L’Impero Romano d’Oriente e la seta (V-XII secolo)

La seta era un bene di lusso già conosciuto da Greci e Romani. La seta, infatti, era un materiale già da molto tempo commerciato e richiesto dai Romani, tanto da spingere alcuni imperatori a legiferare a riguardo.

Nel Codice Teodosiano, per esempio, l’imperatore non solo proibiva di indossare stoffe di color violaceo, o abiti in sete ricamati in oro, ma anche qualunque imitazione di queste ultime, che sarebbero anche potute esser confiscate dalle abitazioni private.

Tuttavia, non sappiamo molto riguardo al periodo precedente il V secolo. Con molto probabilità, la seta giungeva in occidente dalla Cina e dalla Persia, già sotto forma di abiti finiti.

A causa dell’ascesa della dinastia sassanide in Persia e le successive vicende belliche nel III sec., gli imperatori romani si trovarono costretti a cercare rotte alternative per rispondere alla sempre più crescente richiesta, ottenendo tuttavia scarsi risultati.

Giustiniano fu un grande promotore del commercio della seta, e legiferanò anch’egli come il predecessore Teodosio II riguardo al suo utilizzo.
Egli tentò disperatamente di istituire una rotta commerciale verso la Cina, passando per le steppe russe e la Crimea, ma senza alcun successo, dato che i commercianti persiani controllavano gran parte del mercato, mentre i mercanti romani non avevano l’autorizzazione di commerciare oltre la frontiera orientale dell’Impero.

Leggi anche I Romani e il commercio della seta

La grande svolta avvenne però nel 552.
Secondo la storia raccontata da Procopio di Cesarea, due monaci, della cui identità sfortunatamente non siamo a conoscenza, informarono Giustiniano dello loro scoperte in Oriente su come i bachi da seta venissero allevati e sui processi di produzione della seta.

I due ecclesiastici avevano potuto infatti osservare tutto ciò personalmente, dato che si erano recati dapprima in India, e poi in Cina, per diffondere la fede cristiana.

L’imperatore, allora, promise delle laute ricompense ai due uomini, se fossero ritornati nel territorio imperiale con dei bachi da seta.

I due monaci si rimisero così in viaggio, e riuscirono a nascondere uova o forse larve di bachi da seta all’interno di bastoni di bambù.

Questa storia, anche se sembra avere dei tratti leggendari, potrebbe avere delle radici nella realtà: proprio alla metà del VI secolo, la coltivazione di gelsi (pianta di cui si nutrono i bachi da seta) era diventata sempre più intensiva, specie in Siria ed Asia Minore.

Durante il regno di Giustiniano, la vendita di seta grezza ai barbari era concessa solo da alcuni ufficiali imperiali, detti kommerkiarios al singolare.
Questi aveva autorità solo in materia di commercio e produzione della seta. Son stati anche rinvenuti dei sigilli con l’effige imperiale, che attestano il loro ruolo, in città come Antiochia.

Il kommerkiarios poteva inoltre comprare la seta dai produttori, tenerla nei loro magazzini, e rivenderla ai lavoratori dopo un accurato controllo della qualità.

Nonostante l’introduzione clandestina degli insetti, ci volle lo stesso del tempo prima che la produzione costantinopolitana riuscisse a soddisfare tutte le richieste del mercato.

Tuttavia, già nel VII secolo, la produzione crebbe e divenne uno dei capisaldi dell’economia imperiale.

A Costantinopoli era attestata anche una corporazione, ai tempi del regno di Eraclio, detta blattion. A capo di questa, vi era un archon, il quale possedeva un sigillo molto simile ai quello dei kommerkiarios.

Intorno al 730 sia il blattion che la figura del kommerkiarios vengono rimpiazzate dai kommerkia delle province.

A seguito della conquista araba, la produzione venne spostata verso il nord-ovest. In particolare, Tebe e Corinto divennero due grandi centri della produzione della seta, come attestato dalla massiccia coltivazione di gelso nel Peloponneso durante il IX secolo, all’epoca di Basilio I.

La produzione, il commercio, e la tintura della seta non restarono per molto sotto lo stretto controllo imperiale. Nella solo capitale, nell’alto medioevo sono attestate ben cinque gilde, note come metaxopratai, per la produzione serica. Queste fornivano anche vestiti all’imperatore, come imposta.

La presenza di commercianti di seta siriaci a Costantinopoli nel X secolo ci fa ben capire come, nonostante gli sforzi, la produzione imperiale non riuscisse a soddisfare tutte le richieste del mercato.

Infine, un duro colpo pose fine all’egemonia imperiale sulla produzione della seta. Nel 1147, i Normanni presero e saccheggiarono Tebe.
Andandosene, portarono con sé come prigionieri molti dei lavoratori che lavoravano la seta, e grazie ai quali furono in grado di installare loro officine a Palermo.

Letture consigliate

Sarper Yılmaz, Silk and Byzantium


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