Il prezzo della fedeltà: Timasio e Promoto

La Storia romana è piena di esempi di generali leali allo Stato, ma la cui fedeltà viene vista con sospetto e addirittura osteggiata dagli stessi imperatori.

Due comandanti quasi dimenticati, la cui fedeltà li condurrà a un destino fatale, sono Timasio e Promoto, generali dell’imperatore Teodosio.

I due probabilmente si incontrano nel 386.

Timasio è uno dei pochi sopravvissuti di Adrianopoli, e viene fatto 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘦𝘲𝘶𝘪𝘵𝘶𝘮 nel 386.
Nello stesso anno Promoto viene nominato 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘱𝘦𝘥𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘛𝘩𝘳𝘢𝘤𝘪𝘢𝘴.
Sempre nel 386, Promoto riduce all’impotenza una massa di Goti Greutungi che, come i Tervingi dieci anni prima, vogliono attraversare il Danubio – solo fingendo, secondo le fonti, di volerlo fare in maniera collaborativa.

I Goti sopravvissuti sono integrati da Teodosio nel suo esercito, e nel 388 impiegati contro Magno Massimo.

Timasio e Promoto partecipano alla campagna contro l’usurpatore, rispettivamente promossi a 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘳𝘢𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪𝘴 e 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘦𝘲𝘶𝘪𝘵𝘶𝘮.

Entrambi devono essersi comportati degnamente, poiché nel 389 entrambi sono nominati consoli.

Nel 391, Timasio partecipa al seguito dell’imperatore a una campagna contro i barbari (le fonti non specificano quali) in Macedonia, ottenendo un’importante vittoria.
Vittoria che rischia di tramutarsi in disastro quando i barbari, riorganizzatisi, attaccano a sorpresa l’esausto esercito romano, fermatosi a riposare.

Lo stesso Teodosio è in pericolo di vita e fugge con alcune truppe a lui fedeli. Nella fuga, incontra Promoto, che era stato mandato a chiamare qualche tempo prima.
Promoto intima all’imperatore di mettersi al sicuro e piomba sul nemico, facendone strage.

Nel 392, Teodosio appunta Flavio Rufino 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘰𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰𝘳𝘶𝘮, dichiarando espressamente come questi sia l’uomo di sua massima fiducia.
Cosa che irrita molto Timasio e Promoto, i quali, dopo aver rischiato la loro vita per l’impero per anni, ora vengono piazzati al secondo posto nei favori imperiali.

Rufino, del resto, non è certo un uomo amabile. Anzi, la considerazione che Teodosio ha per lui gli fa montare la testa a tal punto che, durante un consiglio, insulta pesantemente Promoto, che è presente.
Promoto resiste finché può ma alla fine, preso dall’ira, colpisce Rufino al volto con uno schiaffo o un pugno, addirittura ferendolo.

Promoto ha firmato la sua condanna a morte.

Rufino, difeso a spada tratta da Teodosio, riesce a convincere l’imperatore ad allontanare il generale da Costantinopoli per mandarlo ad addestrare truppe.
Tra i soldati che accompagnano Promoto, ci sono dei barbari al soldo di Rufino. Appena il generale entra in Tracia, i barbari lo attaccano a sorpresa e lo massacrano.

Zosimo lo ricorda come un uomo “superiore al desiderio di ricchezza, che si era comportato correttamente verso lo Stato e gli imperatori, ma che era stato giustamente ricompensato per il suo errore nel servire coloro i quali conducevano gli affari dello Stato con tanta negligenza ed empietà.”

Rimasto solo, Timasio probabilmente partecipa alla battaglia del Frigido del 394, forse ancora come 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘳𝘢𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪𝘴.

Alla morte di Teodosio nel 395, Timasio è vittima di una purga di palazzo ai danni dei generali del defunto imperatore, orchestrata questa volta dall’influente eunuco Eutropio (che si era liberato anche dell’odiato Rufino).

Con la falsa accusa di alto tradimento, nel 396 Timasio viene esiliato nell’oasi libica di Kharga, dalla quale non tornerà mai più.

Ph. Horizonphotos – Bruno Hanniquet

Fonti

Zosimo, Storia Nuova


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