I ponti di Cesare sul Reno (55-53 a.C.)

I Romani sono famosi non solo per le loro abilità belliche, ma anche per le loro straordinarie doti ingegneristiche e costruttive.

Questo è vero sia per quelle costruzioni che sono tutt’oggi visibili che, quando ne abbiamo notizia, per quelle che oggi non esistono più.

Tra queste ultime, tra le più impressionanti vi sono i due ponti che Cesare fece costruire sul Reno.

Nel 55 a.C., Cesare sentì la necessità di dover varcare il grande fiume Reno, confine naturale tra la Gallia e la Germania.
Al di là di esso, le popolazioni germaniche, in particolare Suebi e Sigambri, si consideravano al sicuro, specie dopo assalti e razzie nel territorio appena conquistato dai Romani.

Non avevano però considerato né Cesare, né le capacità ingegneristiche delle legioni.

Gli Ubii, una popolazione germanica alleata di Roma, offrì a Cesare delle imbarcazioni per attraversare il Reno.
Ma il comandante romano trovò una soluzione a lui più congeniale e, sicuramente, più spettacolare: costruire un enorme ponte.

Non si sarebbe trattato di un ponte qualunque: il fiume era molto profondo, e la lunghezza da coprire era di circa 500 m.

Il ponte fu accuratamente progettato e realizzato, totalmente in legno, adattandosi alla diversa profondità del fondale del fiume.
I piedi delle campate erano costituiti da strutture che ricordavano scale a pioli, e i pali venivano conficcati nel letto del Reno diagonalmente (per meglio affrontare la corrente), con l’ausilio di grandi battipali. Varie strutture secondarie di rinforzo vennero aggiunte, per garantire la massima stabilità al ponte.

Una volta completato, il ponte aveva 56 campate da 8 metri l’una e una larghezza di 4 metri.

E i Romani, sia grazie al loro numero che alla loro organizzazione, secondo Cesare completarono l’opera in soli dieci giorni.

Il ponte non fu solo un’opera ingegneristica, ma anche una grandiosa arma psicologica. Tant’è vero che i Romani, quando attraversarono il Reno, trovarono deserti i villaggi che diedero alle fiamme: Suebi e Sigambri si erano spostati più a est.

Dopo diciotto giorni senza incontrare resistenza, Cesare tornò sulla riva sinistra del fiume e, così come lo avevano costruito, i Romani smantellarono il ponte.

Cesare ripeté l’impresa due anni dopo, nel 53 a.C., con lo stesso scopo – anche se per motivi diversi: i Suebi avevano dato supporto ai ribelli Tencteri.
Ebbe gli stessi risultati: quando ebbe attraversato il ponte (forse costruito presso il sito del primo), l’area che trovò era deserta, poiché i Suebi erano fuggiti.

Questa volta, quando i Romani tornarono in Gallia, il ponte non fu abbattuto del tutto: solo l’estremità verso la Germania, per una lunghezza di 60 m, e sulla riva sinistra venne eretta una torre e stabilita una guarnigione di 12 coorti.

Anche se il secondo ponte non fu smantellato, purtroppo di tale colossale e incredibile opera ingegneristica (anche questa, secondo Cesare, portata a termine in pochi giorni), oggi non resta alcuna traccia.

Fonti

Cesare, De Bello Gallico


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