L’ultima guerra dell’impero romano (1444-1446). Costantino XI e la riconquista della Grecia.

La figura di Costantino XI Dragases Paleologo, ultimo imperatore romano, è ormai legata in modo indissolubile alla sua morte eroica durante la difesa di Costantinopoli nel 1453.

Tuttavia, Costantino fu un energico difensore della causa imperiale, sia in funzione anti-latina che anti-turca, già da molto prima di ascendere al trono.

Dopo aver partecipato alla campagna contro il duca di Cefalonia Carlo Tocco, culminata nella battaglia delle Echinadi del 1427, Costantino si impegnò subito dopo nel lungo assedio che portò alla conquista di Patrasso, mentre il fratello minore Tommaso metteva fine al Principato di Acaia, riconquistando quasi totalmente il Peloponneso ai Latini (fatta eccezione per i pochi domini veneziani rimasti nel sud della penisola)

Il sogno di Costantino era di riportare l’intera penisola ellenica sotto il controllo romano, strappandola ai Latini e ai Turchi una volta per tutte. Un progetto che era inviso al sultano ottomano, che certo non avrebbe accettato un regno indipendente con aspirazioni espansionistiche in Grecia.

L’occasione per Costantino di mettere in pratica il suo progetto si sarebbe finalmente presentata nel 1444, portando il Despota di Morea allo scontro diretto con i cannoni del Sultano.

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Leggi anche La battaglia delle Echinadi (1427): l’ultima vittoria navale romana

La ricostruzione dell’Hexamilion e la crociata contro gli Ottomani (1443-1444)

Il 10 ottobre 1443, dopo aver agito nuovamente da reggente per conto del fratello Giovanni VIII, Costantino salpò da Costantinopoli per tornare in Morea.

La provincia con capitale Mistrà passava nuovamente di mano: Teodoro, fratello maggiore di Costantino, lasciava a lui il comando anche dei suoi territori, in cambio della città di Selimbria, sul Mar Nero.

Il Peloponneso era governato metà da Costantino e metà dal fratello Tommaso, e quest’ultimo non rappresentava una minaccia, mostrandosi invece molto collaborativo con il fratello maggiore.

Arrivato in Morea, Costantino si dedicò subito alla ricostruzione dell’Hexamilion, il muro difensivo che tagliava l’Istmo di Corinto e che avrebbe dovuto fungere da difesa per l’intero Peloponneso. Nel 1423, i Turchi lo avevano superato penetrando in Morea, mettendola a ferro e fuoco, e avevano raso al suolo la fortificazione nel 1431.

Costantino voleva evidentemente assicurarsi di avere una solida difesa ai suoi possedimenti moraiti, in vista di espansioni future contro i nemici di sempre, in particolare i Latini. In collaborazione con il fratello minore Tommaso, Despota anch’egli nel Peloponneso, e con l’aiuto a volte riluttante dei signori locali, l’Hexamilion fu terminato entro la primavera del 1444. “Lungo la strada [per Mistrà] trovai che l’Hexamilion era stato rinforzato dal mio signore il despota, durante la primavera appena trascorsa”, annota Giorgio Sfranze nella sua cronaca.

Il Despota affidò l’amministrazione dei suoi territori a uomini di assoluta fiducia, tra cui lo stesso Giorgio Sfranze, che fu incaricato del governo di Mistrà. Costantino si dedicò anche a rinforzare la fedeltà dell’aristocrazia moraita nei suoi confronti, che da sempre aveva mal digerito le imposizioni dei Despoti precedenti, e a tentare di creare uno spirito competitivo e patriottico nei suoi sudditi più giovani, con l’indizione di gare atletiche.

L’iniziativa di Costantino non era dettata da cieca ambizione, ma dall’approfondita conoscenza del quadro geopolitico nel quale si stava muovendo e dalla speranza di poterne trarre vantaggio.

Già dal 1439, era ben nota la volontà di papa Eugenio IV di indire una crociata contro l’impero ottomano – una risposta alla conquista turca della Serbia che sarebbe partita dal regno di Ungheria, sotto il comando del re ventenne Ladislao, sovrano di Ungheria e Polonia, e di uno dei comandanti militari più famosi del XV secolo: Giovanni Hunyadi, il Cavaliere Bianco. A tenere unite le forze cristiane, il legato papale Giuliano Cesarini.

