La Seconda Guerra Punica in Spagna (3). La battaglia di Dertosa (215 a.C.)

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Dopo aver faticosamente chiuso l’anno precedente sedando la rivolta dei Turdetani, nel 215 a.C. Asdrubale Barca era finalmente pronto a marciare in supporto di Annibale in Italia.

Nonostante la lettera allarmante inviata da Asdrubale al senato cartaginese, quest’ultimo era risoluto a proseguire col piano di inviare il più presto possibile rinforzi in Italia – teatro bellico che era evidentemente visto come più importante per il conseguimento della vittoria nella guerra, anche a seguito delle vittorie riportate da Annibale.

Dall’Africa fu così inviato un comandante di nome Imilcone, con al seguito un esercito e una flotta (la cui consistenza non è specificata dalla nostra fonte principale, Tito Livio) “per preservare e difendere la Spagna sia dalla terra che dal mare”.

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I preparativi di Asdrubale e la contromossa degli Scipioni

Imilcone, essendo probabilmente stato avvisato della delicata situazione nella penisola iberica – dove la maggioranza delle popolazioni autoctone era ormai apertamente ostile a Cartagine –, prese tutte le precauzioni del caso. Dopo aver messo in secca le navi, si assicurò di proteggerle costruendo un terrapieno difensivo; la fonte non lo specifica, ma viste le precauzioni è possibile che Imilcone non fosse sbarcato presso Nuova Cartagine. Dopodiché si recò in tutta fretta da Asdrubale (che non è indicato dove si trovasse in quel momento) con un corpo scelto di cavalleria, comportandosi in modo egualmente cauto sia passando in territori di popoli iberici la cui fedeltà era incerta, sia attraversando le terre di popolazioni apertamente nemiche.

Asdrubale, una volta ricevuto Imilcone, apprese delle decisioni del senato cartaginese e a sua volta diede istruzioni al comandante delle nuove forze sulla prosecuzione della guerra nella penisola iberica. Imilcone tornò molto in fretta al suo campo, “salvato più di ogni altra cosa dalla sua celerità, poiché lasciava ogni luogo prima che la popolazione potesse cospirare”, come commenta Livio.

Il comandante barcide iniziò velocemente i preparativi per la marcia verso l’Italia, principalmente esigendo e raccogliendo in tutta fretta tributi dalle popolazioni iberiche sottomesse ai Cartaginesi. Questa operazione, che molto probabilmente non aiutò affatto a diminuire il crescente astio degli Iberici nei confronti di Cartagine, aveva motivazioni estremamente pratiche, come ci spiega Livio: “[Asdrubale] Sapeva che Annibale si era comprato il passaggio attraverso alcune popolazioni; che non aveva ausiliari Gallici ma che questi venivano reclutati; e che se avesse intrapreso una marcia tanto ardua senza denaro, avrebbe a malapena raggiunto le Alpi”.

Dopo aver raccolto i tributi, Asdrubale si mise finalmente in marcia con il suo esercito, la cui consistenza e composizione ci sono purtroppo sconosciute – anche se, da un successivo passaggio di Livio e incrociando le fonti, possiamo suppore vagamente tra i 20.000 e i 25.000 uomini –, per attraversare il fiume Ebro e raggiungere Annibale in Italia.

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Ritratto monetale di Asdrubale Barca.

Nel campo romano, intanto, ci si preparava, con eguale fretta e con grande preoccupazione, a ricevere e bloccare Asdrubale. I due Scipioni erano infatti molto preoccupati di un possibile invio di rinforzi cartaginesi dalla Spagna all’Italia, poiché “quando era così difficile tenere testa ad Annibale da solo in Italia, sarebbe stata la fine del potere romano in Spagna, fosse riuscito Asdrubale a unirsi a lui con un esercito dalla Spagna”.

Radunato l’esercito, gli Scipioni attraversarono il fiume Ebro. Anche in questo caso non sappiamo quanti uomini componessero l’esercito romano, ma dai resoconti delle battaglie precedenti si può ipotizzare un numero tra i 20.000 e i 25.000 uomini, compresi gli alleati iberici.

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I Romani, dopo aver discusso se affrontare direttamente Asdrubale o se attaccare i suoi alleati, optarono per la seconda opzione, mettendo sotto assedio la città di Ibera (la cui localizzazione esatta non ci è nota), uno degli insediamenti più ricchi della zona.

Asdrubale Barca, venuto a sapere dell’assedio, invece di correre in soccorso dei suoi alleati o di proseguire la sua marcia, decise di mettere sotto assedio una città (della quale Livio non specifica il nome) che si era precedentemente messa sotto la protezione dei Romani. Pur avendo probabilmente agito con lo scopo di far smuovere i Romani dall’assedio di Ibera, in quel momento “le operazioni di guerra si rivoltarono contro lo stesso Asdrubale”, come commenta Livio.

Gli Scipioni abbandonarono l’assedio di Ibera e si fecero avanti per affrontarlo, ponendo l’accampamento di fronte a lui, probabilmente nei pressi della città di Dertosa – anche se in realtà Livio non specifica mai la località esatta della battaglia.

