Livia, prima imperatrice di Roma

Livia Drusilla nacque nel 58 a.C., figlia di Marco Livio Druso Claudiano.

Il padre di Livia era un esponente della gens Claudia, importante e nobile famiglia dell’Urbe. Era entrato a far parte della gens Livia con il sistema dell’adozione.

Druso Claudiano era un acerrimo nemico di Cesare e sostenitore di Cassio e Bruto, con i quali combatté nella battaglia di Filippi del 42 a.C.

Vedendo svanire ogni possibilità di vittoria, il padre di Livia si suicidò subito dopo lo scontro.

All’età di quindici anni, l’anno prima di Filippi, Livia Drusilla era andata in sposa al cugino Tiberio Claudio Nerone, figlio dello zio paterno.

Ritratto di Livia Drusilla.

Dopo la morte di Druso Claudiano, il marito di Livia portò avanti l’odio familiare per la gens Iulia, tanto da prender parte al Bellum Perusinum (41-40 a.C.), in Italia.

Tuttavia, i rivoltosi furono sconfitti dal giovane Ottaviano.

Tiberio Claudio Nerone, Livia e il figlio Tiberio, di appena due anni, furono costretti alla fuga.
Dapprima tentarono di rifugiarsi presso Sesto Pompeo, che stava però segretamente già trattando i termini di pace con Ottaviano. In un secondo momento passarono in Grecia, dove speravano di congiungersi con Antonio.

Ma anche Marco Antonio giunse a un accordo con Ottaviano, nel 39 a.C., noto come patto di Miseno.
Questo patto tra Antonio, Ottaviano e Sesto Pompeo legava saldamente i tre uomini attraverso una serie di matrimoni, secondo una strategia abbondantemente in uso già in età repubblicana.

L’anno precedente, Antonio aveva sposato Ottavia Minore, sorella di Ottaviano, mentre Ottaviano aveva preso in moglie Scribonia, zia della moglie di Sesto Pompeo.
Il futuro imperatore aveva inoltra promesso a Sesto Pompeo l’unione tra sua figlia e il piccolo Marcello, figlio di Ottavia e figliastro di Antonio.

Il matrimonio con Ottaviano

Capendo che ormai le circostanze non erano più favorevoli, Tiberio Claudio Nerone fece ritorno nella Penisola con la sua famiglia per cercare di realizzare anche lui una pacificazione.
Egli incontrò Ottaviano nel giorno della depositio barbae – il futuro princeps aveva ventiquattro anni.

Gli storici antichi Tacito, Cassio Dione e Svetonio (nostre principali fonti sulla vita della prima imperatrice di Roma), ci raccontano che proprio durante questo incontro Ottaviano rimase folgorato dalla bellezza della diciottenne Livia, tanto da chiederla in sposa nonostante fosse incinta di Druso.

Sentimento, a quanto pare, ricambiato dalla stessa Livia.

Tuttavia, secondo alcuni studiosi, la storia del colpo di fulmine, per quanto romantica, non può essere giudicata troppo realistica.
Questo specie se si tiene conto dell’indole vendicativa di Livia e del rancore che la fanciulla sicuramente avrebbe potuto recare nei confronti del futuro Augusto, che aveva causato la morte del padre e le peripezie della sua famiglia in fuga dall’Italia.

È più prudente ritenere che Livia sia stata convinta ad andare in sposa a Ottaviano. Fu lo stesso Claudio Nerone ad accompagnarla alla cerimonia e a omaggiare i due sposi di lussuosi doni.

L’unione tra Ottaviano e Livia fornì al futuro imperatore tutta una serie di vantaggi, non ultimo l’appoggio delle due gentes Livia e Claudia.

Inoltre, questo matrimonio siglava un accordo tra Ottaviano e l’aristocrazia romana tradizionalista, fedele al mos maiorum.

Ovviamente, Ottaviano dovette ricevere dei permessi dal Senato per sposare la donna, visto che Livia era già incinta del secondogenito dal precedente matrimonio.

