“Romulus” (Sky). C’eravamo quasi

Chi mi segue da un po’, ricorderà l’amarezza con la quale commentai Il primo re di Matteo Rovere.

Le sensazioni di allora non mi hanno tuttavia condizionato troppo, all’apprendere che sarebbe uscito “Romulus”, un reboot della storia di Romolo e Remo e della fondazione di Roma, sempre firmato da Matteo Rovere.

Ho guardato con interesse e attenzione la serie TV, cercando di non formulare giudizi definitivi se non prima della fine.

Devo confessare che, arrivato al termine della decima puntata, anche qui ho sentito una certa amarezza.
Per motivazioni però piuttosto diverse da quelle che l’avevano causata per Il primo re, e condite da una sincera speranza.

Vediamo perché.

Nota importante: gli unici aspetti tecnici sui quali mi esprimerò avranno a che fare con l’impianto narrativo e storico, non con con quanto concerne regia, fotografia etc., non essendo il mio campo e non avendo studiato nulla in materia.

Elementi positivi

Sia nel commentare elementi positivi che negativi, mi vorrei pesantemente appoggiare alle parole dell’amico Gioal Canestrelli.

Se non altro perché ha quasi i miei stessi identici pensieri sulla serie, per cui è inutile che ripeta ciò che lui già benissimo esplica nei suoi video.
Farò però delle necessarie aggiunte alle sue parole.

Come avrete sentito, a parte degli strafalcioni costumistici evitabili, la parte ricostruttiva della serie, compresa l’ambientazione, era partita con il piede giusto.

È anche positivo vedere un Lazio non solo non disabitato, al contrario de Il primo re, ma anche con legami culturali e commerciali con il mondo greco, con almeno due riferimenti (il fantastico Mau da Cuma e il vasaio greco) che preannunciano, ma senza spiegoni inutili, il futuro inizio della fase orientalizzante, dalla quale nascerà, tra le altre, la futura e matura civiltà etrusca.

È bello anche vedere che, sempre a differenza del film di Rovere, il Lazio non sia un’immensa palude. Certo, non manca comunque di essere un immenso altro ambiente, come vedremo dopo.

Abbiamo anche a livello narrativo diversi spunti interessanti e ottime trovate, che non ho potuto fare a meno di apprezzare sin dall’inizio della serie.

A partire dalla principale: Romolo e Remo non sono Romolo e Remo.
Così come Yemos e Wiros non sono (ancora) Romolo e Remo, ed è stata veramente un’ottima cosa, a livello narrativo, continuare a farci interrogare su chi sarà l’uno e chi l’altro.

Era anche l’unico modo per riuscire a farci interessare ai protagonisti. Se avessimo saputo chi era Romolo e chi Remo, non avremmo avuto modo di empatizzare in alcun modo con i due personaggi, conoscendone già il destino.
Così, invece, siamo trascinati con loro e incuriositi non solo nel seguire i due personaggi, ma di volta in volta nel cercare i segni che ci facciano capire in anticipo chi sarà l’uno, e chi l’altro.

A livello generale, anche l’idea di cercare di riscrivere in modo del tutto diverso la leggenda della fondazione di Roma, partendo da ancora più indietro – un pezzo del mito che non ricordiamo mai, ovvero il ristabilire Numitore sul trono usurpato di Albalonga – è stata secondo me ottima, anche nel tentativo di dare nuova freschezza al mito.

Anche il cattivo della storia, Amulio, ammetto che non mi è dispiaciuto affatto, e come si stava svolgendo il suo arco narrativo mi è piaciuto davvero molto…fino, purtroppo, all’ultima puntata.

Cosa non va

Purtroppo, tante cose. Forse troppe, sfortunatamente.

Vediamo prima la seconda parte dell’analisi di Gioal Canestrelli sulla serie, per poi fare le dovute aggiunte.

Alle complesse e numerose inesattezze storiche e ricostruttive che puntellano tutta la serie, ne vanno aggiunte alcune altre.

Uno degli elementi che mi ha colpito forse di più è stato constatare che, se non è più una palude come ne Il primo re, il Lazio dell’età del ferro si è trasformato in una specie di sterminato, cupo e spaventosissimo Bosco Atro.
Se l’elemento silvano e boschivo aveva dei valori sacrali per il mondo antico, fatico a credere che tutti gli abitanti del Lazio di allora potessero essere davvero convinti che il bosco non avesse fine, e che ne fossero così terrorizzati.
La serie ha del resto mostrato che già c’era contezza del mondo esterno al Lazio arcaico.

