Un articolo di Mattia Caprioli – storico e divulgatore
24 agosto 410.
Ha inizio il sacco di Roma da parte di Alarico e dei suoi guerrieri visigoti. Un saccheggio che durerà per tre giorni.
Il sacco di Roma del 410 è uno degli eventi più traumatici della Storia antica. In più occasioni è stato paragonato al moderno 11 settembre 2001, per il livello di portata “mediatica” e di sensazioni che ha suscitato nei contemporanei.
Ancora oggi è facile farsi prendere dalle emozioni e dimenticare di porsi la domanda più importante: perché?
Vediamo le vere cause che hanno portato Alarico all’atto estremo, e in un certo senso disperato, di saccheggiare la Città Eterna.
Le ambizioni del generale Stilicone
Per arrivare al fatidico sacco di Roma del 24 agosto 410, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo: quasi due anni esatti.
Il 22 agosto del 408 viene infatti giustiziato il generale Stilicone: un avvenimento che segnerà l’inizio della catena di eventi che porteranno al sacco di Roma.
Come è possibile che il più potente generale dell’impero romano venga giustiziato?
Negli anni immediatamente precedenti al 408, l’opposizione intorno a Stilicone si è rafforzata sempre di più.
Di certo non perché sia per metà un Vandalo, anche se a volte la propaganda dell’epoca fa leva su questo aspetto. Stilicone è un Romano in tutto e per tutto, e nessuno dubita di questo.

È piuttosto la spregiudicata ambizione di Stilicone ad attirargli il rancore di molti membri dell’aristocrazia senatoria e della corte che circonda Onorio, l’imperatore in Occidente e suo “protetto”.
Stilicone infatti è almeno dal 395 che progetta una vera e propria guerra civile contro Costantinopoli: sia per portare le province illiriche sotto il controllo occidentale, sia per rivendicare il proprio ruolo di “protettore dell’impero” su tutto il dominio imperiale.
I piani di Stilicone sono continuamente frustrati dall’emergere di nuove minacce: l’invasione dell’Italia dei Goti di Radagaiso; l’invasione di Vandali, Suebi e Alani oltre il Reno del 406; la rivolta dell’usurpatore Costantino III nel 407 in Britannia e la sua invasione della Gallia.
Proprio a causa di Costantino III, Stilicone nel 408 è costretto ad abbandonare per l’ennesima volta l’idea della guerra contro Costantinopoli. Una guerra nella quale una delle pedine più importanti è proprio Alarico.
Ovvero, un altro dei motivi per cui Stilicone si è fatto così tanti nemici.
Alarico. Re dei Goti e generale romano
Nel 408, il comandante dei Goti sta aspettando Stilicone nei Balcani per iniziare la campagna contro l’Oriente. Tra l’altro una presenza illegale, in territori sotto la giurisdizione orientale.
Alarico non è un semplice re “barbaro”…ma del resto non è nemmeno pienamente un generale dell’esercito romano. Semplificando un discorso molto complesso, possiamo che dire sia entrambe le cose.
Per coloro che combattono sotto il suo stendardo, Alarico è un capo e un re: nel corso della sua ribellione del 401-402, i suoi guerrieri lo hanno proclamato rex Gothorum. Ovviamente, una procedura illegale agli occhi dei Romani.
Tuttavia, Alarico e i suoi foederati sono anche un effettivo ingranaggio della macchina militare romana, seppur male oliato.
I Goti di Alarico erano schierati in prima linea alla battaglia del Frigido del 394, in parte equipaggiati e stipendiati dall’impero romano. Alarico ha anche avuto per un certo periodo la carica di magister militum per l’Illirico, per conto di Costantinopoli.
Alarico entra per la prima volta in armi in Italia tra 401 e 402, e viene sconfitto da Stilicone: non si tratta di un’invasione, ma di una rivolta per ottenere terre e riconoscimento politico per i Goti.
Nonostante sia stato nemico di Roma, tra 403 e 405 Stilicone forse “promuove” Alarico a comes rei militaris in Illirico. Da allora Alarico era stato tranquillo nei confronti dell’impero, forse rassicurato anche da promesse di Stilicone.
Alarico è ambizioso, proprio come Stilicone.
Ogni volta che tenta un qualche colpo di mano militare, non è per cercare il saccheggio ma per cercare una posizione migliore per i suoi uomini e per sé stesso.

