Anno 7 d.C.
In Illiria, Dalmazia e Pannonia infuria dall’anno precedente la rivolta dalmato-pannonica, o grande rivolta illirica. Un conflitto definito da Svetonio come la guerra più dura che i Romani avessero mai combattuto fino ad allora sin dai tempi delle guerre puniche.
Dalmati e Pannoni, che Tiberio aveva sottomesso tra il 10 e il 9 a.C., si erano ribellati per la rapacità e ingordigia dei governatori romani, nonché alla prospettiva che i loro giovani, richiesti come leve per le forze ausiliarie romane, sarebbero morti in territori lontani, in guerre per un mondo del quale ancora non si sentivano parte.
La rivolta del 6 d.C. scoppia poi in un momento delicatissimo della Storia romana, che porterà a gravi conseguenze.

Aulo Cecina Severo contro Dalmati e Pannoni
Tiberio stava infatti per lanciare la campagna finale contro Maroboduo, re dei Marcomanni, grazie alla quale ne avrebbe sottomesso il regno portando alla stabilizzazione della conquista della Germania.
Tiberio aveva dovuto così abortire la campagna contro i Marcomanni, ed era potuto giungere sul teatro delle operazioni in Illiria solamente alla fine del 6 d.C.
Durante il primo anno di guerra, erano stati alcuni comandanti romani da oriente a dover gestire la situazione, fino all’arrivo di Tiberio.
Tra questi, colui che sarà in futuro uno dei grandi protagonisti delle campagne di Germanico contro Arminio: Aulo Cecina Severo, uno dei migliori generali del I sec. d.C.

Severo è il governatore della Moesia (oggi corrispondente a parti di Serbia e Bulgaria), e nel 6 d.C. era già intervenuto contro Dalmati e Pannoni, specialmente quando questi ultimi erano dilagati sino in Macedonia.
Aveva impedito ai Pannoni di conquistare Sirmium, città di fondamentale importanza strategica, sconfiggendoli sulla Drava con le sue tre legioni – in uno scontro durissimo che gli era costato molti soldati.
Sempre nel 6 d.C., Severo era stato costretto ad abbandonare il teatro delle operazioni e a tornare nella sua provincia. L’assenza delle truppe romane aveva reso fiduciosi Sarmati e Daci, che avevano attraversato il Danubio e portato saccheggio e razzia.
L’anno successivo, nel 7 d.C., finalmente sconfitti i razziatori e riportato l’ordine, Severo è pronto a tornare verso occidente per supportare Tiberio.
Cecina Severo e la marcia verso le Paludi Volcee
Severo muove da oriente con le sue tre legioni (che dalle fonti ci sono ignote). Ad accompagnarlo ci sono il governatore di Galazia e Panfilia in Asia Minore, Plauzio Silvano, e le sue due legioni (forse la IIII Scythica e la V Macedonica) e il re alleato dei Traci, Remetalce, e i suoi cavalieri.
Il re di Tracia e i suoi uomini si erano comportati valorosamente già in azioni militari l’anno precedente, sconfiggendo Dalmati e Pannoni in due scontri.
Ai Traci si devono probabilmente aggiungere anche un numero imprecisato di coorti ausiliarie.
Raggiunta Sirmium, Cecina Severo e i suoi uomini si muovono verso ovest, quasi certamente lungo la valle della Sava, per riunirsi con Tiberio, in quel momento a Siscia (oggi Sisak).
Lungo la strada, Severo è costretto ad accamparsi in un luogo probabilmente inospitale e potenzialmente pericoloso: le Paludi Volcee.

