Abbiamo parlato a più riprese delle guardie imperiali romane che si succedettero nel corso dei secoli.
Dai pretoriani alle scholae palatinae, dagli excubitores ai tagmata, molti di questi corpi d’élite sono ormai molto noti, o cominciano a venire maggiormente conosciuti.
[Leggi anche I Pretoriani – nascita, ascesa e caduta di una guardia imperiale.]
[Leggi anche Le guardie imperiali della tarda antichità. Protectores, scholae, candidati, excubitores]
[Leggi anche I tagmata. La riforma militare di Costantino V]
Tuttavia lo stesso non si può certo dire dei reggimenti di guardie imperiali degli ultimi secoli di impero, dalla IV Crociata fino alla caduta di Costantinopoli – e del resto, è in generale l’esercito romano di questo periodo a essere ancora poco conosciuto ai più.

Lo Pseudo-Codino, un autore della metà del XV secolo, elenca cinque reggimenti con compiti di guardie imperiali, attivi tra il tardo ‘300 e il ‘400 – tolto probabilmente uno, che vedremo nel corso dell’articolo.
I Variaghi sono certamente il corpo più famoso e noto, e di loro abbiamo parlato anche in altre occasioni.
Nell’ultimo periodo dell’impero, i “Variaghi” sono nella quasi totalità Inglesi – e il tagma dei Variaghi era già composto principalmente prima di Anglosassoni, poi Inglesi, già dalla seconda metà dell’XI sec., andando a soppiantare quasi del tutto l’originario elemento rus’ e scandinavo.
[Leggi anche Uomini del Nord. Etnia e provenienza dei Variaghi]
Questo lo sappiamo sia dall’attestazione dell’uso della loro “lingua natìa”, che da Codino ci è detto in modo esplicito essere l’inglese, sia per vari nomi a loro associati: 𝘌𝘯𝘨𝘭𝘪𝘯𝘰𝘷𝘢𝘳𝘢𝘯𝘨𝘰𝘪, 𝘐𝘯𝘨𝘭𝘪𝘯𝘰𝘪, nonché addirittura, in modo molto letterato, 𝘒𝘦𝘭𝘵𝘰𝘪 – un termine generico per definire chi veniva dall’estremo nord-ovest dell’Europa, e che infatti in alcuni casi era stato usato anche per i Normanni.
Questi Variaghi sono attestati inoltre con diversi nomi che rimandano alla loro arma d’elezione, ovvero l’ascia a due mani, usualmente portata poggiata sulla spalla destra: i “portatori d’ascia imperiali” (𝘱𝘦𝘭𝘦𝘬𝘺𝘱𝘩𝘰𝘳𝘰𝘪) e il “reggimento imperiale dei portatori d’ascia”.
Al contrario dei secoli precedenti, la guardia variaga dell’ultimo periodo non è più utilizzata anche in campagna militare, ma esclusivamente con compiti di guardia imperiale veri e propri e di scorta.
Se l’ultima attestazione sicura è riferita al 1395, abbiamo alcune testimonianze indirette dell’esistenza di questi “variaghi inglesi” ancora nel pieno XV secolo.
Gli altri quattro reggimenti di guardie imperiali sono senz’altro meno noti – e del resto, abbiamo su di loro meno documentazione rispetto alla guardia variaga.

