Augusto era davvero disinteressato alla Germania?

Ultimamente mi è di nuovo capitato di leggere che, per Augusto, la Germania non fosse altro che una foresta senza risorse, e che il princeps dovette inviare le legioni a controllare l’area “suo malgrado”.

Naturalmente, niente di più sbagliato.

La Germania era scientemente uno dei grandi obiettivi di conquista della politica augustea (al contrario della visione di Cesare, che vedeva il confine naturale del potere romano nel Reno).

Questo è palese da tutte le azioni di Augusto in preparazione alla campagna di conquista dei territori dal Reno all’Elba, così come è evidente dagli sforzi titanici compiuti per tentare di trasformare quel territorio in una provincia di Roma.

Nella visione di Augusto e Agrippa, da una parte la conquista della Germania doveva garantire sicurezza alla Gallia (ricordiamolo, conquistata in tempo piuttosto recenti), continuamente minacciata da incursioni di Germani. Dall’altra, la Germania da sottomettere e conquistare avrebbe rappresentato la necessaria “arena” nella quale la neonata dinastia imperiale, nelle figure dei figliastri Druso e Tiberio, avrebbe acquisito gloria imperitura.

Per la preparazione a questa impresa, vennero addirittura modificati i fasti trionfali, facendo comparire degli anacronistici “Germani” alla battaglia di Clastidium, antica vittoria di Marco Claudio Marcello (lontano antenato dei due fratelli).

Altro sforzo titanico che indica il profondo interesse di Augusto per la Germania è la conquista delle Alpi, che si concluderà con la rapida campagna del 15 a.C., comandata proprio da Druso e Tiberio. La conquista dell’arco alpino significava creare un’imponente rete viaria e di infrastrutture non solo verso le Gallie, ma soprattutto verso l’area danubiana e renana.
Si trattava di creare strade per le legioni.

E dopo la conquista, Augusto si dimostrò disinteressato e riluttante alla costruzione della nuova provincia?

Certamente no.

Per sedici anni (7 a.C. – 9 d.C.) i Romani fecero imponenti investimenti per trasformare la Germania in una provincia a tutti gli effetti. Una provincia che doveva essere devota e fedele a Roma e alla famiglia imperiale.

Non è un caso se la maggior parte dei nuovi centri religiosi (come quello di Oppidum Ubiorum, l’attuale Colonia) fossero dedicati tutti alla dea Roma e ad Augusto. La presenza romana e il suo apporto tecnologico diede l’avvio alla costruzione di nuovi insediamenti, nati dai castra permanenti delle legioni (come Aliso, o nella località di Xanten), che si sarebbero trasformati in nuove città. Strade vennero edificate anche dove sembrava impossibile – si pensi solo ai Pontes Longi, una rete stradale di 42 km interamente edificata in mezzo a delle paludi.

Anche l’economia del territorio, quasi solo di sussistenza prima dell’arrivo dei Romani, subì un forte sviluppo, sia per la nascita di nuove possibilità commerciali nelle nuove città, sia nello sfruttamento, prima impossibile, delle risorse locali (soprattutto pietre e metalli).

E in particolare queste ultime non potevano non interessare ad Augusto.
Gran parte delle miniere germaniche erano infatti appartenenti proprio alla casa imperiale, come si evince dall’indicazione onomastica su numerosi lingotti di piombo del periodo.

Insomma, lungi dall’essere solo la terra dal clima pessimo e terribile descritta da Tacito, la Germania era un territorio al quale Augusto era tutt’altro che disinteressato. Era il seme di una nuova provincia, dei cui sviluppi ora possiamo solo immaginare.

P.s. e no, non fu Augusto a volerla abbandonare. La decisione dell’abbandono della Germania ricade quasi totalmente sulle spalle di Tiberio. Ma ne parleremo un’altra volta.

Letture consigliate

U. Roberto 2018, Il nemico indomabile


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