L’ultimo discorso di Costantino XI

Costantinopoli. Sera del 28 maggio 1453. 

L’ultimo imperatore romano, Costantino XI, è consapevole di star per affrontare l’ultimo assalto ottomano.

Lo Pseudo-Sfranze, una delle fonti più famose e complete sull’assedio (seppur posteriore di quasi un secolo), fa pronunciare all’ultimo imperatore un ultimo, lungo e accorato discorso verso i difensori della città. 

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Costantino XI e gli ultimi difensori, nella ricostruzione di Giorgio Albertini e Raffaele D’Amato in “The Eastern Romans 330-1461 AD“.

“Nobilissimi capitani, illustri demarchi e generali, valorosi commilitoni e tutti voi miei onorevoli e fedeli sudditi!

Sapete bene che l’ora è giunta: il nemico della nostra fede vorrebbe opprimerci ancora più crudelmente dalla terra e dal mare con ogni mezzo a sua disposizione, per paralizzarci se potrà, come un serpente in procinto di sputare veleno; ha fretta di divorarci, come un leone selvaggio.

Per questa ragione vi scongiuro di combattere da uomini con cuori coraggiosi, come avete già fatto fino ad oggi, i nemici della nostra fede.
Io affido nelle vostre mani questa illustre e rinomata città, Regina delle Città e vostra patria.

Sapete bene, fratelli, che condividiamo quattro ragioni per le quali preferiamo la morte alla sopravvivenza: primo, la nostra fede e devozione; secondo, la nostra patria; terzo, l’imperatore, unto dal Signore; e quarto, i nostri parenti e amici.
Bene, fratelli, se dobbiamo combattere per una di queste ragioni, sarà ancora più degno morire per tutte e quattro.

Se Dio concederà la vittoria agli infedeli a causa dei miei peccati, metteremmo a rischio le nostre vite per la santa fede, che Cristo ci ha donato con il suo sangue. Questa è la causa più importante per la quale combattere. Quale profitto c’è nel guadagnare l’intero mondo e nel perdere la propria anima?
In secondo luogo, saremmo privati di una così rinomata patria, insieme alla nostra libertà.
Terzo, perderemmo un impero una volta conosciuto ma oggi umiliato, piccolo ed esausto, e sarebbe governato da tiranno e un uomo empio.

Quarto, saremmo separati dai nostri carissimi figli, mogli, parenti.

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Costantinopoli al massimo del suo splendore. Nel 1453, gran parte del tessuto urbano era occupato da ampie aree rurali e zone verdi. (fonte: https://www.byzantium1200.com/ ).

Sono oggi cinquantasette giorni da quando il vile infedele, il Sultano, ci ha tagliati fuori dal mondo esterno, e per tutto il tempo non ha smesso di assediarci giorno e notte con ogni mezzo a sua disposizione. Ma, con la grazia di Cristo nostro Signore, che tutto vede, il nemico è stato più volte respinto, fin’ora, dalle nostre mura con vergogna e disonore.

E ora ancora, fratelli miei, non vi allarmate se una piccola sezione del muro è caduta a causa del martellamento e delle esplosioni dei cannoni, poiché come potete vedere, l’abbiamo riparata rendendola il più possibile. Noi stessi abbiamo affidato tutte le nostre speranze alla gloria invincibile di Dio.

I Turchi confidano nelle loro armi e nei loro cavalli, nella potenza e nei numeri; ma noi crediamo nel nome del Signore, nostro Dio e Salvatore, e in secondo luogo nelle nostre armi e nella forza garantiteci dal potere divino.
So che le innumerevoli orde degli infedeli avanzeranno contro di noi, come loro costume, violentemente, sicuri di sé, con audacia e forza così da sopraffarci e renderci esausti per la durezza dello scontro. Tenteranno di spaventarci con alte grida e con innumerevoli urli di guerra. Ma vi sono ormai familiari questi loro espedienti, e non vi è bisogno che aggiunga altro.
Continueranno così a lungo, e faranno piovere innumerevoli pietre e altri proiettili su di noi con le loro catapulte e i loro cannoni, dall’alto, come sabbia dalla riva del mare.

Ma spero che tali cose non ci danneggino: poiché io vi guardo e mi rallegro grandemente, e nutro i miei pensieri con la speranza che noi siamo, seppur pochi, tutti guerrieri veterani ed esperti, forti e coraggiosi, e voi uomini siete ben preparati. Proteggete bene la testa con gli scudi in battaglia. Tenete il vostro braccio destro, armato di spada, ben proteso davanti a voi tutto il tempo. I vostri elmi, pettorali e armature sono pienamente sufficienti, insieme alle altre armi, e si dimostreranno molto efficaci in combattimento. I nostri nemici non hanno e non usano tali equipaggiamenti. Voi siete protetti dentro le mura, mentre loro avanzeranno senza copertura e con fatica.
Per queste ragioni, miei commilitoni, state pronti e saldi, e restate valorosi, per pietà di Dio.

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Prendete esempio dai pochi elefanti dei Cartaginesi e come questi disperdevano la numerosa cavalleria dei Romani, con il loro rumore e il loro aspetto. Se una bestia stupida ne mette un’altra in fuga, noi, padroni dei cavalli e degli animali, possiamo fare sicuramente meglio contro i nostri nemici, in quanto sono anche peggio che stupide bestie.
Scagliate i vostri giavellotti e le vostre frecce contro di loro, colpiteli con le vostre spade e lance. Immaginate di star cacciando un branco di cinghiali selvatici, così che gli infedeli apprendano che non hanno a che fare con stupidi animali ma con i loro signori e padroni, i discendenti dei Greci e dei Romani.