Per quanto concerne la ricostruzione dell’elemento militare, la totale assenza di elmi (un classico nel cinema storico, ma almeno sui capi…), la troppo ampia presenza di spade e scudi metallici (non tutti i guerrieri possedevano tale combinazione, ma solo le élite guerriere) e di converso una certa assenza di lance e di scudi in legno.
Tra l’altro, gli scudi metallici sembrano appena usciti da uno scavo archeologico, ossidati e scuri come sono, non realizzati di recente…

Le tecniche di combattimento e duellistiche, poi, sono quanto mai fantasiose, non solo per l’epoca rappresentata ma in generale.

Parlando di armi, non ha potuto non stupirmi (forse per ignoranza mia?) la rappresentazione sanguinaria, incontrollata e distruttrice di Marte.
Quello rappresentato e raccontato, più che Marte, mi ricorda molto di più il sanguinario e affatto positivo Ares greco. Di quest’ultimo alcuni aspetti certamente confluiscono nel Marte romano, ma le due figure non sono così agilmente sovrapponibili.

E parlando di cose dall’aspetto sacrale (?), qualcuno spero che prima o poi mi spiegherà la maschera di bronzo (o meglio, il visore di Ciclope degli X-Men) indossata da Numitore.

Più che questo poi (e sorvoliamo sui Ruminalia e le loro capigliature da concerto post-punk [cit. Bibula]), mi hanno lasciato davvero l’amaro altre scelte a livello narrativo, e i tanti, troppi punti e domande in sospeso.

Come ogni buona saga di romanzi storici, reputo che ogni stagione (corrispondente a un libro) dovrebbe sì lasciare la porta aperta all’atteso seguito, ma senza lasciare fili in sospeso tra una stagione e l’altra.
Questo in parte certo aumenta la curiosità e la possibilità che lo spettatore veda la seconda stagione, ma dal mio punto di vista è frustrante.

Per esempio:
-che cosa sono le ossa giganti nel bosco (e perché caspita ci sono)?
-perché Wiros ha quel simbolo sul collo, che sembra così importante ma viene presto accantonato? E chi glielo ha fatto (ha pure confessato a Yemos di sapere benissimo l’autore)?
-perché Wiros partecipa ai Lupercalia, pur essendo uno schiavo?
-chi è il vasaio greco, e perché sembra così importante?

Ma soprattutto:
-che fine ha fatto Mau? Ridateci Mau!

Mau, eroe e protagonista indiscusso

In ultimo, più seriamente, torno su Amulio.
Era un personaggio relativamente ben costruito, con un bell’arco narrativo, e sarebbe stato anche ben concluso…se non fosse che in realtà non muore (purtroppo in modo molto prevedibile), rendendo inutile non solo il suo arco narrativo, ma anche quello già scricchiolante di Ilia.

È vero che Amulio, nel mito, non muore subito dopo essere stato spodestato dal trono usurpato di Albalonga. Ma abbiamo ben visto durante la serie come il mito fosse già stato ampiamente destrutturato e rimaneggiato. Non sarebbe stato un problema eliminarlo, per concentrare il conflitto della prossima stagione tra Yemos e Wiros.

Bilancio finale: c’eravamo quasi

Da quel che ho visto, e nonostante i numerosi errori, strafalcioni e scivoloni, non mi sento di cassare Romulus (non lo feci per “Barbari” di Netflix, in parte secondo me migliore ma altrettanto piena di errori marchiani e inesattezze) per cui non lo farò nemmeno di questa serie).

Se non altro perché, al netto delle tante occasioni sprecate per fare un lavoro storico valido e accattivante, al contrario de Il Primo Re ci sono elementi positivi che mi hanno colpito.

Anche se in parte, sono proprio questi elementi positivi in mezzo al resto ad alimentare la mia amarezza.

Se definii Il Primo Re un’enorme occasione sprecata, per Romulus direi “c’eravamo quasi”.

La mia speranza, vista la proliferazione di elementi storici e narrativi positivi nella serie rispetto al film, è che questi elementi vengano ripresi e valorizzati in futuro non solo da Rovere, ma anche da altre produzioni che vogliano approcciarsi al genere storico.

Vana speranza, probabilmente. Ma sono in inguaribile ottimista.


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