Recensione:”Viaggio nella notte della Chiesa di Aquileia”, di Gilberto Presacco e Raffaella Paluzzano

Titolo: Viaggio nella notte della Chiesa di Aquileia. I Terapeuti, Qumrân, Maqôr, san Marco e la salvezza dei popoli

Autore: Gilberto Presacco, Raffaella Paluzzano

Anno di pubblicazione: 2002

Editore: Gaspari Editore

Come afferma già il titolo, questo libro è un vero e proprio viaggio, un’appassionante avventura intellettuale e spirituale, sulle tracce di un cristianesimo primitivo d’ispirazione marciana in Friuli.

Il piccolo volume è redatto sotto forma di intervista, una sorta di dialogo tra il teologo Gilberto Presacco e la sua interlocutrice Raffaella Paluzzano.

Questo viaggio indietro nel tempo nella storia del Friuli inizia con un breve aneddoto dell’autore: mentre era a Roma presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, si imbatté in un saggio del musicologo Egon Wellesz, dedicato agli influssi orientali nel canto della Chiesa Latina. Del testo lo colpì una piccola nota a piè di pagina, in cui il musicologo affermava che la prima testimonianza in epoca cristiana di un canto antifonico, ossia in due cori, risaliva al 40 d.C., in un’opera di Filone d’Alessandria, il De vita contemplativa.

Ciò richiamò subito nella mente di Gilberto Presacco un fatto di cronaca del XVII secolo, avvenuto nelle campagne friulane: il 10 Giugno del 1624, il curato del paesino di Palazzolo dello Stella inviò una lettera, denunciando lo scandaloso comportamento superstizioso di un gruppo di donne e uomini, capitanati da una certa Maria Alessandrina, i quali la notte del sabato di Pentecoste andavano in una sorta di processione, intonando un canto in due cori, noto tutt’oggi nella tradizione friulana col nome di Schiarazzola Marazzola (son certa che nell’ascoltarlo, molti di voi vi riconosceranno la Ballata in Fa# minore di A. Branduardi), per propiziare la pioggia.

Da questo all’apparenza banale o strambo collegamento, inizia tutto un processo di decodificazione degli indizi, che porta l’autore ad affermare con certezza che la religione cristiana si affermò in Friuli, tramite la mediazione del cristianesimo di matrice alessandrina, e quindi egizio.

Tra i vari indizi, seguiti dal teologo, vi sono le analisi delle terminologie delle due parole che compongono il titolo del brano: schiarazzola e marazzola, per le quali si riscontrano delle affinità con la lingua greca, e con la toponomastica di alcune località friulane. Ma l’autore trova, nel corso del libro, anche dei punti di contatto con la religione giudaica, in particolare per quanto riguarda l’usanza di non lavorare il sabato, o i culti di san Saba e santa Sabide, che non sembrano corrispondere a santi reali venerati dalla Chiesa Cattolica.

Un libro imperdibile per tutti coloro che sono appassionati della storia delle religioni, e di quella splendida regione che è il Friuli Venezia Giulia, che, almeno secondo me, non smette mai di sorprendere.

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