Ad appena tre mesi dalle nozze nacque il piccolo Druso, che venne affidato alle cure del padre. Tiberio Claudio Nerone morì però nel 38 a.C.
In punto di morte, l’uomo affidò così sia Druso che Tiberio alla tutela di Ottaviano.

Ritratti di Augusto (Gliptoteca di Monaco) e Livia (museo del Louvre)

L’ostilità delle donne di casa: Ottavia e Giulia Maggiore

Nella sua nuova casa Livia non si doveva sentire molto a suo agio, specie a causa delle altre donne della gens Iulia, in primo luogo le due sorelle di Ottaviano: Ottavia Maior e Minor.
Quest’ultima in particolare, di sei anni più grande di Ottaviano, esercitava un potere immenso sul fratello. Era una donna dalla forte personalità, seria, affettuosa e virtuosa.

Ottavia Minor aveva sposato in prime nozze Marcello, membro in vista del Senato ed ex console, e in seconde Marco Antonio, che amò profondamente.

Nonostante fosse stata ripudiata dal secondo marito per Cleopatra, Ottavia non smise mai di amarlo, tanto che dopo la sua morte non volle mai più risposarsi.

Passò il resto della sua esistenza a badare ai suoi cinque figli – i primi tre avuti da Marcello e due figlie avute dall’unione con Antonio.
Ottavia si occupò inoltre del figlio che Marco Antonio aveva avuto dal precedente matrimonio con Fulvia (Iullo Antonio) e dalla regina Cleopatra (Cleopatra, Alessandrio Elio, Tolomeo Filadelfo e Cleopatra Selene).
Ottaviano le affidò anche la custodia di Giuba di Numidia, futuro re di Mauretania.

In questa situazione, e vista anche la presenza di Giulia, figlia avuta da Ottaviano con Scribonia, Livia sarebbe stata di sicuro più avvantaggiata se avesse generato un figlio con il princeps.
Sfortunatamente, dopo un aborto, ella non fu più in grado di avere figli.

Nonostante questo e nonostante la presenza di Ottavia, il futuro imperatore era completamente soggiogato dall’influsso che Livia esercitava su di lui.

Ritratto di Ottavia (Museo dell’Ara Pacis)

Nel 26 a.C., Ottaviano si accordò con la sorella sul fidanzamento dei rispettivi figli, Giulia e Marcello.

Sfortunatamente, il giovane Marcello morì nel 23 a.C. a seguito di una malattia, lasciando la madre Ottavia in preda a uno sconforto dal quale non si riprese mai e che la allontanò sempre più dalla vita pubblica.
Venne definita “madre inconsolabile”.

Tutto il contrario di Livia quando nel 9 a.C. perderà il figlio Druso, morto per una caduta da cavallo in Germania.
In questo frangente, Livia sarà definita “madre eroica” perché sopportò il dolore per la perdita del figlio in maniera stoica, al contrario di Ottavia.

Cassio Dione, a proposito della morte di Marcello, ci ricorda i contrasti tra Ottavia e Livia. Quest’ultima venne addirittura accusata di essere stata responsabile della morte del giovane, ma anche lo stesso storico si dimostra scettico al riguardo.

Augusto, per timore di morire senza eredi, col consenso della sorella fece divorziare l’amico e compagno di sempre Agrippa da Marcella (sorella di Marcello) e lo costrinse a sposare Giulia.

Una scelta azzeccata: l’unione tra i due fu felice e prolifica.
Agrippa era molto affascinato da Giulia per il suo intelletto e la sua vivacità, anche intellettuale.

Giulia e Agrippa ebbero ben cinque figli. Due di questi, Lucio e Gaio Agrippa, vennero adottati da Augusto, che li associava così in modo diretto alla dinastia.
I due fratelli ricevettero diversi titoli e incarichi, ma morirono entrambi prematuramente, rispettivamente nel 2 e nel 4 d.C., a diciannove e ventiquattro anni.

Due morti che si aggiungevano a quella già sopraggiunta del padre.

Nel 12 a.C., Agrippa era infatti morto improvvisamente.