Ora, come mai in tutto questo, Alarico ha causato così tanti nemici a Stilicone?
Stilicone fa uso di Alarico, nonostante lo sconfigga più volte…ma Alarico ormai è visto soprattutto come un problema. Un “problema goto“, un vero proprio nemico.
L’opposizione a Stilicone non lo vede come uno strumento, seppur scomodo, dell’esercito imperiale.
Tra maggio e agosto del 408, la fragile tregua tra Stilicone e i suoi nemici è al punto di rottura
22 agoto 408. La morte di Stilicone
La tensione contro Stilicone è ormai alle stelle.
In più è ormai diffuso un odio generalizzato contro i soldati germani e goti dell’esercito romano d’Occidente. Questo sentimento in Oriente ha portato a stragi di militari goti.
Tra maggio e agosto del 408, in Occidente si tenta lo stesso colpo di mano.
Con il sostegno di cortigiani di Onorio, parte dell’esercito romano si ribella a Pavia, dando il via a un massacro di soldati e ufficiali goti fedeli a Stilicone e delle loro famiglie.
Quando avviene l’eccidio a Pavia, Stilicone è a Bologna.
Il generale prima cerca riparo in direzione di Ravenna, ma alla fine si lascia catturare e giustiziare. Forse capisce che non c’era più nulla da fare e spera che la sua morte metta fine alla crisi.
Ma la crisi sta solo per cambiare volto.
I guerrieri germanici di Stilicone, circa 15-20.000 uomini con le loro famiglie, sanno che in Italia non sono più al sicuro. Si dirigono così da Alarico: colui che meglio li può comprendere e accogliere…e che, soprattutto, potrà avere bisogno di loro.
Con la partenza dei soldati goti e germanici di Stilicone, l’Italia è stata lasciata senza difese adeguate: infatti quello che se n’è andato era un pezzo molto grande dell’esercito campale romano in Italia.
Morto Stilicone e acquisiti i suoi soldati goti, Alarico si trova davanti sia a un problema che a un’opportunità.
Alarico non ha più un superiore al quale rivolgersi e ha perso il suo protettore. Allo stesso tempo, però, si è creato un enorme vuoto di potere. Un vuoto che forse proprio lui, Alarico, potrebbe colmare, diventando un “nuovo Stilicone“.

Il primo assedio di Roma (408)
Nel 408 Alarico avanza in Norico (oggi parte dell’Austria occidentale) e invia un’ambasciata a Ravenna.
Secondo lo storico Zosimo, che scrive circa un secolo più tardi, Alarico chiede denaro e uno scambio di ostaggi. I soldi richiesti da Alarico sono quasi certamente le paghe arretrate dei suoi uomini.
In cambio, Alarico promette di allontanarsi dal Norico e che porterà le sue truppe in Pannonia (circa la moderna Ungheria), dove agirà come difensore militare della provincia.
La corte di Ravenna rifiuta, così Alarico decide di dare una dimostrazione di forza.
In autunno, il re dei Goti scende in Italia con il suo esercito, ma prima incarica Ataulfo (uno dei suoi fedelissimi) di restare a presidio del Norico e, da buon generale romano, di difendere i confini imperiali da eventuali invasioni.
L’avanzata di Alarico in Italia è tranquilla, senza incontrare resistenza: parte della popolazione lo accoglie calorosamente, come un generale romano in una guerra civile.
Per mettere sotto pressione Onorio e la sua corte, rinchiusi a Ravenna, Alarico lascia perdere la città adriatica e marcia invece su Roma.
La popolazione dell’Urbe, vedendo comparire all’improvviso un esercito sotto le sue mura (un esercito che, nell’aspetto, deve apparire in quasi tutto e per tutto romano), è inizialmente molto confusa.

Nel 408 ha inizio il primo assedio goto di Roma. I Romani si preparano a respingere l’assalto goto, rinforzando le difese e addestrando uomini alla guerra.
Tuttavia, Alarico non ha alcuna intenzione di assaltare o saccheggiare la città. Infatti Alarico vuole spingere Onorio a trattare e il Senato di Roma ad appoggiare le sue richieste.
Così, il re dei Goti si limita a imporre un blocco dei rifornimenti, prendendo il controllo delle strade e occupando Porto, l’approdo al mare di Roma.
Molti degli abitanti di Roma moriranno di fame, aspettando un esercito di soccorso che non arriverà mai.
Onorio resta infatti rinchiuso a Ravenna. Oltre ad avere pochi uomini disponibili, sa che se dovesse marciare su Roma, darebbe l’occasione a Costantino III di scendere in Italia settentrionale e prenderne il controllo.
I cittadini e il Senato di Roma aprono così le trattative con Alarico: per togliere l’assedio, chiede un’enorme quantità di denaro (4000 libbre d’oro e 30.000 d’argento), migliaia di tuniche e 3000 libbre di pepe, una spezia molto preziosa all’epoca. In più, Alarico esige la libertà per tutti gli schiavi goti presenti a Roma.
Oltre a tutto questo, Alarico vuole il sostegno del Senato nel perorare la sua causa con Onorio.
Se avrà il Senato dalla sua parte, Alarico è sicuro di poter ottenere un patto con la corte ravennate.