Sapete bene che questo empio Sultano, nemico della nostra santa fede, ha violato senza alcuna ragione il trattato di pace che avevamo con lui e ha rotto i suoi numerosi giuramenti senza pensarci due volte. Improvvisamente, è apparso e ha costruito il suo castello sugli stretti di Asomaton, così da danneggiarci giornalmente. Poi ha dato alle fiamme le nostre fattorie, i nostri giardini, parchi e le nostre case, mentre uccideva e rendeva schiavi tutti i nostri fratelli cristiani che riusciva a trovare.
Ma si è comportato amichevolmente con gli abitanti di Galata, e questi se ne compiacciono, ignari della storia del figlio del contadino che, cuocendo alcune lumache, diceva loro: “Oh stupide creature, etc.”

E allora, fratelli miei, da quando ha iniziato l’assedio e il blocco, ogni giorno apre la sua grande bocca cercando l’opportunità per divorare noi e questa città, che il tre volte benedetto Costantino il Grande fondò e dedicò alla santissima e castissima Madre di Dio, nostra Signora, Maria, l’eterna vergine.

Diventò la Regina delle Città, lo scudo e il supporto della nostra patria, il rifugio dei cristiani, la speranza e gioia di tutti i Greci, l’orgoglio di tutti coloro che vivono sotto il sole d’Oriente. E questo infedelissimo uomo vorrebbe portare sotto il suo dominio questa città che una volta era l’orgoglioso centro del mondo, come se volesse raccogliere una rosa da un campo.
Questa città, che ha conquistato, posso ben dirlo, tutto l’universo, che ha sottomesso sotto i suoi piedi il Ponto, l’Armenia, la Persia, la Paflagonia, le terre delle Amazzoni, la Cappadocia, la Galazia, la Media, la Colchide Iberica, il Bosforo, l’Albania, la Siria, la Cilicia, la Mesopotamia, la Fenicia, la Palestina, l’Arabia, la Giudea, la Bactria, la Scizia, la Macedonia, la Tessaglia, l’Ellade, la Beozia, la Locride, l’Etolia, l’Acarnania, l’Acaia, il Peloponneso, l’Epiro, l’Illiria, i Parii che vivono lungo l’Adriatico, l’Italia, la Toscana, i Celti e i Galati, la Spagna fino a Cadice, la Libia, la Mauritania, la Maurusia, l’Etiopia, il Sudan Nero, la Numidia, l’Africa e l’Egitto.

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Ora, quest’uomo vorrebbe rendere questa città schiava e mettere il giogo alla Signora delle Città; le nostre sante chiese, dove era venerata la Santa Trinità, dove lo Spirito Santo è stato glorificato con inni, dove gli angeli sono stati sentiti con il loro canto la divinità e la parola di Dio fattasi uomo, ora egli le vorrebbe trasformare in santuari per l’adorazione della sua blasfemia, in santuari del pazzo e falso profeta, Maometto, in stalle per i suoi cavalli e cammelli.

Allora, fratelli e compagni d’armi, ricordatevi di questo così che la vostra memoria, la vostra fama e la vostra libertà saranno eterne.”

Poi si voltò e si rivolse ai Veneziani, che stavano alla sua destra:

“Nobili Veneziani, miei carissimi fratelli in Cristo, uomini coraggiosi, combattenti veterani ed esperti! Tante volte, per grazia divina, avete elargito morte alle orde dei figli di Hagar con le vostre spade scintillanti, tanto che il loro sangue scorreva a fiumi dalle vostre mani. Quest’oggi vi esorto a essere i difensori di questa città, presa tra i disastri di questa guerra, con tutto il cuore e l’anima. Sapete bene che è sempre stata per voi una madre e una seconda patria. Ancora una volta vi scongiuro, agite in quest’ora come fedeli amici, compagni cristiani, e fratelli.”

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Guerrieri veneziani del XV secolo, nella ricostruzione di Giorgio Albertini e Raffaele D’Amato per Focus Storia Wars.

Voltandosi a sinistra, si rivolse ai Genovesi:

“Onoratissimi fratelli da Genova, coraggiosi e illustri guerrieri! Siete coscienti e sapete bene che questa sfortunata città non era solo mia, ma anche vostra, per molte ragioni. Siete venuti in suo soccorso in tante occasioni, l’avete liberata dai suoi nemici, i figli di Hagar. Ancora una volta, è giunta l’ora che dimostriate il vostro amore in Cristo, e il vostro coraggio nel correre in suo aiuto.”

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Guerrieri genovesi, dalla serie Netflix “Rise of Empires: Ottoman”. (https://lorenzofabre.com/2020/02/01/i-guerrieri-genovesi-su-netflix/)

Poi si voltò rivolto verso tutti e disse:

“Non c’è tempo per discorsi più lunghi. Affido solamente il mio umile scettro nelle vostre mani, che possiate salvaguardarlo con buona volontà. Vi imploro e vi prego di esibire, se avete un po’ di affetto per me, i dovuti onore e obbedienza ai vostri comandanti, demarchi e centurioni, ognuno in accordo al suo rango, reparto, e dovere. Sappiate anche questo: se manterrete i miei ordini nel vostro cuore, prego Dio che saremo liberati dalla sua attuale, giusta minaccia. In secondo luogo, la corona adamantina vi attende in paradiso. E voi sarete degnamente ricordati sulla terra per l’eternità.”

 

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