Salito al potere nel 457, deponendo e probabilmente facendo poco dopo assassinare l’imperatore Avito, Maggioriano nel 461 regna da ormai quattro anni.
Almeno nei primi tempi, Maggioriano è appoggiato da colui che lo ha aiutato a prendersi il trono, e con il quale condivide il potere: il magister militum et patricius Ricimero, di origine sueba.
Le origini di Ricimero e Maggioriano
I due uomini erano stati commilitoni e comandanti colleghi per diversi anni – fanno parte di quella schiatta di ufficiali romani che hanno fatto carriera sotto Flavio Ezio.
In parte anche anche interessi comuni, che li hanno fatti avvicinare nell’intento di deporre Avito.
Nelle parole di Peter Heather: “[Su Ricimero] non vi sono indizi che le sue ascendenze barbare lo inducessero in qualche modo a favorire quelle potenze contro le autorità centrali di Roma, tutt’altro. Egli era il vero erede di Stilicone: un barbaro con amicizie altolocate, orgoglioso della sua carriera ‘romana’ e animato da un’adamantina lealtà agli ideali dell’impero.”

Di Ricimero ricordiamo anche che era nipote di Wallia, re dei Visigoti, che discendeva da una casata principesca sveva e che sua sorella era andata in sposa a un membro della casa reale burgunda.
Quanto a Maggioriano, “aveva prestato servizio sotto Ezio, ma diversamente da Ricimero veniva da una solida famiglia militare romana“.
La collaborazione che ha portato entrambi al potere, tuttavia, non è evidentemente destinata a durare.
Ricimero e l’allontanamento da Maggioriano
Maggioriano nel 458, poco dopo aver ricevuto la conferma della sua posizione, nomina console per quell’anno Ricimero.
Tuttavia, osservando l’azione di governo di Maggioriano, è praticamente impossibile non notare come di Ricimero non ci sia quasi mai traccia.
In quella che è una delle sue imprese militari maggiori, la riconquista della Gallia (che si era dichiarata a suo sfavore), Maggioriano invia suoi generali e poi si mette egli stesso al comando delle truppe.
Lo stesso dicasi per i preparativi dell’invasione dell’Africa vandala (letteralmente andati in fumo, con l’incendio della flotta) e per la campagna in Spagna, contro i Visigoti.

In tutto questo, Ricimero viene sempre lasciato in Italia.
Oltre a questo, non si può non notare che Ricimero non viene mai inviato da nessun’altra parte, non condivide gli onori di Maggioriano, e quest’ultimo non sembra fare affidamento su di lui in nessuna parte della sua politica.
Non sappiamo cosa spinga davvero il magister militum et patricius a mettersi contro Maggioriano – e vista la carriera di quest’ultimo prima della porpora, alla quale ha anche assistito, c’è da dubitare che Ricimero avesse davvero intenzione di fare di Maggioriano un suo imperatore fantoccio.
Forse, però, non si aspettava di essere lasciato così fuori da ogni aspetto del potere.
Così, Ricimero in un modo o nell’altro raduna intorno a sé, e forse è influenzato da, l’opposizione che regna intorno alla figura di Maggioriano, entrato evidentemente in contrasto, per le sue politiche, con membri dell’aristocrazia romana e i loro interessi.
Il cronachista Idazio si limita a riportare che Ricimero è “spinto dall’invidia e sostenuto dal consiglio di persone gelose”.
7 agosto 461. L’assassinio di Maggioriano
Maggioriano, lasciatosi l’esercito ad Arelate (oggi Arles), sua principale base delle operazioni al di fuori della penisola, rientra in Italia con una limitata scorta.
Tra Tortona e Piacenza, trova ad accoglierlo Ricimero con un suo contingente, che ha facilmente ragione degli uomini di Maggioriano e pone agli arresti lo stesso imperatore.
Il 2 agosto, Maggioriano viene deposto, e il 7 agosto viene infine ucciso presso il fiume Ira o Ilyra. Ricimero impedirà la degna sepoltura del corpo di Maggioriano, indicando un evidente astio, le cui vere cause possiamo solo congetturare, contro l’ex collega.

Ricimero evidentemente fa poi circolare false voci sulle circostanze della morte di Maggioriano, poiché in autori più tardi troviamo che l’imperatore si sarebbe alleato con i Vandali contro Ricimero stesso, oppure che Maggioriano sarebbe morto di dissenteria.
Ricimero, personaggio estremamente complesso, del quale torneremo a parlare, manterrà il suo potere e gestirà le sorti dell’Occidente, soprattutto l’Italia, fino alla sua morte, nel 472.
Nel frattempo avrà il tempo di far assurgere alla porpora l’oscuro Libio Severo, questo sì un imperatore fantoccio, e di eliminare anche l’ultimo, energico imperatore in Occidente: Procopio Antemio.
Per approfondire il conflitto tra Ricimero e Procopio Antemio, leggi questi articoli:
La battaglia di Capo Bon (468). La disfatta contro i Vandali.
AD 472: il sacco di Roma
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Bibliografia essenziale
Comes Marcellino, Chronicon
Chronica gallica anno 511
Giovanni di Antiochia, Historia chronike
Idazio, Chronicon
Fasti vindobonenses priores
P. Heather 2005, La caduta dell’impero romano. Una nuova storia.
