Dopo il disastro della battaglia di Capo Bon nel 468 e con la perdita dell’Africa, il destino dell’impero romano in Occidente è definitivamente segnato.
L’imperatore Procopio Antemio tuttavia è un uomo caparbio: non intende lasciare che l’imperium dei Romani in Occidente si spenga senza aver tentato di giocare tutte le carte a disposizione.
Antemio ha due minacce ancora più prossime dei Vandali alle quali far fronte: il suo patricius, nonché genero, Ricimero, che si è isolato e rinchiuso a Milano con le truppe a lui fedeli, e i Visigoti di re Eurico, ai quali è stato concesso da pochi decenni di stanziarsi in Aquitania.

La minaccia dei Visigoti
Se con Ricimero è al momento in atto una sorta di “guerra fredda”, la minaccia costituita da Eurico è invece molto più pressante e concreta.
Dopo la disfatta africana dei Romani, il re dei Visigoti ha infatti deciso di abbandonare totalmente qualunque atteggiamento deferente di facciata e di prendere definitivamente in mano il suo destino di re totalmente indipendente.

Nel Getica, Giordane sintetizza così: “Venuto a sapere dei frequenti cambi d’imperatore dei Romani, Eurico, re dei Visigoti, prese l’iniziativa di attaccare le province della Gallia per ricondurle tutte sotto la sua autorità.”
Antemio inizia così a organizzare un corpo di spedizione con le forze a sua disposizione in Italia, che affida al suo unico figlio maschio, Antemiolo, all’epoca un ragazzo di nemmeno vent’anni.
La campagna contro i Visigoti e la battaglia di Déols (469-470)
Ricimero, da quanto ne sappiamo, resta totalmente fuori dalle operazioni: non sappiamo se per volontà dell’imperatore o per decisione di Ricimero stesso. Infatti, un’ulteriore sconfitta di Antemio avrebbe seriamente indebolito la posizione già precaria dell’imperatore in Occidente.
Oltre a preparare le sue forze, Antemio si coordina per un attacco con uno dei suoi più fidati alleati: il “rex” dei Bretoni, Riothamus (una delle figure storiche alla base della leggenda di re Artù), che già nel 469 sbarca sul continente dalla Britannia con, sempre secondo Giordane, 12.000 uomini.

L’idea di Antemio è quasi certamente quella di stringere Eurico in una tenaglia, con l’esercito di Riothamus da nord e quello proveniente dall’Italia da sud-est.
Eurico, tuttavia, prende l’iniziativa e attacca per primo.
Riothamus è assalito e sconfitto tra 469 e 470: prima i Bretoni vengono respinti da Avaricum (oggi Bourges), per poi essere sconfitti nella battaglia di Déols.

Secondo alcune ricostruzioni, è possibile che Riothamus sia stato tradito dal prefetto del pretorio delle Gallie, Arvando, il quale avrebbe riferito la posizione dei Bretoni a Eurico e lo avrebbe invitato ad attaccare.
Nonostante la sconfitta dell’alleato, Antemio non rinuncia a cercare di assestare un colpo a Eurico, che con i suoi eserciti si è intanto spinto fino alla valle del Rodano, raggiungendo la città di Arelate.
Il disastro di Arelate (471). La fine delle speranze romane
Proprio ad Arelate, nel 471, si scontrano infine gli eserciti di Eurico e l’armata romana comandata da Antemiolo. L’imperatore è rimasto in Italia, probabilmente per evitare che Ricimero possa tentare colpi di mano in sua assenza.
Della battaglia che ne segue non sappiamo purtroppo nulla, se non il suo esito: l’esercito di Antemiolo è pesantemente sconfitto. Con esso muoiono tre comites e, soprattutto, lo stesso Antemiolo, colui che avrebbe idealmente dovuto succedere all’imperatore in Occidente.

L’espansione dei Visigoti ormai non si può più fermare, sebbene Arelate sarà poi presa solo nel 476.
Quanto ad Antemio, con la battaglia di Arelate (che senz’altro lo devasta nell’animo, vista la perdita del giovane figlio) si spengono le ultime speranze di poter riportare anche solo una parvenza di autorità imperiale in Occidente.
Fortemente indebolito, Antemio deve ora affrontare Ricimero, che infine lo attaccherà e ucciderà, a Roma, nel 472.
Per scoprire di più del sacco di Roma del 472, leggi AD 472: il sacco di Roma
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Bibliografia
A. Frediani 2010, L’ultima battaglia dell’impero romano
P. Heather 2008, La caduta dell’impero romano. Una nuova Storia.
P. MacGeorge 2003, Late Roman Warlords
