Nello ๐๐ต๐ณ๐ข๐ต๐ฆ๐จ๐ช๐ฌ๐ฐ๐ฏ dell’imperatore Maurizio, redatto a cavallo tra VI e VII secolo, fa per la prima volta la sua comparsa nella trattatistica militare romana un particolare strumento, il cui uso รจ prescritto per gli arcieri di fanteria: il ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ฐ๐ฏ.
Nel trattato non รจ descritto, ed รจ anzi evidente che se ne diano per scontate forma e funzione:
“[…] ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ข di legno con frecce corte, contenute in piccole faretre. Queste possono essere tirate a grande distanza con gli archi e causare danni al nemico.”
Il ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ฐ๐ฏ, come emerge dall’utilizzo e da quello che si puรฒ evincere dalle fonti successive che lo menzionano รจ un “riduttore d’allungo”: si tratta di una sorta di tubo di legno, probabilmente aperto su un fianco, che permette di incoccare e scagliare frecce molto piccole, altrimenti impossibili da lanciare.
All’estremitร del ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ฐ๐ฏ รจ poi fissato un cordino, legato alle dita della mano che tende la corda dell’arco, per consentirne il recupero e per far sรฌ che non cada a terra.

Anche se รจ senz’altro adatto anche per lanciare frecce normali a distanze probabilmente maggiori del normale, dai trattati รจ evidente che l’uso del ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ฐ๐ฏ (che non sappiamo da chi i Romani abbiano adottato, o se sia una loro invenzione) รจ concepito appositamente per l’utilizzo con le piccole frecce descritte giร nello ๐๐ต๐ณ๐ข๐ต๐ฆ๐จ๐ช๐ฌ๐ฐ๐ฏ.
Strumenti probabilmente identici a quelli che usavano gli arcieri romani sono ancora oggi utilizzati nell’arcieria coreana e turca.
La gittata raggiunta dai dardi รจ impressionante: tra i 600 e i 1000 metri.
Tuttavia, le piccole frecce scagliate grazie al ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ฐ๐ฏ non sono probabilmente pensate per avere effetti mortali, quanto per creare confusione e disordine nelle formazioni nemiche in avvicinamento.
Questi piccoli dardi sono noti con nomi specifici nei successivi trattati di Leone VI il Saggio (fine IX secolo) e nell’anonimo trattato di X secolo oggi noto come ๐๐บ๐ญ๐ญ๐ฐ๐จ๐ฆ ๐๐ข๐ค๐ต๐ช๐ค๐ฐ๐ณ๐ถ๐ฎ.
Nel primo le piccole frecce sono note come ๐ฎ๐ฆฬ๐ฏ๐ข๐ด (“forti”), mentre, in modo molto indicativo, nel secondo sono chiamate ๐ฎ๐บ๐ช๐ข๐ด: “mosche”.
Nel ๐๐บ๐ญ๐ญ๐ฐ๐จ๐ฆ ๐๐ข๐ค๐ต๐ช๐ค๐ฐ๐ณ๐ถ๐ฎ, le “mosche” sono considerate molto utili poichรฉ, unitamente alla grande gittata, sono invisibili al nemico finchรฉ non giungono a bersaglio e il nemico, non essendo quasi certamente dotato di ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ช๐ข a sua volta, non le puรฒ riutilizzare.
Fonti e studi consigliati
Maurizio imperatore, Strategikon
G. Cascarino 2012, โLโesercito romano. Armamento e organizzazione. Vol IV.โ
