Il dramma della guerra civile. Padri e figli (Bedriaco, 69 d.C.)

Tra i conflitti più significativi della Storia romana, nonché tra i più sanguinosi e devastanti, dalla tarda repubblica fino alla fine del Medioevo, vi sono conflitti che hanno posto Romani contro altri Romani.

Tuttavia, non sappiamo molto, se non quasi nulla, di cosa ne pensassero e cosa provassero i soldati direttamente coinvolti in queste guerre.

In molti casi possiamo immaginare, leggendo tra le righe delle fonti, che la cosa più importante fosse l’attaccamento al proprio comandante e alla sua causa, cosa che forse avrà aiutato a considerare gli avversari come “traditori” – cosa che aiutava anche a non farsi troppi problemi nel massacrare altri Romani, compresa la popolazione civile.

Eppure, per tanti soldati Romani la guerra civile deve essere stato un vero dramma, nel quale molti legionari avrebbero finito per scontrarsi sul campo di battaglia con amici e familiari.
Un’eventualità che avrà portato forse a domandarsi perché si era costretti a uccidersi tra Romani.

Un caso drammatico in questo senso ce lo racconta Tacito, parlando della seconda battaglia di Bedriaco (o di Cremona), la battaglia decisiva del fatidico “anno dei quattro imperatori” (69 d.C.), durante la quale un figlio uccise il proprio padre.
Una testimonianza rara che vale la pena condividere, che Tacito correda con un durissimo commento di critica alla guerra civile, che nel 69 d.C. fu particolarmente spietata.

“Significativo rilievo diede alla strage l’uccisione di un padre per mano del figlio. Ricorderò i fatti e i nomi come li riferisce Vipsanio Messalla.

Giulio Mansueto, originario della Spagna, appartenente alla legione Rapax, aveva lasciato a casa il figlio ancora bambino.
Costui si fece grande, fu arruolato da Galba nella Settima legione; volle il caso che si trovasse di fronte il padre: lo colpisce, lo abbatte e, mentre lo spoglia, il morente è da lui riconosciuto e lo riconosce.

Allora se lo stringe spirante tra le braccia e, in singhiozzi, supplicava i mani paterni che si lasciassero placare e non lo rifiutassero come parricida.

Quel delitto è di tutti: che parte poteva avere un solo soldato nella guerra civile?

Il figlio solleva il corpo, scava la fossa, rende al padre le estreme onoranze. Videro questi i più vicini, poi lo seppero tanti altri, e per tutto l’esercito si diffonde stupore, pena, esecrazione di una guerra come nessun’altra feroce.

Senza sosta intanto trucidano, spogliano parenti, consanguinei, fratelli; dicono che è un delitto e intanto lo compiono.”

[Tacito, Historiae, III, 26]

Fonti

Tacito, Storie


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