Tra le molte stele funerarie di militari romani del Principato, può capitare in diverse occasioni di trovare alcuni legionari che, nel loro epitaffio, si dichiarano come immunes.
Chi sono questi uomini? E cosa significa essere un immunis?
Per capirlo con precisione, bisogna incrociare diverse fonti – poiché nelle stele funerarie, raramente questi immunes dichiarano la loro esatta funzione e mansione.

Cosa significa immunis?
In primo luogo, il significato di immunis in seno all’esercito romano, benché abbia diverse connotazioni (anche negative), è ben traducibile con i termini “esentato”, “dispensato”.
Gli immunes sono infatti personale specializzato in seno alle legioni del Principato (e forse anche della tarda antichità) che è, per l’appunto, dispensato dagli incarichi più gravosi e rischiosi.
Vegezio, pur non nominando direttamente gli immunes, menziona dei principali milites.
Sempre in Vegezio, i principales milites (che corrispondono, almeno in parte, evidentemente agli immunes) sono contrapposti invece ai munifices (sing. munifex), ovvero i soldati regolari che sono legati a mansioni di routine, anche particolarmente fastidiose o pesanti (i munera).
Che mansioni svolgevano gli immunes dell’esercito romano?
Fortunatamente, oltre a Vegezio, ci fornisce un elenco dettagliato Publio Tarutieno Paterno, segretario e diplomatico di Marco Aurelio dal 171 al 178 e suo prefetto del pretorio e comandante dell’esercito dal 178 al 182.
Paterno è autore di un perduto manuale militare, del quale sono stati conservati dei passaggi, tra cui l’elenco degli immunes, nel Digesto dell’imperatore Giustiniano (L, 6, 7).
L’elenco è davvero molto lungo, per cui ci limiteremo a dire, in breve, che gli immunes menzionati da Paterno si possono distinguere in due categorie principali: gli “impiegati” della legione, e alcuni specialisti non preposti a mansioni militari propriamente dette.
Nella prima categoria rientrano per esempio tutti quei soldati che sono addetti a compiti che definiremmo di cancelleria, come i librarii e gli aiutanti del cornicularius (il vertice dell'”ufficio amministrativo” delle unità militari).
Da alcune stele, si suppone siano inclusi in questa categoria anche figure dette cerarii, addetti alle tavolette cerate.

Nella seconda categoria di immunes, ben più lunga, rientrano invece una serie folta di ruoli specialistici che, al pari dei ruoli “di ufficio”, sono indispensabili al buon funzionamento della macchina militare – e che spesso noi stessi dimentichiamo, vedendo solo i soldati ordinari.
A questa grande categoria di immunes appartengono per esempio figure come gli addetti alle armi in genere (custodes armourm, ballistrarii, sagittarii, qui intesi come fabbricanti di frecce, arcuarii, etc.), personale medico vario (optiones valetudinarii, veterinarii), nonché manodopera specializzata in varie arti costruttive (fabri, carpentari, ferrarii, lapidarii).
Quelli menzionati sono solo alcuni degli immunes menzionati da Paterno – che ho deciso di non tradurre poiché, almeno per noi italiani, sono termini abbastanza “trasparenti”, salvo alcuni casi.
I privilegi degli immunes
Reso chiaro a quali categorie di specialisti e “impiegati” appartengano gli immunes, quali erano invece le mansioni dalle quali erano, come dice il nome, esentati?
Qui dobbiamo affidarci ad alcune fonti documentarie, in particolare lettere e documenti amministrativi.
Per esempio, il soldato Giulio Apollinare, probabilmente di stanza a Bostra (Arabia), in due lettere indirizzate al padre e alla madre del 107 d.C. si compiace del fatto di essere spesso in giro “a far niente”, al contrario dei suoi commilitoni che si spaccano la schiena nel tagliare pietre per la costruzione della nuova fortezza legionaria.
Questo è possibile perché il suo rango di immunis è legato alla sua mansione di librarius legionis, alle dipendenze del cornicularius – ruolo acquisito probabilmente grazie alla sua elevata abilità di lettura e scrittura.
Abbiamo altre mansioni dalle quali gli immunes sono esentati da un famoso documento papiraceo dell’87 d.C., che illustra le mansioni di una centuria non a pieno organico (ca. quaranta uomini) durante i primi dieci giorni di ottobre.

Ben nove di questi quasi quaranta uomini sono definiti opera vacantes, ovvero “liberi da incarichi”, e le loro mansioni rientrano in gran parte in quelle elencate da Paterno (es. troviamo un custos armorum e un librarius et cerarius).
Quanto agli altri, questi sono incaricati di mansioni quali la guardia ai principia (gli edifici amministrativi e di comando del castrum) e agli ingressi del campo, alla pulizia delle latrine (ad stercus), nonché ai compiti di pattuglia e, forse, di un qualche servizio alle terme del campo legionario (che sia di mantenimento dell’ordine o di alimentare il fuoco delle fornaci, non è chiaro).
Alcuni, infine, sono indicati ad centuriam (traducibile come “alla caserma”, seppur senza nessuna specifica), mentre cinque, non tra gli immunes, non hanno alcun incarico assegnato nei dieci giorni del documento.
Se gli immunes sono quindi esentati da incarichi di fatica, stupirà trovare nell’elenco di Paterno la figura degli artificies qui fossam faciunt, ovvero coloro addetti alla creazione del fossato – un incarico tutt’altro che leggero, e che dalle fonti sappiamo essere svolto comunemente dai legionari.

L’ipotesi più probabile è che si tratti tuttavia di figure specializzate, simili ai mensores e agli architecti (entrambi menzionati nell’elenco di Paterno), che forse arrivano sul luogo di costruzione del campo prima dell’esercito e sono incaricati di tracciare e delineare proprio i fossati del castrum – lavoro che poi, all’atto pratico, sarà lasciato alle braccia dei munifices.
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Bibliografia
Vegetius, Epitoma Rei Militaris II, 7–20.
Digesta Iustiniani, 50.6.7 (Taruttienus Paternus).
M.N. Faszcza, K. Kłodziński, “The ‘Immunes’ in the Roman Army according to the Roman Jurist Publius Taruttienus Paternus”, in Zeszyty Prawnicze 12/4 (2012), pp. 57–79.
Y. Le Bohec 2000, The Imperial Roman Army
G. Webster 1998, The Roman Imperial Army of the First and Second Centuries A.D.
