La battaglia del Mar di Marmara (1453). Quattro navi contro l’intera flotta ottomana.

20 aprile 1453.
L’assedio di Costantinopoli si trascina ormai da due settimane.

Mentre il quotidiano bombardamento delle mura teodosiane da parte dell’artiglieria ottomana prosegue incessante, i difensori scorgono all’orizzonte le vele di quattro navi che hanno eluso il blocco dello stretto dei Dardanelli: sono tre legni genovesi carichi di armi e provviste, noleggiati dal papa, e un vascello imperiale di ritorno dalla Sicilia, carico di grano.

Tuttavia, anche i Turchi si accorgono dell’arrivo dei nuovi venuti.
Maometto II fa imbarcare alcuni dei suoi migliori uomini e l’ammiraglio Balta-oghlu parte all’attacco con le navi provviste di remi – quelle esclusivamente a vela non possono navigare per via del vento contrario, che invece accelera la flottiglia cristiana.

Quella che sembra una battaglia dal destino già scritto diventa uno strano e tremendo spettacolo: i difensori si accalcano col fiato sospeso nei luoghi più alti di Costantinopoli (come l’ippodromo), mentre Maometto II e il suo seguito osservano lo svolgersi degli eventi dalla costa subito a nord di Pera.

Balta-oghlu raggiunge le navi cristiane al largo delle mura marittime meridionali e ordina loro di arrendersi, ma i quattro legni proseguono.

Illustrazione di Ilhan Altunkaya

La flotta turca attacca, ma quella che dovrebbe essere una facile vittoria si trasforma ben presto in una lotta molto difficile per gli ottomani.
Oltre alle difficili condizioni del mare, che complicano le manovre, le navi cristiane sono più alte e meglio armate. Questo impedisce ai turchi di sparare efficacemente, poiché l’artiglieria più leggera a bordo non ha un alzo sufficiente.

Tutto ciò che gli Ottomani possono fare è cercare di agganciare le navi dei difensori con rampini o di incendiarle, mentre dall’alto ricevono dardi e pietre.
Anche se circondate, le navi cristiane riescono a farsi strada quasi fino al Corno d’Oro, ma a un passo dalla meta perdono il favore del vento e vanno alla deriva, occasione di cui i Turchi approfittano, lanciando un nuovo attacco.

I capitani delle quattro navi cristiane, ormai anche a corto di munizioni, riescono però ad accostare le loro navi, creando una sorta di fortezza galleggiante che gli ottomani non riescono a conquistare per tutto il pomeriggio.

Quando le cose sembrano ormai piegare al peggio per i cristiani, al tramonto un forte vento da nord gonfia le vele delle quattro navi e riesce a spingerle verso il porto, dove vengono scortate da tre galere veneziane.

I cristiani non riportano perdite, a parte un paio di marinai che moriranno per le ferite, mentre i turchi perdono circa trecento uomini.
Maometto II, furioso per questa umiliante sconfitta, risparmia Balta-oghlu perché si è comportato da valoroso, ma gli strappa cariche e terre e lo fa bastonare.

Probabilmente è questa sconfitta in mare che porta Maometto II, appena due giorni dopo, a organizzare l’impresa di far trasportare parte delle sua navi via terra fino al Corno d’Oro, per impedire che si ripetano situazioni del genere.

NOTE

Si ringrazia il prof. Emiliano Beri (Università degli Studi di Genova) per la correzione relativamente al termine galere (ora eliminato), usato impropriamente per le navi genovesi: non si tratta di galee ma, appunto, di 𝘯𝘢𝘷𝘦𝘴, differenti dalle prime proprio per la stazza e la propulsione a vela.

Letture consigliate

Philippides M., Hanak W. K.The Siege and Fall of Constantinople in 1453: Historiography, Topography, and Military Studies, 2017

S. RuncimanGli ultimi giorni di Costantinopoli. Le otto terribili settimane che sconvolsero il Mediterraneo, 1997.

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