Questa località, menzionata nel breve resoconto del molto più tardo Cassio Dione ma non nella fonte più vicina agli eventi, Velleio Patercolo, doveva trovarsi vicino all’antica Cibalae (l’odierna Vikovci).
Sappiamo che l’area è infatti attraversata da una strada a uso commerciale già in questo periodo, che è collocata a metà strada tra Sirmium e Siscia e che è relativamente poco distante da due capisaldi montani controllati dai ribelli, ovvero mons Almus (il massiccio della Fruška Gora) e mons Claudius (il massiccio del monte Psunj).
Aulo Cecina Severo manda in avanti degli esploratori, forse alcuni dei cavalieri di re Remetalce…ma ciò non è sufficiente a mettere al sicuro i suoi uomini.
La battaglia delle Paludi Volcee. L’eroismo delle legioni
Mentre i soldati romani stanno costruendo l’accampamento, una grande massa di guerrieri Dalmati e Pannoni emerge dalla palude, circonda Cecina Severo e i suoi uomini e li attacca di sorpresa – per usare le parole di Velleio Patercolo, “e inflissero un disastro tale che arrivò vicino a essere fatale per tutti.”
I primi a subire l’attacco dei ribelli sono i cavalieri di Remetalce e alcune coorti ausiliarie, che devono malamente battere in ritirata, spaventati e confusi.
I soldati alleati e ausiliari cercano riparo tra le fortificazioni del campo (almeno quelle messe già in piedi), spargendo la notizia e la paura anche tra i legionari – “il panico si estese persino fino agli stendardi delle legioni”.
I ribelli dalmati e pannoni danno l’assalto al campo e all’esercito di Cecina Severo.

Si accende uno scontro ferocissimo, nel quale è facile immaginare molti legionari impegnati nella costruzione del campo dover correre a prendere almeno spada e scudo, altri forse lanciarsi in battaglia armati di attrezzi come le dolabre, altri ancora lottare per non cadere e affogare nel fango e negli acquitrini delle Paludi Volcee.
Nel sanguinoso scontro contro Dalmati e Pannoni, cadono uccisi o feriti numerosi tribuni, il praefectus castrorum e moltissimi centurioni (addirittura alcuni centurioni primipili, ci dice Patercolo).
La situazione è disperata, ma Cecina Severo e i legionari di Roma non intendono darsi per vinto facilmente…e più che i comandanti, sono proprio i soldati delle legioni, persi gran parte dei loro ufficiali e sottoufficiali, a tenere duro.
“Ma in questa occasione, rifulse più il valore nei soldati romani che dei comandanti”, sintetizza Velleio Patercolo.
In faccia alla sconfitta ormai imminente, i legionari tengono la posizione e non cedono.
Non potendo contare sui loro comandanti, le legioni si urlano incoraggiamenti a vicenda da una parte all’altra del confuso campo di battaglia, sostenendosi l’una con l’altra.
Ritrovata la speranza di poter resistere, i legionari contrattaccano e, “non contenti di sostenere l’assalto”, si lanciano alla carica con gladi e scudi contro Dalmati e Pannoni.
I ribelli sono tanti e hanno quasi ottenuto la vittoria, con il loro attacco a sorpresa…ma non sono soldati, e non sono soldati romani.
La linea di Dalmati e Pannoni viene infranta e il nemico viene messo in fuga.
Grazie al loro coraggio e valore, pur senza comandanti a guidarli, i legionari romani di Cecina Severo alle Paludi Volcee hanno letteralmente strappato una vittoria dalle fauci della sconfitta.

Cecina Severo e i suoi uomini sono così liberi di marciare verso ovest e finalmente ricongiungersi a Tiberio e alle sue forze.
Ancora per quell’anno, l’esercito di Tiberio comprende i suoi ausiliari, poi rimandati alle proprie postazioni solo nel corso dell’inverno (avere troppi uomini da gestire sarebbe stato un problema, secondo Tiberio).
Tra i comandanti degli ausiliari, forse, c’è anche un certo principe dei Cherusci, di nome Arminio.
E questo principe, avendo senz’altro udito dell’agguato alle Paludi Volcee e avendo forse parlato con i superstiti, forse inizia a pensare a un suo personale agguato contro le legioni romane…
Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.
=========
Bibliografia
Cassio Dione, Storia romana
Velleio Patercolo, Storia romana
A.A. Nagy, G. Szakmány 2019, Amphorae as indicators of trade and diet in Cibalae (Pannonia), in “Archéosciences” 43,2, pp. 211–227
S. Mesihović, Battle near Volcaean marshes 7 AD, Academia.edu