Giulia era stata così costretta dal padre a prendere come sposo Tiberio, che ella considerava di rango inferiore.

Al contrario del precedente, il matrimonio tra Giulia e Tiberio non fu affatto felice. I due erano estremamente diversi, così come Giulia era molto diversa dalla morigerata e parsimoniosa Livia: era una donna ribelle, un’intellettuale, affamata di conoscenza, arte, musica, danza e letteratura.

La coppia ebbe un bambino, che morì ben presto.

Giulia cercò poi di screditare il marito agli occhi del princeps. Tiberio, preoccupato per la situazione, si ritirò in esilio volontario a Rodi nel 6 a.C., nonostante sia Augusto che Livia avessero tentato di trattenerlo.

Vista la situazione, Giulia, che aveva progetti ambiziosi e voleva sbarazzarsi di Livia e dell’influenza che questa aveva sul padre, pianificò una congiura per spodestare entrambi.
Giulia riunì attorno a sé tutta una serie di personalità giovani e ben in vista, tra le quali Iullo Antonio (ricco, console e figura autorevole, figlio di Marco Antonio e Fulvia) e alcuni parenti della madre Scribonia.

I congiurati erano legati da ideali politici decisamente non in linea con la visione morigerata augustea, né con la politica poco aggressiva ed espansionistica in Oriente.

Pare però vi fossero anche motivazioni ben lontane dagli ideali repubblicani.

In particolare, Iullo Antonio chiedeva un’impronta più autocratica e militarista alla monarchia di Augusto, sul modello delle corti ellenistiche.
Cassio Dione arriva a scrivere che Iullo Antonio agì spinto dal desiderio di farsi re.

La propaganda augustea non esitò a condannare e paragonare l’unione fra Giulia e Iullo a quella di Marco Antonio e Cleopatra, pericolosa per la salvaguardia dello Stato.

La congiura tuttavia fallì, poiché Augusto fu informato in tempo.

Il princeps decise di risolvere la faccenda in maniera inusuale.

Relegò l’accaduto alla sfera privata, facendo credere che la figlia fosse rea di adulterio con Iullo Antonio e altri congiurati, in modo tale da risolvere la questione ai sensi della Lex Iulia de adulteriis coercendis.

Augusto condannò quindi il figlio di Marco Antonio a morte e confinò Giulia nell’isola di Pandataria, l’odierna Ventotene. Giulia venne privata di ogni bene e venne estromessa dalla gens Iulia.
Le venne addirittura proibita la sepoltura accanto al sepolcro del padre.

Ritratto di Giulia Maggiore (Altes Museum, Berlino)

Augusto non perse la speranza di nominare come erede un suo parente, adottando Agrippa Postumo e il figliastro quarantaseienne Tiberio nel 4 d.C.

Agrippa Postumo venne però fatto passare per folle e incapace a governare a causa del suo carattere, probabilmente proprio da Livia e Tiberio. Postumo era infatti l’ultimo ostacolo all’ascesa del figlio di Livia.

Tiberio venne tuttavia obbligato a sua volta ad adottare suo nipote Germanico (figlio dell’unione di Druso ed Antonia minore, una delle figlie di Ottavia e Marco Antonio).

Poco dopo scoppiò anche lo scandalo di Giulia Minore, seconda figlia di Giulia, accusata anche lei di adulterio ed esiliata.

Anche in questo caso, alcuni studiosi ritengono che dietro l’accaduto si nasconda un complotto ordito da Livia e Tiberio.

Ormai non vi erano più donne della famiglia Giulia a contrastare il potere di Livia.

Livia e Ottavia: rappresentazione di due donne imperiali

L’immagine che gli autori antichi ci riportano della figura di Livia è un’eterna alternanza tra due figure contrapposte.

Da una parte, Livia è presentata come moglie devota, parsimoniosa, irreprensibile, sempre intenta nelle tipiche attività femminili di tessitura e filatura. Vestiva inoltre in modo sobrio e senza alcun accessorio (in linea con la volontà moralizzatrice di Augusto).