Nel giugno del 1443, i preparativi della spedizione militare erano finiti, e a luglio la crociata aveva avuto ufficialmente inizio. Sarà ricordata come la “Lunga Campagna”. Una delegazione papale era stata inviata a Costantinopoli per avvisare l’imperatore Giovanni VIII dell’inizio della guerra.

Tra il 1443 e la fine della costruzione dell’Hexamilion nel 1444, la crociata ungherese aveva raccolto vittorie su vittorie. Nel giugno del 1444, il sultano ottomano Murad II, dopo lunghe trattative iniziate a marzo, era riuscito a ottenere una tregua, firmata a Szegedin.

Una tregua alla quale si era opposto con fermezza Giuliano Cesarini, che avrebbe voluto proseguire la guerra – ben consapevole anche delle intenzioni di Costantino di colpire gli Ottomani da sud.

La linea del legato papale aveva infine prevalso, forse anche per via delle recenti vittorie del celebre Giorgio Castriota Scanderbeg in Albania e per l’abdicazione di Murad II in favore del giovanissimo erede, Maometto II. Già ad agosto, la tregua di Szegedin venne rotta dai crociati, e la Lunga Campagna contro gli Ottomani continuò.

Per Costantino era il momento perfetto per colpire i suoi nemici, a cominciare dai Latini.

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Dall’Attica al Pindo: la riconquista della Grecia (1444-1445)

Nell’estate del 1444, Costantino radunò il suo esercito e attraversò l’Hexamilion, dirigendosi verso il suo primo obiettivo: l’Attica.

Non conosciamo purtroppo né i numeri, né le componenti dell’esercito che Costantino guidò fuori dal Peloponneso. Possiamo probabilmente immaginare un corpo di spedizione di poche migliaia di uomini, principalmente reclute e soldati moraiti nonché mercenari occidentali, che ormai regolarmente erano reclutati negli eserciti imperiali.

L’Attica in quel periodo costituiva, insieme alla Beozia e a Tebe, il Ducato di Atene, retto dal duca Nerio II Acciaiuoli, di origini fiorentine, vassallo e tributario di Murad II – come del resto lo erano sia Giovanni VIII che Costantino.

In passato, Costantino era già stato quasi sul punto di stabilire il suo dominio su Atene. Il predecessore di Nerio, Antonio I Acciaiuoli, era morto nel 1435 senza lasciare eredi. Il seggio di Atene era conteso tra Nerio e la vedova di Antonio, Maria Melissene, supportata da Costantino e dal nobile Giorgios Chalkokondyles (padre dello storico Laonikos Chalkokondyles, una delle fonti principali per questo periodo storico). Costantino aveva inviato Giorgio Sfranze per prendere possesso del Ducato, ma i Turchi lo avevano anticipato, conquistando Tebe, e aiutando Nerio a prendere il potere. Nerio era stato poi esiliato da Atene dal fratello, Antonio II, e solo dal 1441 riuscì a prendere stabilmente il potere sulla città e sul Ducato.

Nell’estate del 1444, Nerio si fece trovare completamente impreparato all’avanzata di Costantino, e dovette riconoscerne la sovranità e diventare tributario del Despota.

La campagna di Costantino non era ancora finita. Il Despota sperava probabilmente di estendere il suo dominio ancora oltre. Gli abitanti della Grecia iniziarono a radunarsi sotto lo stendardo di Costantino.

Mentre il Despota si preparava a entrare in conflitto direttamente con l’impero ottomano, la Lunga Campagna giunse alla sua tragica fine il 10 novembre del 1444, con la battaglia di Varna. Murad II, su richiesta del giovane Maometto II, aveva ripreso posto sul trono e al comando degli eserciti ottomani, sbaragliando l’esercito crociato che aveva tradito la tregua di Szegedin. Ladislao III e Giuliano Cesarini rimasero uccisi, mentre Hunyadi fu costretto a fuggire.

Costantino era rimasto solo. Ma, nonostante la situazione non gli fosse favorevole, decise di non fermarsi, e anzi, di intensificare gli sforzi.

