Mi capita ancora spesso di sentir dire che l’esercito romano, col passare del tempo, si sarebbe imbastardito e sarebbe peggiorato, dalla sua condizione di “perfezione” (sigh) nel Principato, perché non erano più gli italici a comporre le legioni.
Ebbene, questa illusione, che ha la pretesa di voler affermare una superiorità inesistente, non ha nemmeno niente di storico.
L’unico vero requisito per entrare nell’esercito romano
Prima di passare a spiegare più nel dettaglio come mai, facciamo due considerazioni preliminari.
Primo: per entrare nelle legioni bisognava essere ingenui, ovvero nati liberi, e cittadini romani.
Questo, già di per sé, implica già con lo scorrere del I e del II sec. la presenza di elementi non italici nelle legioni sin dall’inizio dell’età imperiale.
In secondo luogo, “esercito romano” significa anche ausiliari (in numero almeno pari a quello dei legionari), che dimentichiamo sempre, come se fossero stati truppe di serie B.
Ausiliari, ovvero tutti quei sudditi senza cittadinanza che danno il sangue per Roma per anni e anni di servizio, proprio come i legionari al fianco dei quali combattono, con la speranza di poter ottenere, al congedo, la tanto agognata cittadinanza, che verrà trasmessa poi alle generazioni future.
Fatta queste premesse, tanto per rimettere le cose in prospettiva…

Fare il soldato: un mestiere poco desiderato
Non a molti è noto che, già dal I sec. d.C., addirittura già dai tempi di Augusto e Tiberio, ai cittadini romani di più antica data (ergo, in modo particolare agli italici in questo periodo) non piaceva affatto l’idea di arruolarsi nelle legioni.
Un po’ perché forse, come ipotizza per esempio Marco Rocco, era difficile sia venire incontro ai parametri fisici richiesti in età tiberiana (particolarmente i soldati delle prime coorti delle legioni), sia soprattutto perché fare il soldato era un mestiere che, diversamente dall’immagine oleografica che ne abbiamo, avrebbe dato ben poche soddisfazioni.
Per sintetizzarla proprio con le parole di Marco Rocco: “ferma molto lunga, premi di congedo insoddisfacenti, paga appena sufficiente, prospettive di carriera molto scarse” (un legionario poteva al massimo aspirare a diventare centurione).
Aggiungiamo una vita generalmente fatta quasi totalmente di attività di routine e con poca azione, e il poco rimanente, quando si andava in guerra, occupato da una violenza incredibile.
Trovare soldati per le legioni diventa insomma sempre più complicato.
Nelle legioni iniziano così a essere ammessi sempre più spesso cittadini romani dalle province, a partire da quelle di più antica e solida romanizzazione.
Sempre più provinciali con la cittadinanza entrano così a far parte delle legioni – personalmente, come reputo sia stato anche sano e normale, in un impero che ormai si estendeva dalla Britannia alla Siria.
Accanto a questo fenomeno, assistiamo anche a un altro processo, per molti di voi probabilmente più stupefacente e inaspettato: moltissimi cittadini romani che decidono di arruolarsi, lo fanno…nelle cohortes e alae ausiliare.

Perché sempre più cittadini romani si arruolano come ausiliari?
Se da una parte un provinciale senza cittadinanza non può entrare in una legione, dall’altra niente impedisce a un cittadino romano di arruolarsi in un corpo di ausiliari.
Gli studi (es. sull’epigrafia) concordano e mostrano in modo molto chiaro che, se all’inizio del I sec. d.C. le truppe ausiliarie sono composte in via quasi esclusiva da truppe provinciali senza cittadinanza (i peregrini), alla fine del II sec. d.C. questo elemento è ormai sparito dai corpi degli auxilia, composti quasi esclusivamente da cittadini romani.
Come mai questa tendenza?
Le cause possono essere molteplici.
Per esempio, questa situazione potrebbe semplicemente mostrare come la diffusione della cittadinanza sia ormai davvero estesa.
Tuttavia, vi sono anche altre motivazioni, decisamente e altrettanto convincenti, e che anzi non entrano in conflitto tra di loro né con la precedente.
Sintetizzando all’estremo, entrare nei corpi ausiliari consente paradossalmente una maggiore e più rapida possibilità di carriera e, se si entra nella cavalleria ausiliaria, maggior prestigio e paghe decisamente più alte – un cavaliere ausiliario guadagna i 7/6 dello stipendio di un legionario, mentre un fante ausiliario solo i 5/6.
Per approfondire la cavalleria romana, leggi anche:
La cavalleria romana. Le origini e l’evoluzione in età repubblicana.
Cavalieri ausiliari (II sec. a.C.-II sec. d.C.): Galli e Numidi
Abbiamo detto sopra che un legionario può aspettarsi di diventare centurione solo dopo moltissimi anni di servizio, almeno quattordici o quindici.
Al contrario, servendo negli ausiliari si può sin da subito venire selezionati per servire, con una posizione di un certo prestigio, tra i singulares di un governatore provinciale (la sua guardia personale, mai composta da legionari) e da lì, dopo appena tre anni, essere trasferiti in una diversa unità con un grado più alto, addirittura già centurione o decurione di cavalleria.
Non stupisce, quindi, che già da tempi non sospetti sempre più cittadini romani, di qualsiasi provenienza, se proprio devono arruolarsi, preferiscano pensare a un servizio tra le forze ausiliarie.

Legioni e ausiliari: armamenti sempre più simili
Forze ausiliare e legioni, col procedere del II sec., diventeranno di fatto sempre più indistinguibili, non solo a livello di composizione ma anche di armamento.
Un esempio rapido, che potete verificare con una rapida ricerca online: date un’occhiata alla Colonna di Marco Aurelio, che illustra le guerre marcomanniche.
La quasi totalità dei legionari sono armati già con scudi ovali e lance.

Questo è parte un processo di semplificazione dettato quasi certamente anche dal sempre maggior numero di soldati dell’esercito romano, ma è un tema che approfondiremo in altre occasioni.
Qui, per ora, basti chiudere invitando a guardare all’esercito romano e al mondo romano non attraverso la lente del pregiudizio, dell’adorazione cieca e dello stereotipo, ma della vera passione e della Storia.
Scoprirete che è una storia ricca di moltissime sfumature e, in fin dei conti, molto più affascinante.
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Bibliografia essenziale
Tacito, Annales
Vegezio, Epitoma rei militaris
G. Forni 1953, Il reclutamento delle legioni da Augusto a Diocleziano
Y. Le Bohec 1992, L’esercito romano. Le armi imperiali da Augusto alla fine del III secolo
M. Rocco 2012, L’esercito romano tardoantico. Persistenze e cesure dai Severi a Teodosio I