Un reparto che probabilmente non raggiunge il XIV secolo, forse sciolto con le riforme di Andronico II Paleologo (con le quali ci fu un drastico taglio alle spese militari), è quello degli Tzakones.
Gli Tzakones sono provenienti dalla Laconia – già secondo alcuni autori del XIII e XIV secolo il loro nome sarebbe una deformazione e volgarizzazione di 𝘓𝘢𝘬𝘰𝘯𝘦𝘴, termine che avrebbe designato appunto la loro provenienza dalla regione.
Oltre a essere principalmente impiegati tra le truppe di marina, gli Tzakones hanno anche, per un certo periodo, il ruolo di guardia di palazzo. Dopo il XIII sec., tuttavia, la loro presenza nelle fonti si fa sempre più rarefatta e poi cessa del tutto.
Un altro reggimento, che non compare prima del 1250 e sembra non sopravvivere molto dopo la fine del XIII secolo (la loro ultima menzione è del 1315), sono i Paramonai.
Il nome deriva dal verbo greco 𝘱𝘢𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘰, che il significato di “stare accanto, stare vicino a qualcosa”.
Di questo reggimento sappiamo che è composto da Romani (le fonti li contrappongono in modo esplicito a guardie di origine straniera, come i Variaghi), comandati da un 𝘢𝘭𝘭𝘢𝘨𝘢𝘵𝘰𝘳, ovvero un comandante di 𝘢𝘭𝘭𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯, cioè il tipico “reggimento” degli ultimi secoli – nel XIII secolo, un 𝘢𝘭𝘭𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯 è di circa 500 uomini.
Sappiamo inoltre esistono sia Paramonai a cavallo che impiegati solo come fanteria.
Quanto ai Mourtatoi (nelle fonti latine, Murtati), sono forse il reggimento di guardia più curioso e peculiare, ai nostri occhi.
Si tratta infatti dei figli di matrimoni misti tra Turchi e Romani, e sono identificati in modo esplicito per questa caratteristica, e sono spesso ricordati in modo estremamente negativo – come del resto un altro tipo di truppa di sangue misto (Romano e occidentale), i Gasmouloi.
[Leggi anche Gli ultimi eserciti romani (XIII-XV sec.). Dalla Quarta Crociata alla fine dell’impero]
Il loro stesso nome deriva proprio dalla parola turca 𝘮𝘶𝘳𝘵𝘢𝘵 (che a sua volta, viene dall’arabo 𝘮𝘶𝘳𝘵𝘦𝘥𝘥), che significa “apostata” o “rinnegato”.
Di tutti i reggimenti citati, i Mourtatoi sono tra i pochi che non hanno funzioni di sola guardia imperiale, ma che si ritrovano anche utilizzati durante delle campagne militari – anche se, come accade per altri casi, è difficile dire se quelli impiegati in azioni militari siano le guardie imperiali, o se siano queste ultime a prendere semplicemente il nome dalla tipologia di soldato che rappresentano.

Un ultimo reggimento citato dal Codino, infine, è quello dei Vardariotai. Il nome viene dal fiume Vardar, che scorre in Macedonia.
Risalire alla loro origine etnica è abbastanza complesso, e si può sintetizzare così: Codino ci dice che i Vardariotai sono di stirpe “persiana”, ma dobbiamo considerare che, nelle fonti del XIV e XV secolo, con “persiani” si intendono in realtà i Turchi.
Tuttavia, i Vardariotati non sono di origine turca, bensì ungherese: gli Ungheresi sono chiamati “Turchi” nelle fonti di X e XI secolo, e un buon numero di Ungheresi è stanziato proprio in Macedonia in quegli anni.
Il ruolo dei Vardariotai era soprattutto di “polizia” e contenimento della folla durante le cerimonie imperiali – un compito svolto grazie alle loro fruste (𝘮𝘢𝘯𝘨𝘭𝘢𝘣𝘪𝘢, che ha un significato anche di “randello”) e a dei bastoni (𝘥𝘪𝘬𝘢𝘯𝘪𝘬𝘪𝘢).
Infine, oltre a questi reggimenti di guardie imperiali, negli ultimi decenni di vita dell’impero, gli imperatori romani (o almeno Giovanni VIII Paleologo) hanno a volte anche una scorta personale di…”giannizzeri” (𝘪𝘢𝘯𝘪𝘵𝘻𝘢𝘳𝘰𝘪).

Ne abbiamo parlato in un precedente articolo: non sono da confondere ovviamente con la “nuova milizia” ottomana, ma sono da intendere come dei generici soldati turchi a piedi (poiché, all’inizio, le fonti cristiane usano “giannizzero” con questo significato generico, piuttosto che intendere propriamente la guardia dei sultani ottomani).
[Leggi anche I giannizzeri di Giovanni VIII Paleologo. I Turchi dell’imperatore.]
Bibliografia
M.C.Bartusis 1992, The Late Byzantine Army. Arms and Society, 1204-1453
R. D’Amato 2010, The Varangian Guard 988-1453
R. D’Amato 2016, Byzantine naval forces 1261-1461. The Roman Empire’s Last Marines
A. Negin, R. D’Amato 2020, Roman Heavy Cavalry (2). AD 500-1450
I. Heath 1995, Byzantine Armies AD 1118-1461
S. Runciman 1997, Gli ultimi giorni di Costantinopoli
