbo.

Angerona era sempre raffigurata con la bocca serrata. A differenza di Tacita Muta, la dea Angerona non era irreversibilmente muta, ma intimava al silenzio.

Lo stesso Plinio prendeva la dea ad esempio come simbolo del valore del silenzio, strumento privilegiato per proteggere l’Urbe dai nemici.
Sia Plinio che Solino associavano la dea al rito romano dell’evocatio, di conseguenza al nome segreto della città di Roma, il quale era conosciuto da pochi membri della Curia e dal Pontefice Massimo. Il nome di Roma, se rivelato, causava la morte di colui che aveva osato farlo, e poteva far cadere la città in mano nemica.

Angerona era venerata sull’ara di Volupia, situata sul lato occidentale del colle Palatino. Ciò è ben testimoniato dalle parole del grammatico Verrio Flacco in un frammento dei “Fasti Prenestini”, di epoca augustea.

Statua settecentesca di Angerona (Vienna)

Letture consigliate

F. Cenerini 2013, La donna romana

E. Cantarella 2013, L’ambiguo malanno

E. Cantarella 1985, Tacita Muta. La donna nella città antica


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