Recensione: “Navi di Roma”, di Giuseppe Cascarino

Titolo: Navi di Roma. L’arte del dominio del mare.
Autore: Giuseppe Cascarino
Anno prima pubblicazione: 2020
Editore: Il Cerchio

Navi di Roma” è senza dubbio il saggio letto di recente che mi ha entusiasmato di più.

Pur appassionato e studioso di Storia militare antica e romana in genere, il mio focus è sempre stato rivolto primariamente agli eserciti campali dello Stato romano.

Ho sempre riservato poco tempo allo studio della marina (e del resto, quando si parla della macchina militare romana, ben pochi immaginano come prima cosa la flotta).

Questo è stato il motore principale che mi ha spinto alla lettura avida del libro: la speranza di colmare una lacuna delle mie conoscenze. E non ne sono stato affatto deluso.

A dirla tutta, “Navi di Roma” è forse attualmente uno dei libri migliori in circolazione sul tema della marina militare romana. Già abituato alla qualità dei manuali di Giuseppe Cascarino (ottimi compendi specialmente per chi per primo si approccia alle materie trattate nei suoi libri), devo dire che questo libro ha di gran lunga superato le mie aspettative.

Anzi, mi toccherà sicuramente rileggerlo, per via dell’immensa quantità di informazioni che contiene.

Ma andiamo con ordine, e vediamo come è fatto questo libro e perché ne sono rimasto così entusiasta.

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Partiamo dalla lunghezza: quasi 430 pagine. Un libro bello imponente, che già solo dal peso (nel senso più fisico del termine) vi farà pregustare l’enorme quantità di informazioni che contiene.

Dopo una necessaria premessa sul metodo di lavoro, Cascarino ci fa immergere subito nel tema con una necessaria introduzione squisitamente storica.

“Introduzione”…termine davvero riduttivo, trattandosi a dire il vero di quasi 130 pagine, che partono dall’inizio della Storia della navigazione, ci conducono attraverso i secoli di costruzione del dominio romano sui mari, e si vanno a concludere (bellissima ciliegina sulla torta che ho apprezzato moltissimo) con il periodo cd. medio-bizantino (IX-XI sec.).
Come scrive lo stesso Cascarino, “Non si ricorda mai abbastanza che la Storia di Roma antica non termina con la data convenzionale della caduta dell’impero d’occidente”.

Già solo l’introduzione storica è un piccolo saggio a sé ricco di informazioni, e che si prende la briga di smontare alcuni falsi miti ancora assodati.

Uno, in particolare, quello che mi è piaciuto di più scoprire: la vulgata che vorrebbe i Romani totalmente estranei al mare, tanto da iniziare a costruire la loro prima flotta solo durante la Prima Guerra Punica copiando una quinquireme cartaginese…be’, null’altro è che un’invenzione (o meglio, un’interpretazione poco accurata di un celebre passo di Polibio).

Leggendo “Navi di Roma” scoprirete tra le altre cose che, allo scoppio delle Guerre Puniche, Roma aveva dimestichezza col mare almeno da tre secoli.

Dopo l’introduzione storica, si entra negli aspetti più tecnici e materiali del tema, con poco più di 70 pagine dedicate alla costruzione delle navi antiche e a un glossario ricco e assolutamente completo di tutte le parti delle imbarcazioni – con riferimento puntuali, precisi e continui alle fonti.
Dalla chiglia agli alberi, dai remi fino alla più minuta sassola, non vi è elemento che venga trascurato.

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Arrivati così a pagina 215, praticamente a metà del volume, finalmente arriviamo alla sezione che penso sia quella che interessi maggiormente i più, insieme all’introduzione storica: i tipi di nave.

Un capitolo lungo circa come il precedente, nel quale non sfugge neppure un tipo di imbarcazione. E quando dico che non ne sfugge nessuno, intendo che Cascarino si dedica tanto alle navi militari (anche qui arrivando fino al pieno Medioevo) e ausiliarie, quanto alle navi da carico e ad uso solo commerciale, spiegando anche le differenze tra le due famiglie.

Sarete probabilmente sorpresi di scoprire l’infinità di navi che sono state create e che coesistevano nel mondo antico. Di alcune, come il pristis, il celes o il thalamegus, probabilmente non avrete mai nemmeno sentito parlare.

Anche in questo capitolo, il lavoro certosino svolto dall’autore sulle fonti è a dir poco fenomenale.

Un “breve” capitolo di una cinquantina di pagine è poi dedicato agli uomini che animavano le navi romane e permettevano loro di esistere, manovrare e combattere, con tanto di spiegazione dettagliata della gerarchia di comando della flotta romana, della vita a bordo, nonché alle tecniche di combattimento navale e alle armi montate sulle navi (anche qui smontando qualche mito, come quello del “corvo”), nonché alle tattiche vere e proprie.

Cascarino non lascia nulla al caso, e ciò si evince dall’ultimo capitolo del libro, dedicato alla tecnica della navigazione.

Ovvero, spiegando per filo e per segno come esattamente i Romani sfruttassero le loro vele e i venti, le rotte e i sistemi di orientamento, la strumentazione tecnica e le difficoltà che i naviganti dell’antica Roma dovevano affrontare nei loro viaggi per mare, fossero essi civili o militari.
Anche qui, naturalmente, con un rimando continuo e costante alle fonti antiche.

Arrivati alla fine, probabilmente non riuscirete a ricordarvi tutto quel che questo libro contiene e, come accennato, dovrete rileggerlo, o studiarlo capitolo per capitolo.
Ma avrete concluso la lettura con la bella sensazione che finalmente ne sapete qualcosa di più su un tema riguardo al quale vi sarà difficile trovare un libro corposo, dettagliato e bello come questo.

Ah, dulcis in fundo: chi già ha suoi manuali se lo aspetta, ma sappiate che “Navi di Romaè pieno di illustrazioni, tanto di fonti antiche quanto soprattutto di ricostruzioni grafiche, realizzate a opera dello stesso Cascarino.

Se siete appassionati di Storia militare in genere e romana in particolare, sia che al tema della marina vi approcciate quasi da zero come il sottoscritto o se già avete una base a riguardo, Navi di Roma” di Cascarino è un volume che sicuramente deve avere un suo spazio nella vostra libreria.

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