Le prime trattative tra Alarico e Onorio
Alla fine Onorio cede e promette ad Alarico che riceverà una delegazione di goti a Ravenna, per discutere di un accordo.
In segno di buona volontà, Alarico si allontana da Roma e porta i suoi uomini in Toscana. Qui numerosi schiavi si uniscono ai Goti, portando il loro esercito a circa 40.000 uomini.
Prima di qualsiasi trattativa, Alarico rende molto chiare le sue condizioni: combatterà fedelmente per Onorio e farà la guerra a Costantino III. In cambio, la sua posizione di ufficiale romano dovrà essere resa regolare e il suo esercito dovrà finalmente avere terre sulle quali stabilirsi.
Tuttavia, all’inizio del 409 la situazione prende una piega imprevista.
Costantino III infatti tende una mano a Onorio: gli offre la pace e propone di essere imperatori colleghi sull’Occidente. In più, promette un aiuto contro Alarico.
Onorio e la corte di Ravenna accettano la proposta e prendono tempo con Alarico. Ignari di quanto sta accadendo, da Roma vengono inviati tre senatori presso Onorio, per spingere l’imperatore a un accordo con Alarico.
Quando però Alarico scopre che un corpo di spedizione di 6000 soldati dalla Dalmazia sta marciando su Roma, per rinforzarne la guarnigione, capisce di essere stato ingannati.
Alarico intercetta l’esercito di rinforzo e lo annienta, dopodiché ordina ad Ataulfo di abbandonare il Norico e scendere in Italia, per unire le forze.

La violenta e minacciosa reazione di Alarico e un’ulteriore ambasciata da Roma, alla quale partecipa anche il papa, spingono Onorio a cambiare consiglieri e a negoziare con il re goto.
Secondo l’accordo raggiunto dal patrizio Giovio, i Goti verrebbero finalmente insediati in Dalmazia, Norico e nella Venetia et Histria, vicini a Ravenna. Alarico avrebbe l’ambita carica di magister militum utriusque militiae, lo stesso incarico che aveva ricoperto Stilicone.
Onorio è tuttavia influenzato da alcuni dei suoi consiglieri ed comunque più propenso all’accordo con Costantino III, che pur essendo un usurpatore è comunque un Romano.
Così alla fine Onorio rifiuta su tutta la linea le proposte abbastanza moderate (escluso l’insediamento nelle Venezie) e negoziabili di Alarico.
L’imperatore inizia addirittura i preparativi per la guerra aperta.
Alarico si mostra tuttavia ben più che ragionevole, avanzando richieste più modeste. Chiede infatti che i suoi uomini siano insediati nelle due province danubiane del Norico (povere, oggetto di attacchi dall’esterno e lontane da Ravenna), accontentandosi di una fornitura in grano e rinunciando del tutto a denaro e oro.
Onorio è però irremovibile, e attende l’arrivo di truppe e un eventuale aiuto da parte di Costantino III.
Prisco Attalo, l’imperatore di Alarico
Così, nel tardo 409 Alarico marcia di nuovo su Roma e pone un nuovo blocco. Questa volta i cittadini dell’Urbe, per non subire le difficoltà della volta precedente, cedono subito.
Alarico entra a Roma e, in accordo con il Senato, gioca una nuova carta: la nomina di un nuovo imperatore, scelto tra i senatori.
Il prescelto è il pagano Prisco Attalo, uno dei tre senatori che erano andati come emissari da Onorio all’inizio dell’anno. In occasione della sua investitura, Attalo si converte al cristianesimo ariano (la versione di cristianesimo dei Goti).

