Per la tradizione romana, esistono diversi oggetti, o comunque simboli, sacri considerati e che avrebbero sancito il comando, l’invincibilità e l’eternità di Roma (i cosiddetti 𝘱𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘢 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘳𝘪𝘪).
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Uno di questi sarebbe stato il leggendario Palladio, ovvero uno 𝘹𝘰𝘢𝘯𝘰𝘯 (una statua in legno) di tre cubiti (ca. 135 cm) raffigurante Pallade Atena.
Secondo la leggenda, il Palladio avrebbe garantito l’immunità alla città che lo avesse posseduto.

Il mito vuole che il Palladio fosse originariamente custodito a Troia. La città cadde solo quando il Palladio venne trafugato da Ulisse e Diomede.
Come spesso accade per i miti, già in antico circolavano in realtà varie versioni sulle vicende legate alla statua di Pallade Atena.
Secondo uno di questi, il Palladio finì ad Atene. Ma una delle tradizioni più famose e fortunate vuole invece che il Palladio fosse portato niente meno che in Italia, e qui a Roma.

Anche in questo caso, le versioni del mito sono tutt’altro che unificate.
Nella tradizione di Arctino di Mileto, menzionato da Dionigi di Alicarnasso, quello trafugato da Ulisse e Diomede non sarebbe stata altro che una copia del Palladio.
Quella originale era stata invece portata al sicuro da Enea, e poi trasferita nel tempio di Vesta a Roma (che, ricordiamo, in una delle innumerevoli versioni della fondazione dell’Urbe, è egli stesso colui che fonda la città).
Una seconda tradizione vorrebbe invece che Diomede abbia rubato il vero Palladio, ma lo abbia consegnato a Enea durante un loro incontro in Calabria.
Sia come sia, a Roma doveva effettivamente esistere un oggetto ritenuto il Palladio, e custodito nel tempio di Vesta. Al di là delle varie versioni del mito, tuttavia, non se ne conosce l’origine.

Inoltre, secondo la 𝘏𝘪𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘈𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘢, quando l’imperatore Elagabalo (218-222) trasferì gli oggetti religiosi più sacri di Roma nel tempio noto come Elagabalium, tra questi vi sarebbe stato anche il Palladio.
Sappiamo infatti da Plinio il Vecchio che Lucio Cecilio Metello, ex console, mentre era in carica come 𝘱𝘰𝘯𝘵𝘪𝘧𝘦𝘹 𝘮𝘢𝘹𝘪𝘮𝘶𝘴 nel 241 a.C., salvò proprio il Palladio da un incendio che aveva coinvolto anche il tempio di Vesta, rischiando di distruggere diversi oggetti sacri.
Metello perse la vista a causa dell’incendio, ma per il suo atto gli fu concesso di potersi recare alla Curia su un carro, invece che a piedi.

Da qui, le tracce certe del Palladio, dell’oggetto ritenuto tale, sembrano perdersi del tutto o quasi.
Una tradizione tardo antica, tuttavia, vuole che il Palladio abbia infine compiuto un ultimo viaggio: dalla Roma antica, a quella nuova.
Secondo questa tradizione, infatti, Costantino avrebbe deciso di trasferire il Palladio a Costantinopoli, seppellendolo nel foro, sotto la Colonna di Costantino.

Fonti
Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane
Historia Augusta
A. Cameron 1993, The Later Roman Empire

Grazie per l’articolo. Vorrei suggerire la lettura di Hijmans, Sol, vol. II. L’autore parla di come il palladio sia prima ritornato a Troia che sarebbe dovuta essere la Nuova Roma al posto di Bisanzio. Saluti!