186 a.C.: abolizione dei Baccanali

I Baccanali erano una serie di feste orgiastiche del culto orfico-dionisiaco, importate a Roma dalla Magna Grecia, dove erano molto popolari, attraverso l’Etruria.

Tutto ciò che noi sappiamo riguardo a queste festività ci è noto dai racconti di Tito Livio. Lo storico ci conferma l’origine ellenica di questo culto, ma ci dice anche che ben presto questo prese delle pieghe alquanto immorali con orge e azioni delittuose.

A Roma, i Baccanali erano svolti tre volte l’anno nel bosco di Stimula, presso il colle dell’Aventino.

Inizialmente, a queste celebrazioni prendevano parte solo le matrone romane.
In seguito, furono ammessi anche gli uomini, e le adunanze divennero cinque ogni mese. Ben presto Roma, sempre sospettosa della novità, riconobbe in questi rituali una pericolosa setta per l’ordine morale e sociale.

Le prime restrizioni riguardo a questo culto vennero emanate nel 186 a.C., anno in cui alcune matrone, e non solo, vennero accusate di stuprum e di venera, assieme ad altri capi d’accusa.
Furono inoltre sciolte tutte le associazioni bacchiche esistenti nell’Urbe e nella Penisola, anche nelle città alleate.

Le celebrazioni vennero del tutto abolite, se non per qualche speciale occasione, previa autorizzazione del Senato, e a condizione che a tali occasioni non partecipassero più di cinque persone (due uomini e tre donne).

Di questo avvenimento storico, gli studiosi hanno dato innumerevoli interpretazioni.

Opinione comune è che si trattò di una questione di difesa dell’integrità del corpo civico romano. La sessualità irregolare matronale continuava ad esser oggetto di repressione per i Romani, al fine di salvaguardare l’essenza dello Stato romano, ossia una società patriarcale strutturata in gentes.

Inoltre, il governo romano non avrebbe potuto tollerare che giovani potessero esser iniziati da donne (compito che invece spetterebbe ai patres) a culti orgiastici, in netta contrapposizione alla tradizione, che attraverso la religione cercava di formare cittadini, guerrieri, e padri.

Allo stesso tempo, i Baccanali aprivano le loro porte anche a persone di estrazione sociale molto bassa, che in questi riti vedevano una possibilità di riscatto dalla propria condizione umile, e di metter in atto forme d’aggregazione organizzate. Fatto, ovviamente, che li rendeva estremamente pericolosi per l’ordine pubblico.

Letture consigliate:

F. Cenerini 2013, La donna romana

F. Dupont 2000, La vita quotidiana nella Roma repubblicana


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