“C’era un uomo di straordinaria statura, con un coraggio proporzionato alla sua stazza.”
Con queste parole lo storico di VI secolo Zosimo ci presenta Charietto (a volte italianizzato in Cariettone), un oggi semisconosciuto personaggio che ha combattuto per imperatori come Giuliano e Valentiniano.
Ma chi è Charietto?

Le origini. Cacciatore di teste oltre il Reno.
Sappiamo ben poco dell’origine del personaggio. Zosimo ci dice solamente che era “per nazione, un barbaro“, senza specificare altro, che aveva familiarità con la razzia e che a un certo punto della sua vita si trasferisce in territorio romano. Forse, questo possiamo immaginarlo noi, per avere una vita più agiata e tranquilla rispetto a quella che si doveva vivere in Germania, al di là del Reno.
Una vita che i Germani da oltre il fiume, però, rischiano di non fargli ottenere.
In un periodo imprecisato prima che Giuliano sia elevato a cesare da Costanzo II, Charietto, che si è insediato nella grande città di Treviri (oggi Trier), assiste all’attraversamento del Reno da parte dei Germani (Alamanni e Quadi in particolare) in diverse occasioni e ai numerosi raid ai danni delle città e dei territori romani, senza che nessuno apparentemente opponga resistenza.
Non sapremo mai cosa scateni in Charietto la decisione. Sappiamo solo che a un certo punto ne ha abbastanza, e in segreto decide di sobbarcarsi la responsabilità della difesa del territorio romano.
Si tratta tuttavia di qualcosa che va contro la legge, essendo un privato.
Per non essere scoperto dalle autorità, Charietto all’inizio, secondo Zosimo, agisce da solo…come un vero cacciatore di teste.
Si apposta di notte nel folto della foresta (probabilmente forte della sua precedente esperienza), attendendo che la banda di Alamanni di turno, evidentemente dopo un saccheggio ben riuscito, ceda al sonno e all’ubriachezza.
Dopodiché, ne uccide in gran numero e taglia loro le teste, esponendo poi i macabri trofei agli abitanti della città saccheggiata.
Gli Alamanni e i Quadi non riescono mai a capire esattamente chi e che cosa si abbatta su di loro notte dopo notte, e il loro morale così come i loro guerrieri diminuiscono giorno dopo giorno.
Charietto riesce col tempo a radunare attorno a sé una numerosa banda, che continua ad agire in totale clandestinità…questo, almeno, fino al 355, anno dell’arrivo di Giuliano in Gallia come cesare.

Guerrigliero al servizio di Giuliano l’Apostata
Giuliano ha molte difficoltà nel contenere le incursioni da oltre il Reno con i mezzi regolari del suo esercito: i guerrieri delle varie popolazioni germaniche si muovono in piccole bande, nascondendosi nei boschi, per poi agire in modo rapido e sparire prima dell’arrivo delle truppe imperiali.
E così, secondo Zosimo, “Cesare decise di opporsi a questi ladri non con un esercito di soldati, ma con uomini di simile genere.”
Qui entrano in gioco Charietto e la sua banda, che si presentano a Giuliano e gli spiegano la loro situazione, all’epoca ignota quasi a chiunque.
Giuliano manda così Charietto e i suoi, accompagnati da diversi soldati di Giuliano di origine franca (difficile capire dalla fonte se i Salii citati siano già gli stessi soldati della Notitia Dignitatum) a contrastare i Quadi.
Charietto e i suoi svolgono così bene il loro incarico di razziatori, predoni e cacciatori di uomini (che dura evidentemente diverse settimane), che riescono a catturare il figlio del re dei Quadi e costringono anche quest’ultimo a domandare pietà e la resa a Giuliano, trovandosi con i guerrieri ormai decimati.
Dopo questa campagna di vera e propria guerriglia, di Charietto non sappiamo più nulla da Zosimo.
Un certo Charietto, tuttavia, compare in una fonte quasi contemporanea agli eventi, ovvero Ammiano Marcellino.

Da guerrigliero a comes
Il Charietto di Ammiano Marcellino, che compare menzionato per il 367 non è più tuttavia il guerrigliero e cacciatore di teste raccontato da Zosimo, ma il “comes di entrambe le Germanie”.
Non è possibile stabilire con certezza assoluta che si tratti della stessa persona, ma sembra molto probabile che, dopo il servizio reso a Giuliano, sia stato ricompensato e inserito nei quadri militari, presumibilmente ricevendo anche la cittadinanza e facendo evidentemente carriera.
Ammiano Marcellino ci racconta gli ultimi giorni di Charietto.
Gli Alamanni, ripresisi solo dopo anni dalle batoste inferte loro da Giuliano, agli inizi di gennaio del 367 attraversano il Reno e iniziano a saccheggiare il territorio imperiale.
Contro di loro si muove così Charietto, al comando di “reparti desiderosissimi di combattere” – ne conosciamo solo due, gli Heruli e i Batavi, che quasi tradizionalmente combattono spesso fianco a fianco, e non sappiamo se ne abbia a disposizione altri.
Charietto, per schierare una forza più numerosa e compatta, si fa accompagnare dal collega comes Severiano, “ormai infermo e vecchio” (ma nonostante questo ancora in grado di guidare i suoi a cavallo), con i suoi numeri di Divitenses e Tungricani, di stanza a Cabillonum (l’odierna Chalon-sur-Saône, in Borgogna-Franca Contea).
Proprio nei pressi di Cabillonum, Charietto attacca gli Alamanni.

La battaglia di Cabillonum e la morte
Prima tenta di investirli con frecce e “altri dardi leggeri” (forse plumbate e giavellotti di qualche tipo, trattandosi di auxilia), che però gli Alamanni rispediscono al mittente con “lanci vigorosi”.
Dopodiché i soldati sguainano le spade e si lanciano all’attacco, ma un contrattacco alamanno, o forse una qualche manovra a sorpresa (Ammiano dice solo “un violento attacco nemico“) rompe lo schieramento romano, che “non ebbe la possibilità di resistere né di agire con coraggio”.
Severiano viene trafitto da un dardo e sbalzato da cavallo: una vista che mette in fuga diversi dei suoi uomini.
Charietto, invece, non scappa.
Con la sua enorme statura, cerca di opporsi fisicamente allo sbandamento dei suoi soldati, rimproverandoli e tentando di riportarli in linea: “e tentava di cancellare quell’ignominia, fiducioso in una lunga resistenza”.
Tuttavia, infine un dardo coglie anche lui, uccidendolo.
Sarà di lì a poco vendicato dal magister equitum Giovino, che sconfiggerà a più riprese gli Alamanni.
Termina così l’avventurosa vicenda di Charietto, uno dei numerosi “barbari” spesso dimenticati che hanno dedicato la loro vita, fino all’ultimo respiro, a Roma.
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Fonti
Ammiano Marcellino, Res Gestae
Zosimo, Storia Nuova
