Il draco. Breve storia di un’insegna romana

Di tutte le insegne militari che i Romani hanno usato nel corso della loro Storia, una delle piรน iconiche, oltre naturalmente all’aquila, รจ il ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ.

Nella sua sua forma piรน classica, si tratta di una testa mostruosa (un “drago”, appunto, o per meglio dire, un serpente), metallica e cava, dotata di una manica a vento in stoffa, montata in cima a un’asta.

Associamo usualmente quest’insegna, per quanto riguarda i Romani, alla sola tarda antichitร  e alla cavalleria, ma in realtร  ha una storia ben piรน lunga e un uso molto piรน ampio.

Il ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ non รจ un’insegna che nasce di per sรฉ in seno al mondo romano, ma tra i Daci e le popolazioni sarmatiche – ed รจ probabilmente proprio ai cavalieri delle steppe che ne va attribuita l’invenzione -, anche se la forma utilizzata di preferenza da queste popolazioni non รจ quella di un drago o di un serpente. Un uso, quest’ultimo, che forse รจ da attribuire agli ausiliari traci, anche se la risposta non รจ ancora oggi molto chiara.

Troviamo per la prima volta delle forme di ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ, con delle teste di lupo, rappresentate sulla base della colonna traiana: si tratta della raffigurazione di parte del trofeo di guerra di Traiano a seguito delle sue campagne contro i Daci (ai quali, come ben sappiamo si uniscono popolazioni come Sarmati e Roxolani).

Troviamo quest’insegna giร  adottata dalle truppe romane in tempi molto precoci. Arriano infatti, che scrive nel 137 d.C., ci informa che il ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ, per lui di origine “scitica” (il che ne confermerebbe la possibile origine sarmatica), รจ giร  stato adottato dai reparti della cavalleria romana – in questo caso, quindi, da forze ausiliarie.

Ben presto, l’uso del ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ in seno all’esercito romano si espande.
Visibile anche in fonti iconografiche come il rilievo del Sarcofago Ludovisi, dall’Historia Augusta invece sappiamo che nel III sec. d.C. quest’insegna รจ ormai giร  parte delle comuni insegne dell’esercito romano regolare, fanteria compresa: la si trova nominata in vicende che riguardano gli imperatori Gallieno e Aureliano.

Inoltre, quest’ultimo trova insegne in forma di drago, bottino fatto ai Persiani, quando riconquista Palmira: un chiaro indice che questo tipo di insegna era utilizzata anche da altre popolazioni.

Sempre al III secolo รจ poi da ascrivere l’unico reperto sicuro di ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ a noi pervenuto, dalla fortezza legionaria di Niederbieber, in Germania. Esistono altri reperti che sono stati riconosciuti da alcuni studiosi come ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ด, ma spesso sono ad oggi di ancora dubbia identificazione.

Ricostruzione digitale di Roy Douglas

Non si sa bene che tipo di unitร  fosse rappresentata dal ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ all’inizio, forse le coorti. Vegezio, forse parlando dell’esercito del II-III secolo, dice che ogni coorte aveva il suo ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ข๐˜ณ๐˜ช๐˜ถ๐˜ด (il portatore di questa specifica insegna).
Tuttavia, anche se il suo reale utilizzo originario e il suo “rango” tra le altre insegne resta incerto, sappiamo che nel IV secolo il ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ รจ ormai uno dei simboli dell’esercito romano, portato sia da cavalieri che fanti – รจ rappresentato, per esempio, sui fregi dell’arco di Costantino.

Anzi, il ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ รจ ormai anche una delle principali insegne imperiali, spesso a fianco delle aquile nelle fonti scritte.

Ne sono un esempio i ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ด che accompagnano Costanzo II al suo ingresso a Roma, con le code di stoffa color porpora e le aste impreziosite da gemme e pietre preziose. O ancora, alla battaglia di Argentoratum del 357, Giuliano รจ riconoscibile sul campo di battaglia proprio grazie a uno stendardo in forma di ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ, piรน alto di tutti gli altri.

L’uso del ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ continua, quasi certamente ininterrotto, fino al VI-VII secolo. Lo troviamo infatti nominato tra le insegne dell’esercito ancora da Giovanni Lido e, soprattutto, nello ๐˜š๐˜ต๐˜ณ๐˜ข๐˜ต๐˜ฆ๐˜จ๐˜ช๐˜ฌ๐˜ฐ๐˜ฏ dell’imperatore Maurizio Tiberio (582-602) – anche qui, ancora associato alle aquile, che continuano a essere utilizzate fino a questo periodo.
Lo troviamo inoltre raffigurato su una terracotta datata a questo periodo dal forte di Vinicko Kale, in Macedonia: il santo guerriero Teodoro, dracoctono al pari di San Giorgio, porta infatti nella mano destra quella che รจ palesemente un’insegna in forma di ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ.

Anche se sembra improvvisamente scomparire, in realtร  l’insegna del drago ha probabilmente una storia ben piรน lunga, che arriva addirittura al XIV secolo.

Infatti, nel X secolo dei ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ฌ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ข๐˜ณ๐˜ช๐˜ช sono menzionati nel ๐˜‹๐˜ฆ ๐˜Š๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ช๐˜ช๐˜ด di Costantino VII Porfirogenito, anche se รจ impossibile conoscere la loro forma.
Ancora, troviamo poi il ๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ข๐˜ค๐˜ฐ nel XII secolo, in Niceta Coniata, che menziona “immagini di draghi” che “fluttuano al vento”, in cima a lunghe lance. Anche in questo caso, รจ impossibile sapere se si tratti di una rappresentazione tridimensionale, come quella dei secoli precedenti, o se si faccia riferimento a una bandiera.

Proprio in quest’ultima forma troviamo il drago, un’ultima volta (anzi, due), nel XIV secolo.
Lo Pseudo-Codino menziona che due dei dodici ๐˜ง๐˜ญ๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ถ๐˜ญ๐˜ข imperiali (ovvero, pennoncelli in stoffa) rappresentano proprio il drago. Inoltre, una versione miniata del Romanzo di Alessandro di produzione romana orientale mostra proprio una bandiera con l’immagine di un drago.

Lettura consigliata

A. Babuin 2001, Standards and insignia of Byzantium, in Byzantion, 1, LXXI, pp. 5-59

G. Cascarino 2009, โ€œLโ€™esercito romano. Armamento e organizzazione. Vol III.โ€

G. Cascarino 2012, โ€œLโ€™esercito romano. Armamento e organizzazione. Vol IV.โ€

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