A settembre del 1041, i Romani sono stati pesantemente sconfitti due volte dai Normanni nel giro di soli sei mesi, nelle battaglie di Venosa e di Montemaggiore – ho raccontato di queste due battaglie in due precedenti articoli.
[Leggi anche La battaglia di Venosa (1041). La prima battaglia tra Romani e Normanni]
[Leggi anche La battaglia di Montemaggiore (1041). La seconda battaglia tra Romani e Normanni]
Riassumendo, i Normanni di Aversa, nel 1041 vengono coinvolti dai Longobardi del Sud – nelle figure di Arduino, Argiro e Atenolfo – in una loro campagna anti-imperiale, non più come semplici mercenari come già in passato ma in qualità di alleato alla pari.
Pur potendo fornire un contingente piuttosto piccolo, i Normanni, e in particolare i loro cavalieri, si dimostrano la vera punta di diamante della coalizione.

Specialmente la seconda battaglia era stata un vero disastro: l’esercito del catapano Michele Dukeianos, forte di 18.000 uomini secondo le ricostruzioni, era stato sconfitto da una forza di Normanni e Longobardi di appena duemila uomini.
I Romani non si danno per vinto e radunano un altro esercito, ma questa volta non sarà Dukeianos a guidarlo.
Infatti l’imperatore Michele IV il Paflagone, deluso dall’operato del catapano, lo sostituisce con Exaugusto Boioannes, figlio del celebre Basilio Boioannes, che era stato catapano d’Italia a sua volta e grande comandante sotto Basilio II. Tra le varie vittorie di Basilio, quella a Canne nel 1017, dove i Romani avevano incontrato per la prima volta i Normanni in battaglia.
Exaugusto Boioannes giunge in Italia solamente con un contingente di Variaghi (chiamati “Guarani” nella nostra fonte principale, Amato di Montecassino), che si andranno a unire a quelli già precedentemente richiamati dalla Sicilia da Dukeianos nei mesi precedenti, insieme ad altre truppe.
Non conosciamo i numeri esatti dell’esercito imperiale, così come non conosciamo quelli dell’esercito longobardo-normanno. Le forze a disposizione di Arduino e dei Normanni di Aversa sono forse di nuovo in inferiorità numerica rispetto a quelle imperiali, però senz’altro ampliate rispetto al precedente scontro a Montemaggiore.
Exaugusto Boioannes tentare di isolare i suoi nemici a Melfi, dove ora sono asserragliati, e si accampa così nella vicina Montepeloso (oggi Irsina, in provincia di Matera), probabilmente con l’intenzione di procedere a un blocco o assedio di Melfi.
Guglielmo di Puglia mette in bocca al catapano un discorso, con il quale incoraggia i suoi uomini ricordando loro gli “antenati il cui coraggio fatto loro conquistare l’intero mondo”, e che “l’occidente e ogni altra parte del mondo una volta ci temevano.”
Non deve stupire il dettaglio irreale per il quale, per l’interezza di questo discorso, Guglielmo faccia chiamare da Boioannes i suoi uomini “Greci” e i riferimenti al passato vadano a Ettore, Filippo di Macedonia e Alessandro il Grande: è la concezione che ha Guglielmo, e ormai in generale l’Occidente, delle forze imperiali romane, viste appunto come “greche”.
Se Exaugusto Boioannes intende procedere con un assedio, Normanni e Longobardi, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di attendere.
Il 3 settembre, i Normanni riescono ad avvicinarsi di nascosto a Montepeloso, posizionandosi sul vicino Monte Siricolo. Da qui, lanciano una fulminea incursione contro Montepeloso, riuscendo a depredare gran parte del bestiame e dei cavalli dell’esercito di Boioannes.
Il catapano guida così i suoi fuori da Montepeloso, ma solo per ritrovarsi davanti, secondo Amato di Montecassino, le schiere nemiche che avanzano “in maniera ordinata, ma non di corsa”.
Il nemico stava aspettando l’esercito imperiale. L’esercito di Boioannes è stato attirato in trappola, fuori dalla protezione delle mura di Montepeloso.
Visto l’attacco a sorpresa, e non potendo fare affidamento sulla qualità delle sue truppe (forse in gran parte inferiore a quelle nemiche), Boioannes cerca una posizione più favorevole, ritirandosi verso un passo montano. Una posizione migliore “in cui riponevano più fiducia che in Dio”.
Dello scontro che segue sappiamo poco e nulla dello svolgimento, come le due precedenti battaglie del 1041.
Secondo le fonti, la battaglia va avanti per tutto il giorno, e anche i comandanti delle forze longobarde e normanne, Argiro e Guglielmo Braccio di Ferro, si lanciano in battaglia.
Secondo Amato di Montecassino, Guglielmo era stato colpito dalla febbre ed è infermo nella sua tenda. Ma venendo a sapere che i suoi uomini sono in difficoltà, si arma e si butta nella mischia.

La battaglia si risolve infine in un disastro per le forze imperiali.
I Variaghi e le forze precedentemente richiamate dalla Sicilia sono sbaragliate, e lo stesso Exaugusto Boioannes è preso prigioniero.
Sarà poi liberato dietro un lauto riscatto all’inizio del 1042, ma deposto dal suo incarico. Da qui in poi, di questo catapano non abbiamo più notizie nelle fonti.
L’alleanza longobardo-normanna finirà poi per frantumarsi, anche perché i Normanni sono ancora visti come dei semplici mercenari.
La realtà è però ormai molto diversa.
In capo a trent’anni, i Normanni saranno i veri signori del Meridione, e nel 1071 conquisteranno anche Bari, ultima roccaforte imperiale romana in Italia.
[Leggi anche L’assedio di Bari (1068-1071). La fine del Catepanato d’Italia]
[Leggi anche Imperatori in battaglia. Alessio Comneno alla battaglia di Durazzo (1081)]
[Leggi anche L’ultima campagna romana in Italia (1155-1156). Manuele Comneno e la guerra in Puglia.]
Bibliografia
Amato di Montecassino, 𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘕𝘰𝘳𝘮𝘢𝘯𝘯𝘪
Guglielmo di Puglia, 𝘎𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘙𝘰𝘣𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘞𝘪𝘴𝘤𝘢𝘳𝘥𝘪
Marco Scardigli 2012, 𝘓𝘦 𝘣𝘢𝘵𝘵𝘢𝘨𝘭𝘪𝘦 𝘥𝘦𝘪 𝘤𝘢𝘷𝘢𝘭𝘪𝘦𝘳𝘪. 𝘓’𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘦𝘷𝘢𝘭𝘦

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