Tra la fine del 1444 e il 1445, i Valacchi e gli Albanesi che abitavano la catena del Pindo passarono dalla parte di Costantino, il quale diede loro un governatore, Costantino Cantacuzeno. I Valacchi attaccarono i Turchi della Tessaglia, e Cantacuzeno arrivò ad occupare anche Loidorikion nella Focide (gli abitanti del luogo erano talmente entusiasti che decisero di rinominare la città Cantacuzinopolis).

Costantino poteva anche contare su alcuni ammiratori esterni, che supportavano la guerra contro i Turchi. Nel 1445, Filippo V duca di Borgogna, inviò 300 soldati in Morea, che furono subito inquadrati nell’esercito del Despota.

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La conquista della Grecia tra 1444 e 1445. In rosso, i territori del Despotato all’inizio della campagna; in rosa, le conquiste e l’area di influenza di Costantino. In rosso scuro, i domini veneziani. 

Nonostante gli appoggi esterni e l’entusiasmo del Papa, tuttavia, l’espansione di Costantino non era ben vista da tutti. I Veneziani erano furibondi con il Despota per averli estromessi da Vitrinitza, in Focide, mentre il re di Aragona Alfonso V reclamava per sé Atene e Tebe, in passato dominate dai Catalani.

In tutto questo, i Turchi non rimasero a lungo a guardare. Già a cavallo tra 1444 e 1445, un esercito ottomano marciò contro Tebe e l’Attica, ne saccheggiò i territori e tornò indietro indisturbata. Il Duca di Atene, ora tributario di Costantino, era visto come un nemico e un voltafaccia, e come tale era stato punito.

Questa azione aveva indotto Nerio Acciaiuoli a prendere contatto con Murad. Gli avrebbe pagato qualunque tributo il Sultano gli avesse imposto, piuttosto che restare tributario di Costantino e rischiare la minaccia di essere annientato dai Turchi. Murad accettò di buon grado la proposta del Duca di Atene, imponendogli di rendergli lo stesso tributo che già versava in precedenza.

Murad II non aveva intenzione di lasciare che l’iniziativa di Costantino proseguisse oltre. Nel 1446, richiamò i soldati dall’Asia e dall’Europa e si preparò a marciare verso il Peloponneso.

La battaglia decisiva si sarebbe svolta all’Hexamilion.

La battaglia dell’Hexamilion (1 dicembre 1446)

Nonostante fosse stato abbattuto e superato più volte in passato, Costantino considerava l’Hexamilion la sua più importante arma difensiva. Durante la riconquista della Grecia, il muro sull’Istmo era stato la sua principale base operativa, e vi aveva risieduto per la maggior parte del tempo.

Doveva essere a Mistrà, quando gli arrivò notizia che il Sultano stava preparando il suo esercito per muovere contro di lui.

Il primo giorno di settembre, gran parte del Despotato venne affidata all’amico Giorgio Sfranze, mentre lui sarebbe partito immediatamente per assicurarsi che il muro fosse sufficientemente difeso e preparato all’assalto turco.

Costantino era probabilmente molto fiducioso di poter resistere, poiché allo stesso Sfranze espresse il desiderio di sposarsi nuovamente (il Despota era sfortunatamente rimasto vedovo, e senza eredi, già due volte).

“Ora io viaggerò verso l’Hexamilion e rinforzerò le fortificazioni. Tu dovrai rimanere qui ed esercitare bene il comando. Ti incarico di mettere fine alle numerose istanze di ingiustizia e di ridurre il potere dei numerosi signori locali. Che sia chiaro a tutti che tu qui hai il comando, e che io sono il [loro] signore”. Queste le parole di Costantino a Sfranze, prima di partire per il muro l’8 settembre.

A ottobre, subito dopo aver celebrato le nozze della figlia, Elena, con Lazar Branković, figlio del Despota di Serbia, Tommaso Paleologo ricevette la chiamata del fratello per presentarsi con i suoi uomini per presidiare l’Hexamilion.

Il Sultano si mosse con il suo esercito a novembre, “aggiungendo [al suo] gli eserciti dei luoghi attraverso i quali passava”, come annota Laonikos Chalkokondyles, la nostra principale fonte sulla battaglia. Anche Nerio Acciaiuoli si unì a Murad con i suoi uomini. Intanto, uno dei generali di Murad riconquistava interamente la Focide.

