Recensione: “Il cristianesimo egiziano di Aquileia” di Claudia Giordani

Titolo: “Il cristianesimo egiziano di Aquileia”

Autore: Claudia Giordani

Anno di pubblicazione: 2020

Editore: Gaspari Editore

È impossibile nascondere l’entusiasmo quando si ha tra le mani questo piccolo volume di recente pubblicazione, scritto da Claudia Giordani, funzionario museale a Bologna. L’autrice si occupa di progettazione didattica e divulgazione scientifica con particolare attenzione all’evoluzione delle teorie cosmologiche dall’antichità ai giorni nostri.

Il tema centrale del libro è quello di dare una lettura in chiava iconologica di alcuni mosaici pavimentali, rinvenuti in maniera fortuita nei primi anni del XX secolo nella cittadina altoadriatica di Aquileia, ricchi di immagini e iconografie apparentemente lontani da un contesto cristiano.
I mosaici vennero rinvenuti nel complesso basilicale, parzialmente danneggiati per via della costruzione del monumentale campanile eretto nel XI secolo per volontà del patriarca Poppone.

L’autrice ripercorre nel testo, con aggiunte e correzioni, la teoria di un altro studioso, Renato Iacumin, che prima di lei si era occupato del sito. Lo studioso aquileiese aveva concepito un’affascinante e coerente lettura dell’opera musiva in grado di riscrivere non solo la storia di Aquileia, ma quella dell’intera cristianità, ipotizzando una comunità di gnostici alessandrini alle origini del cristianesimo nell’Alto Adriatico.

Il libro si apre con un interessante excursus sulle prime comunità cristiane, sulle varie correnti filosofiche e di pensiero. Si delinea in tal modo l’immagine di una comunità fortemente divisa e lacerata, senza un pensiero unitario, e ancora priva di una gerarchia. All’interno di questo insieme di scuole, fedeli, e maestri, spiccano le figure degli gnostici, che iniziano a muovere i primi passi già dal II secolo d.C. ad Alessandria d’Egitto.

Lo gnosticismo, che l’autrice tratta nel libro, non va inteso con accezioni moderne, ma bensì come quel complesso di dottrine e movimenti spirituali fiorito in Egitto, attraverso l’incontro di più culture: quella egizia, quella ellenistico-romana, e quella giudaico-alessandrina.

Il punto fondamentale di tutte queste dottrine è la gnosi, ossia la conoscenza. Questo tipo di sapere, però, non può essere acquisito con l’esperienza poiché il soggetto conoscente non è la nostra parte razionale, ma bensì l’anima, la quale deve affrontare questo percorso conoscitivo per ricongiungersi a Dio.

Altrettanto complesso risulta delineare con facilità l’origine dello gnosticismo, problema reso ancora più complesso dalla scarsità delle fonti a nostra disposizione. Le poche fonti disponibili consistono in frammenti di testi riferiti da autori cristiani, o da piccoli gruppi di testi come il Pistis Sophia, o i papiri in lingua copta ritrovati nel 1945 presso Naǵ‛ Ḥammādī nell’Egitto meridionale, contenenti fra l’altro numerosi Vangeli Apocrifi, e il cosiddetto Vangelo della Verità.

Al problema dell’origine, o delle fonti, dello gnosticismo si affianca quello della natura di questo movimento: se sia un’eresia, o un gruppo di eresie, nell’ambito del cristianesimo, o movimento religioso-filosofico che ha con il cristianesimo rapporti soltanto esteriori e accidentali.
Per il mondo antico la risposta era ovvia: si trattava di un’eresia!

La seconda parte del libro, invece, è interamente dedicata ad Aquileia. In un primo momento, l’autrice tenta di dimostrare la presenza di comunità gnostiche alessandrine nella cittadina altoadriatica, in seguito si concentra nella spiegazione della complessa opera musiva in relazione alle dottrine gnostiche e alla sua produzione letteraria.

Dettaglio della IV campata dell’aula nord del complesso basilicale di Aquileia
PhMartina Cammerata Photography

Lettura consigliata a tutti coloro che, come me, sono affascinati da Aquileia e dalla storia delle religioni.

PS: piccolo consiglio…seguite il bianco coniglio e leggete l’appendice. Vale tutto il libro!

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