Versipellis. La licantropia nel mondo romano

Tra le varie forme di metamorfosi animali attestate nella letteratura latina, vi è anche la licantropia – attraverso la quale l’uomo si trasforma in un lupo, e non in un “lupo mannaro” come siamo abituati a immaginarlo oggi.

La licantropia, nella cultura romana, si presenta in due aspetti.

Uno è involontario, e corrisponde a una punizione divina, per la quale si regredisce a uno stato ferino (ricordando così il mito greco di Licaone, punito dagli dèi dopo aver commesso atti antropofagici).

Il secondo aspetto invece è totalmente volontario. Attraverso l’uso della magia, l’individuo cerca volontariamente la trasformazione in animale, come espressione di potenzialità super-umane.

Un dettagliato e famoso episodio di licantropia, che racchiude molti degli aspetti legati al folklore medievale e moderno sul lupo mannaro, è raccontato da Petronio (Satyricon 62, 1-14):

“Trovando l’occasione, persuasi il nostro ospite a venire con me alla quinta pietra miliare. Era un militare, forte come Orco. Ce la svignammo al canto del gallo, mentre la luna faceva tanta luce che sembrava mezzogiorno.

Giungemmo fra le tombe […] Poi, come rivolgo lo sguardo al mio compagno, lo vedo che si sveste e depone gli abiti sul ciglio della strada. Mi sale il cuore in bocca; ero rigido come un morto.
Quello invece comincia ad orinare intorno ai suoi vestiti e all’improvviso diventa lupo. […] dopo essere diventato lupo prese ad ululare e fuggì nei boschi.

Io, sulle prime, non sapevo dov’ero, poi mi avvicinai per prendere i suoi vestiti, ma essi erano diventati di pietra. […] sguainai la spada e colpii col fendente le ombre finché non giunsi a casa della mia amica.

[…] la mia Melissa cominciò a stupirsi che fossi ancora in giro a quella tarda ora, e disse. ‘Se tu fossi venuto prima, almeno avresti potuto aiutarci; infatti un lupo è entrato in casa ed ha cavato sangue da tutto il bestiame come un macellaio. Per lui, però, non è stato un divertimento; benché sia fuggito, un nostro servo, infatti, gli ha trafitto il collo con la lancia.’

[…] sul far del giorno corsi a casa del nostro Gaio come un oste derubato; e quando giunsi nel luogo in cui i vestiti erano diventati di pietra, non trovai altro che sangue.
Quando poi rientrai a casa, il mio soldato giaceva sul letto come un bove e un medico gli curava il collo. Capii allora che era un 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘱𝘦𝘭𝘭𝘪𝘴, e in seguito mi sarei fatto uccidere piuttosto che mangiare un pezzo di pane con lui.”

Dettaglio decorativo da una ceramica etrusca.

Fonti

Petronio, Satyricon


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