Secondo alcuni storici, l’esercito messo insieme dal Sultano contava 50-60.000 uomini. Chalkokondyles scrive inoltre che i Turchi avevano con sé catapulte e cannoni – questi ultimi, ancora relativamente una novità del mondo militare dell’epoca.

Secondo la nostra fonte, Costantino inviò un emissario a Murad mentre era in viaggio (tale emissario era Giorgios Chalkokondyles) con delle richieste irricevibili. Costantino avrebbe infatti preteso dal Sultano non solo che il muro sull’Istmo fosse mantenuto, ma che gli fossero garantite tutte le conquiste fatte fino a quel momento. Murad fece imprigionare l’emissario e proseguì la sua marcia verso il Peloponneso, nonostante la stagione sfavorevole iniziasse a essere avanzata. Murad, che avrebbe voluto lanciare il suo attacco in estate, si era mosso molto in ritardo per colpa dei consigli dei suoi generali, che gli avevano assicurato che i difensori dell’Hexamilion si sarebbero dati alla fuga alla sola notizia del suo arrivo.

Cosa che puntualmente non era successa, come gli aveva confermato il contingente di seimila uomini inviato a esplorare il muro sull’Istmo per verificarne le difese.

Murad arrivò nei pressi dell’Hexamilion il 26 novembre. Agli occhi dei difensori (dei quali ignoriamo numeri e provenienza), lo spettacolo del campo turco deve essere stato impressionante: “il suo accampamento ed equipaggiamento andavano da mare a mare”, annota Chalkokondyles.

Sempre secondo il cronista, una spia tornò da Costantino dopo aver osservato il campo turco, dicendogli: “O signore, quale male hai scatenato per il Peloponneso, scegliendo di andare in guerra contro tale sultano! Egli comanda tutta l’Asia e l’Europa e non sarà possibile fermarlo, nemmeno se tu avessi un doppio muro lungo l’Istmo! In nome di Dio, manda messaggeri il più velocemente possibile e invita il sultano alla riconciliazione, così che non ci distrugga completamente e tanto malamente quanto lo abbiamo trattato.”

Costantino, infuriatosi con la spia, la sbatté in prigione, “così che avrebbe potuto venire a sapere da lì come sarebbe andata”.

Il 27 novembre, Murad lanciò l’offensiva contro l’Hexamilion.

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Un’icona del XV secolo, che ben mostra come dovevano essere armati i difensori dell’Hexamilion. Latini e comandanti romani armati con armature a piastre di tipo occidentale, le milizie moraite con armamenti imbottiti e con elementi derivati sia dai contatti con l’Occidente, che con l’Oriente ottomano, che dalla tradizione romana.

Per saperne di più sull’armamento dei difensori dell’Hexamilion, leggi anche Recensione: “The Eastern Romans 330-1461 AD”, di Raffaele D’Amato e Giorgio Albertini

Per due giorni bombardò con le catapulte e con i suoi “grandi cannoni” il campo di Costantino e le mura, forse solo per saggiarne le difese e per atterrire i difensori. Non sappiamo nulla di quanto accadde il terzo giorno, ma il 30 novembre fu chiaro a Costantino e ai suoi che il giorno dopo ci sarebbe stato un assalto generale.

Così Chalkokondyles: “La sera del quarto giorno, [i Turchi] accesero fuochi per il campo, tanti quanti ognuno poteva presso la propria tenda; poiché la razza dei Turchi usualmente fa questo ogni volta che sta per scendere in battaglia. Per tre giorni prima che entrino in battaglia ognuno di loro accende più fuochi che può per l’accampamento e cantano un inno a Dio e al loro eroe [il profeta Maometto], facendo ben chiaro che intendono andare in battaglia il giorno successivo. Così, accendendo questi fuochi, si prepararono alla battaglia oltre il muro.”

L’attacco iniziò la sera del 1 dicembre. I sarahors dell’esercito di Murad (irregolari impiegati solitamente per la riparazione di fortezze) condussero il primo assalto, combattendo fino a notte fonda, mettendo alla prova e tenendo svegli i difensori.

Non era che un assaggio. All’alba del 2 dicembre, con grande fanfara di cimbali, flauti e trombe, il sultano scatenò l’attacco generale. Murad stesso comandava l’attacco alla testa dei giannizzeri, contro la parte centrale dell’Hexamilion (lì aveva il campo, e probabilmente in questa sezione combatteva anche Costantino).