La battaglia di Dertosa

Dopo che i Romani ebbero posto l’accampamento di fronte a quello di Asdrubale, a circa cinque miglia, per alcuni giorni non vi fu battaglia vera e propria, ma solo alcune schermaglie. Infine, come si fossero messi d’accordo, entrambi gli eserciti si schierarono sul campo di battaglia lo stesso giorno.

Livio descrive in modo piuttosto dettagliato lo schieramento dei due eserciti. L’esercito romano “si schierò su tre linee di battaglia; una parte delle truppe leggere erano posizionati in prima linea, l’altra metà fu accolta dietro gli stendardi, la cavalleria proteggeva le ali”. Quanto all’esercito di Asdrubale, questi “formò il centro con gli Ispanici, e schierò i Cartaginesi sull’ala destra, sulla sinistra gli Africani [probabilmente parla delle leve libofenice e libiche] e i mercenari ausiliari. Piazzò la sua cavalleria davanti alle ali, i Numidi davanti ai fanti Cartaginesi e gli altri [Mauri, come specificato successivamente da Livio stesso] presso gli Africani.” Livio annota inoltre come, tra i Numidi, non tutti fossero schierati sull’ala destra, e di come diversi di essi portavano due cavalli in battaglia, così da avere sempre un animale relativamente riposato da montare. Non descritti nello schieramento ma citati nella narrazione della battaglia, un numero imprecisato di elefanti completava lo schieramento punico.

Estremamente curiosa e indicativa è la riflessione di Livio riguardo alle aspettative dei comandanti e dei soldati.
Sia Asdrubale che gli Scipioni erano infatti fiduciosi di poter ottenere la vittoria, considerando che nessuno dei due schieramenti possedeva il vantaggio numerico o della qualità dei soldati. Questi ultimi, d’altra parte, vedevano le cose in maniera del tutto diversa, e il morale a quanto sembra era tutto dalla parte dei Romani.

Per i Romani infatti, convinti dai loro generali che fossero in Spagna primariamente per difendere l’Italia e Roma, era diventata una questione di vita o di morte. Molto meno determinato l’esercito barcide, composto in grossa parte da Iberici: per questi ultimi sarebbe stato decisamente preferibile essere sconfitti in patria, che essere vittoriosi per essere trascinati in Italia.

Livio non entra troppo nel dettaglio nel narrarci la battaglia, ma visti questi presupposti l’inizio è facilmente prevedibile: iniziata la battaglia, gli Iberici schierati al centro iniziarono a indietreggiare alle prime scariche di  pila romani, e si diedero alla fuga non appena i legionari iniziarono a pressarli “con grande impeto”.

Le cose sembravano procedere peggio, per i Romani, sulle ali: Cartaginesi e Africani caricarono vigorosamente, quasi circondando lo schieramento romano, sottoposto a un attacco avvolgente.

Tuttavia, il cedimento del centro barcide segnò la sconfitta di Asdrubale. I Romani si riunirono al centro, impedendo alle due ali cartaginesi di cooperare tra loro, combattendo di fatto “due battaglie separate”, come le descrive Livio, in entrambe le quali l’esercito romano si ritrovò superiore in numeri e forza.

Secondo lo storico romano fu una carneficina, alla quale ben pochi sarebbero sopravvissuti, se non fosse fuggito il centro all’inizio dello scontro. Anche la cavalleria di Asdrubale ebbe ben poco peso durante la battaglia: sia Numidi che Mauri, avuto notizia della rotta degli Iberici al centro, erano fuggiti in tutta fretta, preceduti tra l’altro dagli elefanti.

Asdrubale, pur avendo perso, dimostra di essere se non altro un uomo tutto d’un pezzo, abbandonando il campo di battaglia soltanto all’ultimo secondo, dopo aver atteso fino alla fine che l’esito dello scontro si rivelasse chiaramente.

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La gioia dei Romani, la disperazione di Asdrubale

I Romani, ottenuta la vittoria, saccheggiarono il campo punico. L’esaltazione per la vittoria da parte dei Romani fu enorme: non solo le popolazioni iberiche ancora incerte della parte cui schierarsi decisero finalmente di mettersi sotto lo stendardo di Roma, ma quando la vittoria fu resa nota in Senato grazie alle lettere degli Scipioni, vi fu un moto di gran gioia a Roma “non tanto per la vittoria, quanto per l’arresto che era stato posto al passaggio di Asdrubale in Italia”. Tanto stava imperversando e vincendo Annibale in Italia, che per i Romani era più importante avere speranze di vincere la guerra, che certezze di vincere qualche battaglia.

Quanto ad Asdrubale, nuovamente sconfitto, Livio commenta che la sconfitta a Dertosa lo lasciò “senza speranza, non solo di condurre l’esercito in Italia, ma addirittura di poter restare in sicurezza in Spagna”. Tuttavia, Asdrubale non avrebbe avuto troppo tempo per lasciarsi andare alla disperazione.

Nello stesso 215 a.C., infatti, gli Scipioni avrebbero finalmente preso la decisione di varcare il fiume Ebro, portando la guerra in territorio punico. 

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Bibliografia

Polibio, Storie

Tito Livio, Storie

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