Recensione: “La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’Impero”, di Jérôme Carcopino.

Titolo: “La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’Impero”
Titolo originale: “La vie quotidienne à Rome à l’apogée de l’Empire”.
Autore: Jérôme Carcopino
Anno prima pubblicazione: 1939 (prima pubblicazione italiana: 1941).
Editore: Editori Laterza

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Prima di libri comeUna giornata nell’antica RomaeImpero” di Alberto Angela, il testo di riferimento per quanto riguarda la quotidianità degli antichi Romani era sicuramenteLa vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’Impero“, del grande storico francese Jérôme Carcopino.

Per quanto ormai parecchio datato (la prima pubblicazione infatti è del 1939), in realtà il testo di Carcopino rimane ancora oggi uno strumento utilissimo per conoscere e districarsi nel mondo quotidiano dell’antica Roma – uno strumento ricchissimo di citazioni di fonti antiche, particolarmente quelle scritte.

Per dare un contesto ben preciso e una metodologia di lavoro, Carcopino inizia delimitando geograficamente e temporalmente ciò di cui il libro si occupa, ovvero la sola Roma del periodo tra il I e il II sec. d.C. 
I motivi sono spiegati da Carcopino stesso:

Se si vuole evitare che la ‘vita del romano’ si perda negli anacronismi o si irrigidisca nell’astrazione, bisogna cominciare a studiarla nei limiti concreti di un periodo rigorosamente definito. Nulla cambia così rapidamente come le abitudini degli uomini. […] io mi limiterò deliberatamente alla generazione che, nata alla fine del principato di Claudio, o all’inizio del regno di Nerone, verso la metà del primo secolo dopo Cristo, poté raggiungere gli anni di Traiano (98-117) e di Adriano (117-138) […] questa è la generazione di cui i documenti concorrono ad offrirci un quadro più preciso.[…]

[…] le giornate del romano, suddito dei primi Antonini, che noi ci proponiamo nei successivi momenti, trascorreranno esclusivamente in città, o piuttosto nella città per eccellenza – l’Urbs -, a Roma, centro e culmine dell’universo, regina orgogliosa e sazia di un mondo che proprio in questo periodo sembra essere definitivamente pacificato.

Il libro esplora a fondo il mondo quotidiano degli antichi Romani, a partire dagli spazi fisici e mentali nei quali questi abitavano – a questi aspetti è dedicata tutta la prima parte del libro, “L’ambiente della vita romana”. 

Carcopino parte da lontano per poi restringere la visuale: dal territorio laziale alle mura di Roma, dalle mura alla massa degli edifici e alle strade, dagli edifici alle singole case e appartamenti. Per analogia, poi, dall’ambiente fisico Carcopino passa a esplorare “l’ambiente morale” (un’intera sezione del libro è così intitolata), portandoci con uno sguardo approfondito nella società e nella sua rigida divisione, nelle istituzioni matrimoniali, nel mondo dell’educazione e della vita religiosa, nei valori di quel periodo storico.

Attraverso l’analisi di questi spazi, impariamo così come fossero gli spazi fisici e della mente dei Romani, così da meglio comprendere il perché di taluni comportamenti, da dove derivano, a cosa porteranno – Carcopino fa poi ripetutamente accenni e paragoni al mondo presente, per meglio aiutarci a comprendere il mondo che sta raccontando.

Dopo aver sistematicamente affrontato il tema degli spazi, l’autore dedica la seconda parte del libro – circa la metà – a “L’impiego del tempo”. Ci viene illustrata così la scansione della giornata e del calendario presso i Romani; come questi si preparavano alla giornata e quali fossero le occupazioni principali; e, naturalmente, come i Romani decidevano di occupare il tempo libero, tra spettacoli circensi e teatrali, tra sport e terme.

Uno dei grandi pregi del libro di Carcopino è l’aderenza pedissequa alle fonti consultate, spesso citate, sia in lingua originale che in traduzione, dandoci veramente un assaggio molto colorito di cosa doveva essere la vita quotidiana a Roma tra I e II sec. d.C.

Il libro non è esente da alcune pecche, ma bisogna avere la mentalità giusta per comprenderle e porle nel loro contesto. 
Come accennato, infatti, il libro è del 1939. Per cui, da una parte il linguaggio e la scelta di lessico può a volte risultare pesante per il lettore moderno, anche se ciò a mio parere non inficia la scorrevole lettura del testo. 
Molti di voi poi potrebbero storcere il naso per alcune uscite dell’autore che, al giorno d’oggi, non tarderebbero a essere bollate come “sessiste” e “politicamente scorrette”. Tuttavia, va appunto sempre tenuto a mente, durante la lettura, che il libro è stato scritto da un uomo del suo tempo, per il quale scrivere o pensare determinate cose era perfettamente normale.
In questo senso, un altro pregio del libro, letto oggi, è che può anche essere preso come fonte indiretta per quanto concerne il periodo nel quale è stato scritto: un saggio storico “su due livelli”, per così dire.
Il periodo nel quale è stato scritto, inoltre, impediva in qualche modo all’autore di trattare in modo troppo approfondito temi molto intimi della vita quotidiana, come la sessualità – temi che oggi, fortunatamente, sono ampiamente trattati anche da testi divulgativi come, per citarne uno, “Amore e sesso nell’antica Roma“, sempre per mano di Alberto Angela.

Il libro, nonostante l’età, rimane un contributo prezioso per chiunque desideri approfondire in modo puntuale e preciso una parte della Storia romana che spesso è lasciata da parte, a favore della sola narrazione delle gesta militari dei Romani. 
Un libro che ogni appassionato di Storia romana dovrebbe avere nella propria libreria.

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