Per coprire l’avanzata, Murad fece usare artiglieria di piccolo calibro, per investire la parte superiore del muro e impedire ai difensori di affacciarsi.

I giannizzeri poggiarono le scale all’Hexamilion e lo assaltarono, sotto gli occhi del loro Sultano. Si distinse un giannizzero di origine serba, Hizir, che da solo mise in fuga i difensori che si trovò di fronte (reclute inesperte, che si fecero probabilmente prendere dal panico nell’affrontare le truppe d’élite turche).

La fuga dei soldati moraiti del settore centrale dell’Hexamilion provocò una reazione a catena, portando alla fuga dei difensori anche delle sezioni vicine, abbattute dall’artiglieria e attraverso le cui brecce i Turchi iniziavano a dilagare.

Alcuni degli Ottomani diedero l’assalto e saccheggiarono l’accampamento di Costantino, mentre altri uccisero e catturarono diversi dei fuggitivi, che furono ridotti in schiavitù.

Costantino e Tommaso tentarono di radunare e ricondurre nei ranghi i fuggitivi, ma ormai non vi era più niente da fare. Anche i due Despoti dovettero battere in ritirata.

La battaglia dell’Hexamilion era perduta.

Verso la fine dell’impero

Costantino e Tommaso proseguirono la loro ritirata fino a Mistrà, poiché la vicina Corinto non era attrezzata per resistere a un assedio.

Trecento prigionieri in mano turca riuscirono a fuggire e a rifugiarsi su una collina vicino a Cencrea, ma vennero nuovamente catturati con l’inganno e massacrati. Chalkokondyles scrive che addirittura Murad fece sacrificare seicento uomini in onore alla memoria del padre, ma questo è quasi certamente un dettaglio fantasioso, che forse può celare un ulteriore massacro di prigionieri. La maggior parte dei difensori catturati, tuttavia, finì sicuramente in schiavitù.

Murad divise l’esercito, devastando il Peloponneso. Catturò diverse città greche (tra cui Sicione e Patrasso), riducendone gran parte della popolazione in schiavitù, poi tornò indietro. Gli Ottomani non poterono marciare contro Mistrà per via della stagione avanzata

L’obiettivo di Murad era raggiunto. Costantino era umiliato e battuto. Il Sultano impose al Despota di tornare a essere suo vassallo e tributario, e tutti i territori oltre l’Istmo tornarono sotto il dominio ottomano.

La campagna di Costantino fu l’ultimo tentativo di riscatto dell’impero romano. Nel 1448, Costantino salirà al trono imperiale come Costantino XI.

Così come aveva guidato i Romani nella loro ultima guerra, Costantino li avrebbe infine guidati nell’ultima, disperata battaglia: la caduta di Costantinopoli nel 1453.

Leggi anche L’ultimo eroe dell’impero romano: Graziano Paleologo

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Bibliografia

Fonti

Laonikos Chalkokondyles, Historiarum Demonstrationes

Giorgio Sfranze, Cronaca

Studi moderni

D.M. Nicol, The Immortal Emperor. The Life and Legend of Constantine Palaiologos, Last Emperor of the Romans, 1992


3 thoughts on “L’ultima guerra dell’impero romano (1444-1446). Costantino XI e la riconquista della Grecia.

  1. Complimenti, ottimo articolo, interessantissima l’ultima immagine che mostra bene le differenti panoplie delle diverse truppe! Interessante anche l’Hexamilion, sarebbe bello approfondirne gli attuali resti archeologici.

    Ho un vago ricordo di un muro bizantino mi sembra del VI-VII secolo costruito per difendere l’estrema penisola della Tracia, ma non ne ricordo il nome.

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    1. Grazie! Ci sono anche altre immagini che mostrano queste differenze, o certi usi. Nell’articolo sulle Echinadi, avevo riportato l’immagine di Giovanni VIII in armatura a piastre.
      A fare un articolo, o un post in pagina, sull’Hexamilion ci penso da un po’, ma non ho ancora avuto modo di far nulla.

      Il muro che dici tu sono le Lunghe Mura di Tracia,o Muro anastasiano. Ne avevo probabilmente fatto un post sulla pagina facebook.

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