Cammei nella Roma Antica

Col termine cammeo, la cui origine è ancora oggi del tutto ignota, si indica una gemma lavorata a rilievo, nella quale si utilizzano diversi strati delle pietre dure per esaltare la differenza della cromia nei vari piani del rilievo.

In epoca Romana, i cammei erano generalmente intagliati in pietre della famiglia dei quarzi.

Spesso per tali lavori veniva usata la sardonice (ricordata anche da Plinio: “le sardonici, come si evince dal nome, sono riconoscibili da una parte bianca posta sopra la sarda, cioè come la carne sovrapposta all’unghia umana”).

Per le gemme più piccole si preferiva una sardonice indiana, poiché sulla parte superiore più esterna presenta un colore bianco / giallastro, simile all’avorio, mentre sul fondo ha un colore scuro.
In alternativa, si preferiva quella arabica, che ha tonalità tendenti al bluastro (amata soprattutto nel periodo augusteo).

I cammei, in generale, vennero sempre prodotti in numero inferiore rispetto alle più semplici pietre intagliate, soprattutto per la difficoltà nel trovare pietre adatte e per la complessità della realizzazione.

Veri e propri cammei appaiono, in un primo momento, nell’arte ellenistica, soprattutto nelle fastose corti dell’Egitto e dell’Asia Minore. I più antichi cammei ritrovati risalgono all’inizio del III a.C. in sepolture della Crimea.

I cammei ellenistici spiccano soprattutto per le tonalità e la plasticità della raffigurazione.
Quelli romani invece si distinguono per la freddezza di espressione, ma eleganza nell’esecuzione, ed evitano del tutto quello stile arcaico tipo invece degli intagli.

I soggetti raffigurati sono spesso di tipo allegorico, mitico, o orientaleggiante, ma non mancano anche effigi e gesta degli imperatori.

Uno dei cammei più particolari fu ritrovato nel 1924, e raffigura una mano che con l’indice ed il pollice tira un lobo d’un orecchio, il tutto coronato da un’iscrizione greca, MNHMÓNEYE, ovvero “ricorda” – un motivo che si trova ripetuto nel corso del tempo, come in questo anello-chiave di III-IV sec. d.C.

Probabilmente, si trattava di un regalo tra due innamorati.
Il gesto raffigurato è appunto quello del ricordo: infatti, per i Latini, ma anche nella Grecia Antica, la memoria risiedeva nell’orecchio!

Anello-chiave con cammeo, III -IV secolo d.C.

Letture consigliate

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia


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