Nel 382, dopo una guerra iniziata ben sei anni prima, l’imperatore Teodosio stringe un accordo con i Goti, passando dalle armi alla diplomazia – una soluzione che i Goti stessi stavano cercando.
Torneremo su questo famoso e discusso accordo in un futuro articolo – qui basti sapere che, di fatto, Teodosio passa a essere un nuovo “capo” per i Goti, ed è anche grazie alla sua presenza se questi, fino alla sua morte improvvisa nel 395, sono tenuti a bada e fedeli all’impero.
Questo per quanto riguarda quei Goti che sono rimasti di fatto indipendenti. Infatti molte migliaia di altri sono invece stati integrati nelle fila dell’esercito regolare, andando a formare almeno una dozzina di nuovi auxilia palatina del nuovo esercito praesentalis di Teodosio.

Al di là del famoso accordo del 382, tuttavia, la politica di Teodosio e dei suoi ufficiali verso altri gruppi di Goti è tutt’altro che morbida, e mostra anzi tutta la terribile efficienza della macchina bellica romana – della quale l’esercito di Tracia, distrutto in gran parte ad Adrianopoli, è finalmente ricostituito.
Ne è una brutale dimostrazione il trattamento riservato ai Goti di Odoteo nel 386.
Questo gruppo di Goti (che possiamo immaginare come una compagine etnicamente piuttosto eterogenea, come tutti i primi gruppi di “Goti”), composto principalmente da Greutungi, fa parte di quella fetta di popolazione gota che aveva deciso di non prendere parte alla grande migrazione che nel 376 era entrata nell’impero romano – con tutte le conseguenze che conosciamo.
Comandati da Odoteo, e probabilmente spinti dalla pressione unna come chi li aveva preceduti, in quella che deve essere considerata a metà tra una migrazione e un tentativo di invasione, nel 386 i Greutungi si presentano infine sulla sponda settentrionale del Danubio.
Forse Odoteo, avendo avuto notizia dell’accordo del 382, pensa di poter ottenere con la forza e con i numeri un accordo vantaggioso per il suo popolo.
Tuttavia, sono passati dieci anni dalla prima grande migrazione gotica, e molte cose sono cambiate, o sono tornate ai livelli di efficienza precedenti.
Quando Odoteo arriva, infatti, trova il Danubio completamente bloccato e sorvegliato.
Il 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘛𝘩𝘳𝘢𝘤𝘪𝘢𝘴, l’energico Promoto, ha mobilitato non solo il rinnovato e ormai preparato esercito provinciale (che comprende anche molti dei Goti del 376), ma anche la flotta danubiana.
[Leggi anche Il prezzo della fedeltà: Timasio e Promoto]
Passare il fiume sembra impossibile per Odoteo.
Tuttavia, a un certo punto viene raggiunto da alcuni Goti dell’esercito di Promoto (“capivano la loro [dei Greutungi] lingua”, ci dice Zosimo) che vogliono trattare con Odoteo: non solo sono disposti a lasciar passare i Greutungi di notte, senza avvisare del pericolo, ma a questo modo l’ignaro esercito di Promoto sarebbe una facile preda.
Questo, in cambio di una lauta ricompensa.
Raggiunto un accordo sul “prezzo” dei traditori, Odoteo inizia allora i preparativi per la traversata notturna dei suoi guerrieri e del suo popolo.
La nostra fonte principale, Zosimo, ci racconta che “I barbari, dunque, misero tutte le loro migliori truppe a bordo di un gran numero di piccole navi, e ordinarono loro di attraversare per primi, gettandosi poi sui soldati romani mentre dormivano. Dopo di loro, sarebbero venuti i soldati di qualità inferiore, a sostegno dei primi.
Infine, avrebbero attraversato il fiume tutti gli altri, di ogni età e sesso.”
Quella è una notte buia, senza luna, apparentemente perfetta per il piano di Odoteo.

Ciò che Odoteo ignora è che si tratta anche della notte perfetta per la trappola nella quale Promoto lo ha appena fatto cadere.
I Goti “traditori” infatti altro non erano altro che agenti di Promoto, fedeli ai loro nuovi comandanti e all’impero (si tratta senz’altro dei soldati dei nuovi auxilia palatina) , che hanno fatto sì che Odoteo si muovesse per attraversare il fiume.
I Greutungi di Odoteo, specie i guerrieri, devono essere a buon punto nell’atttraversamento del fiume, quando improvvisamente scatta la trappola mortale dei Romani.
“[…] Promoto era stato informato di tutti i loro accordi e si era preparato alla perfezione: dispose le sue navi in una triplice linea ravvicinata, della lunghezza di venti stadi [ca. 3,5 km], lungo la sponda del fiume. […]
Quando fu dato il segnale, i Romani salparono verso di loro [i Greutungi] con navi grandi e robuste, con remi saldi, e affondarono tutto ciò che incontrarono. Tra i Goti, nessuno si salvò nuotando […]”.
Zosimo ci dice che ci fu un “immenso massacro, più grande di quanto sia mai avvenuto in qualsiasi precedente azione navale”.
Alcuni dei Greutungi riescono a raggiungere in qualche modo la riva meridionale del Danubio, ma solo per essere massacrati senza pietà dall’esercito romano lì schierato, ben vigile e sveglio.
Occupatosi dei guerrieri di Odoteo, certamente morto in un qualche momento della traversata, Promoto sferra infine il colpo finale: “Terminato lo scontro, i soldati romani cominciarono a saccheggiare il campo nemico. Portarono via tutte le donne e i bambini e si impossessarono di tutte le provviste.”

Nonostante il massacro, ed escludendo coloro che vengono fatti schiavi, alcuni Greutungi sono rimasti in vita.
Come da prassi, non saranno giustiziati, ma verranno insediati forzosamente sul territorio imperiale, perché diventino nuovi sudditi e future nuove reclute.
Tuttavia, viene mantenuta l’usuale accortezza di non lasciarli uniti, né tantomeno di accorparli ai Goti insediati in Tracia e Mesia dal 382 – anche perché si tratta, ad ogni modo, di popolazioni diverse, per quanto spesso incluse nella stessa etichetta di “Goti”.
Teodosio deciderà infatti di farli insediare in Asia Minore, sparpagliandoli in diverse comunità separate tra loro.
Fonti
Zosimo, Storia Nuova
M. Cappelli 2022, Il miglior nemico di Roma
P. Heather 2018, La caduta dell’impero romano. Una nuova storia

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