Alarico si fa nominare magister peditum da Attalo. Una carica molto meno importante di quella di magister militum utriusque militiae: forse un ulteriore segno di moderazione.
Attalo e Alarico controllano solo l’Italia Suburbicaria (per semplificare, dalla Toscana in giù).
L’Africa resta invece fedele a Onorio e blocca subito gli invii di grano a Roma. Le spedizioni militari inviate da Attalo e Alarico falliranno miseramente nel tentativo di sottometterla.
Roma è stretta nella morsa della carestia: Alarico non può permettersi di attendere oltre.
Alarico, Ataulfo e Attalo all’inizio del 410 marciano speditamente su Ravenna, per costringere Onorio a negoziare.
Onorio cerca probabilmente di prendere di nuovo tempo, nella speranza che Costantino III mandi truppe in aiuto. Così, propone che Attalo diventi suo collega imperatore in Italia…ma proprio Prisco Attalo richiede invece la deposizione di Onorio. Non sappiamo se questa presa di posizione avvenga in accordo con Alarico.
Tuttavia, una notte, Onorio riceve inaspettatamente 4000 soldati di rinforzo mandati da Costantinopoli, da dove c’è ovviamente l’interesse a sostenere il legittimo potere imperiale.
Mentre l’assedio di Ravenna va avanti, Alarico ottiene il sostegno delle città dell’Emilia (esclusa Bologna) per preparare il terreno in vista dell’arrivo di Costantino III.
Quest’ultimo nel 410 invade l’Italia…ma non per sostenere Onorio: intende infatti eliminare l’imperatore e prendere il potere interamente nelle sue mani.
A Ravenna vi è un suo uomo, infiltrato nell’entourage dell’imperatore, pronto ad assassinare Onorio. L’agente di Costantino è tuttavia scoperto ed eliminato prima dell’attuazione del piano.
Venuto a sapere del volgere degli eventi, Costantino III, intanto giunto a Libarna (nell’attuale Piemonte meridionale), fa dietrofront e torna in Gallia.
Per approfondire i temi di questo articolo, ecco due letture che ti consiglio:
M. Cappelli 2022, Il miglior nemico di Roma
Ad oggi forse la migliore narrazione sulle vicende dei Visigoti: dall’attraversamento del Danubio del 376 fino alla morte di Alarico.P. Heather 2010, La caduta dell’impero romano. Una nuova storia.
Una lettura fondamentale sulla tarda antichità e sul crollo dell’impero in Occidente: un grande saggio che non può mancare alla libreria di ogni appassionato.

Ultimo atto. Il tradimento di Onorio
Nonostante Costantino III sia uscito di scena, Alarico si trova ancora in una situazione insostenibile, con Roma alla fame.
Così Alarico, per mostrare di nuovo la sua buona volontà di giungere a un accordo, depone Attalo (al quale non viene torto un capello). Un’altra volta, si cerca di aprire il negoziato con Onorio.
L’imperatore questa volta parteciperà personalmente alle trattative, in una località a una dozzina di chilometri da Ravenna.
Tuttavia, mentre sono in corso i negoziati, l’accampamento dei Goti che hanno accompagnato Alarico viene attaccato.
Non è chiaro Onorio fosse a conoscenza del piano o se sia stato un intrigo della sua corte…ma sembra improbabile che l’imperatore non ne sappia proprio nulla.
Alarico sopravvive all’attacco. Ormai è chiaro che Onorio non gli darà mai ciò che vuole, nonostante provi a essere conciliante, nonostante diminuisca di volta in volta le sue richieste.
Onoro non riesce a immaginare la risposta che questo ennesimo, ingiustificato attacco e rifiuto, scatenerà da parte gota.

Alarico, esasperato e capendo che ogni altra via è chiusa, forse anche per non perdere la faccia davanti ai suoi uomini, nell’estate del 410 si presenta davanti a Roma.
Al contrario dei due anni precedenti questa volta le sue intenzioni sono molto chiare.
Gli abitanti di Roma, provati dalla carenza di viveri e dalla fame, non provano nemmeno a opporre una vera resistenza.
Sperando che violenze e saccheggi eccessivi siano limitati, gli abitanti dell’Urbe si arrendono e lasciano aperta porta Salaria.
Così, il 24 agosto del 410, inizia il sacco di Roma.
Una tragedia e un evento epocale che Onorio, se si fosse comportato in modo più accorto e meno miope, avrebbe certamente potuto evitare.
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Bibliografia essenziale
Zosimo, Storia nuova
Una fonte storica scritta nel VI secolo, imprescindibile per conoscere gli eventi della tarda antichità.
M. Cappelli 2022, Il miglior nemico di Roma
Ad oggi forse la migliore narrazione sulle vicende dei Visigoti: dall’attraversamento del Danubio del 376 fino alla morte di Alarico.
P. Heather 2010, La caduta dell’impero romano. Una nuova storia.
Una lettura fondamentale sulla tarda antichità e sul crollo dell’impero in Occidente: un grande saggio che non può mancare alla libreria di ogni appassionato.

Molto interessante! Complimenti
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