Dall’altra, le fonti restituiscono l’immagine di una donna spietata e assetata di potere, protagonista di una complicatissima lotta dinastica.
Lo stesso pronipote Caligola, non senza un pizzico di ironia, definì Livia come Ulixem Stolatam (“Ulisse in gonnella”), esperta di intrighi e inganni.

Livia all’interno della domus imperiale prendeva importanti decisioni politiche, oltrepassando il limite tra la sfera pubblica e quella privata.
Proprio la nuova politica inaugurata dal marito apriva nuovi margini di movimento per le donne della famiglia imperiale, dato che la dimensione domestica e pubblica tendevano a sovrapporsi.

La prima imperatrice venne rappresentata anche come personificazione di alcune divinità, tra le quali la dea Concordia, come si può vedere da numerose statue ritrovate in molte parti dell’impero. Ciò potrebbe derivare dalla sua funzione di mediatrice e benefattrice di singoli individui o intere comunità, dovuta alla sua vicinanza con l’imperatore.

Statua di Livia rappresentata come Cerere (museo del Louvre)

Al contrario di Livia, Ottavia incarnava invece solo il modello tradizionale femminile del mondo romano, opportunamente adattato alle circostanze dei tempi.
Ottavia è descritta come sorella devota e affezionata del vincitore della guerra civile e signore dell’impero.
Le fonti che la riguardano risentono fortemente della propaganda augustea e tendono ad enfatizzarne le qualità fisiche, morali e intellettuali.

Lo stesso Plutarco definisce Ottavia un “tesoro di donna”, bella dentro e fuori, secondo i consolidati stilemi dell’immagine della matrona ideale.

In particolare, Plutarco ci ricorda l’importante ruolo di mediazione svolto dalla donna durante gli accordi di Taranto del 37 a.C.
L’autore raffigura la volontà di pace perseguita da Ottaviano, screditando Antonio e facendo ricadere su di lui la responsabilità degli scontri successivi. La storiografia augustea insiste sull’amore malato di Marco Antonio e Cleopatra, mostrando Ottavia come l’unica moglie legittima e devota.

Tale nobile comportamento era stato pubblicamente riconosciuto da Ottaviano nel 35 a.C., momento in cui il futuro imperatore concesse onori sia alla sorella che alla moglie.

Livia e Ottavia vennero anche omaggiate con l’erezione di statue, veri e propri ritratti, fino a quel momento prerogativa maschile – fatta eccezione per due casi isolati di epoca repubblicana: la statua equestre di Clelia, figura mitica, e una di Cornelia, madre dei Gracchi.

Ritratto di Livia (Museo Arqueológico Nacional de España, Madrid)

La fine di Livia

Nella concezione del potere sostenuta da Tiberio, la posizione della madre nella partecipazione alle cerimonie pubbliche non venne scalfita.

Nel privato, la realtà era però molto diversa.

Il figlio cercò di ostacolare la madre con ogni mezzo, soprattutto dopo la morte di Augusto. Questo anche in opposizione al Senato, che intendeva concedere titoli pomposi alla prima imperatrice.

Livia morì nel 29 d.C., all’età di ottantasette anni. Tiberio fece in modo di svolgere una cerimonia funebre modesta e sobria.
Proibì l’apoteosi della madre, con la scusa che questa fosse una delle volontà della defunta.

Solo nel 41 d.C. l’imperatore Claudio concesse la deificazione di Livia, equiparandola in tal modo ad Augusto nel culto divino.

Bibliografia

E. Cantarella 2010, L’ambiguo malanno

F. Cenerini 2013, La donna romana

F. Chausson 2013, La famiglia di Augusto: uno sguardo d’insieme, in Augusto, a cura di E. La Rocca, C. Parisi Presicce, A. Lo Monaco, C. Giroire, D. Roger, pp. 72-79

V. A. Siragio 1979, Livia Drusilla. Una nuova condizione femminile, in “Invigilata Lucernis” 1, pp. 171 ss.


Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s