Anche se abbiamo spesso l’impressione di sapere perfettamente come funzionasse la macchina bellica romana del Principato, in realtà esistono ancora numerose zone d’ombra.
Vi sono infatti numerosi argomenti che, seppur dibattuti a lungo dagli storici (volte già a partire dalle fine dell’800!), nonostante il progredire degli sudi e la scoperta di nuove fonti, non trovano adeguate risposte ancora oggi.
Questo è il caso degli evocati , una categoria di soldati piuttosto particolare che troviamo menzionata nelle fonti tra la tarda repubblica e i primi due secoli del Principato.

Chi erano gli evocati?
Non è facilissimo chiarire il ruolo effettivo di questi soldati, non solo perché a volte nelle fonti troviamo indicazioni contraddittorie, ma anche perché il ruolo degli evocati sembra in parte cambiare nel tempo.
Al di là di ogni dubbio o interpretazione successiva degli storici, l’unico dato certo sembra essere che gli evocati siano soldati che oggi definiremmo una sorta di “riservisti veterani“, seppure anche questa sia, in realtà, una grossolana approssimazione.
Si tratta infatti spesso di militari già congedati che vengono richiamati in servizio per situazioni di emergenza, oppure di soldati che, conclusi i loro anni nell’esercito, decidono di restare all’interno della macchina militare romana.
Gli evocati sembrano comparire per la prima volta, almeno menzionati con questo nome (che, come intuibile, significa proprio “chiamati” o “richiamati”), nel periodo delle guerre civili che sconvolgono la fine della repubblica.

Gli evocati tra I sec. a.C. e I sec. d.C.
Per esempio, Cesare nel De Bello civili menziona come, prima della battaglia di Farsalo, Pompeo abbia rinforzato i suoi ranghi grazie a duemila evocati, richiamati “dagli uomini che avevano servito con privilegi nei suoi eserciti precedenti”.
Nella maggior parte dei casi anche del periodo del Principato, gli evocati sono in effetti veri e propri veterani, richiamati in servizio.
Troviamo evocati da ogni “branca” dell’esercito romano: coorti urbane, pretoriani, legionari, ausiliari.
A volte, questi evocati potevano ricevere una paga più cospicua rispetto al normale.
È il caso di Antioco, un ausiliario di origine partica in servizio in Germania sotto Augusto (anche se, curiosamente, per soli dieci anni) in una ala Parthorum et Araborum
Nella sua stele funeraria, datata al periodo di Tiberio, lo troviamo indicato come un evocatus triplicarius, ovvero che prende il triplo della paga rispetto al normale.

L’evoluzione degli evocati tra II e III sec. d.C.
Gli evocati continuano a esistere come categoria ancora nel II e III sec. d.C., come testimonia Cassio Dione.
Tuttavia, il loro ruolo è drasticamente cambiato, come ci testimonia Cassio Dione stesso.
Secondo lo storico, alla fine del I sec. a.C. Ottaviano “impiegò per la prima volta degli evocati quando richiamò le truppe che avevano servito sotto suo padre [si intende Cesare] per combattere contro Marco Antonio, e li mantenne in servizio da lì in avanti.”
Tuttavia, Cassio Dione ci dice che, ai suoi tempi, due secoli dopo, “ora costituiscono un corpo speciale, e portano bastoni, come i centurioni.”
Durante il periodo del Principato, grazie all’analisi delle fonti, siamo abbastanza sicuri che il ruolo degli evocati cambi parzialmente.

Si tratta infatti sempre di soldati richiamati dopo il congedo, ma non necessariamente per situazioni di emergenza, quanto per le loro capacità e per la fiducia risposta in loro. Sono a volte richiamati dall’imperatore stesso: questo non deve stupire, considerando che, per il periodo imperiale, gran parte degli evocati sono ex-membri della guardia pretoriana.
Anche se non sembra esistere una distinzione vera e propria, questi evocati richiamati dall’imperatore potrebbero essere coloro i quali sono definiti evocati Augusti.
Cosa facevano di preciso gli evocati?
Anche se alcuni storici hanno tentato di dare una impostazione “rigida” al ruolo ricoperto dagli evocati in seno alle legioni o allo Stato maggiore imperiale, la realtà delle fonti ci mostra una grande varietà.
Ci sono infatti evocati che sono diventati centurioni, altri che sono stati assegnati a incarichi tra quelli previsti per i cosiddetti immunes, e così via.

In questo senso, un esempio molto chiaro ci è fornito dall’iscrizione funeraria di Gaio Vedennio Moderato, un pretoriano che ha preso parte alla guerra civile del 69 d.C.
Dalla sua stele sappiamo che a un certo punto della sua carriera è stato trasferito nella IX Coorte pretoria, nella quale ha militato otto anni, fino al congedo.
Dopo il congedo, viene tuttavia richiamato in servizio dall’imperatore, e in qualità di evocatus Augusti continua a servire il sovrano come magister fabrum (uno specialista e addetto a macchine da guerra, come si evince dalla sua stele) per ben ventritré anni.
Gran parte degli evocati del periodo imperiale dovevano essere uomini di fiducia dell’imperatore.
Infatti, dei circa 280 evocati oggi noti da epigrafi, ben 160 hanno prestato il loro servizio “supplementare” proprio a Roma.
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Bibliografia essenziale
Cassio Dione, Storia romana
Cesare, De bello civili
D.B. Campbell 2019, The Evocati. A special corps of trusted men, in “Ancient Warfare” XII, 4, pp. 42-45
