Lucio Marcio Settimo, eroe nella Seconda Guerra Punica

212 a.C.

La seconda guerra punica infuria ormai da sei anni, tanto in Italia quanto in Spagna.

Nella penisola iberica, dopo una serie quasi ininterrotta di vittorie, i Romani e i loro alleati iberici subiscono due durissime sconfitte sul corso superiore del fiume Baetis. In questi scontri rimangono uccisi i due comandanti romani: Publio Cornelio Scipione (padre del futuro Africano) e il fratello Gneo Cornelio Scipione Calvo.

Senza più una guida e ben più a sud delle loro basi presso il fiume Ebro, i Romani sono in una situazione disperata.

“Quando parevano perduti gli eserciti e perdute le Spagne, un uomo solo risollevò la disperata situazione. Era nell’esercito Lucio Marcio figlio di Settimo, cavaliere romano, giovane animoso e di spirito e di ingegno assai maggiori della condizione in cui era nato.”

Così Livio ci presenta Lucio Marcio Settimo, semisconosciuto eroe della seconda guerra punica.

Marcio, presa in mano la situazione, raduna quanto resta dell’esercito romano e lo conduce a nord, agli accampamenti presso l’Ebro, dove si fortifica.

Qui i soldati, all’unanimità, nominano Marcio come loro comandante.

Quando i Cartaginesi all’inseguimento li raggiungono, i Romani non li attendono a piè fermo.

I legionari attaccano ferocemente i Punici, desiderosi di vendicare i loro compagni e comandanti caduti, mettendoli in fuga. Ci vogliono tutta l’energia e il carisma di Marcio per impedire ai soldati di lanciarsi all’inseguimento e abbandonare le proprie posizioni.

Marcio ha subito occasione di poter mettere meglio a frutto il desiderio di vendetta di quelli che ora erano i suoi soldati.

Con il favore delle tenebre, lancia un devastante attacco notturno agli accampamenti dei Cartaginesi, con il quale il nemico viene messo in rotta e i campi punici presi, insieme a un enorme bottino.

Dopo questa vittoria, i soldati acclamano Marcio Settimo come loro “dux”.

Il Senato romano, pur riconoscendone i meriti, non può però permettere la creazione di un pericoloso precedente: non solo Marcio nelle sue lettere al Senato si firma “propretore”, carica che nessuno gli ha conferito, ma soprattutto è stato eletto comandante militare dall’esercito.

Nel 211 a.C. iI Senato invia Gaio Claudio Nerone a rilevarne il comando. Marcio, con spirito di obbedienza, consegna senza rimostranze l’esercito al nuovo comandante.

Tuttavia, la carriera bellica di Marcio non termina qui.

Nel 210 a.C. Scipione, il futuro Africano, prende il comando delle operazioni in Spagna. Il condottiero sa subito fare buon uso delle qualità militari di Marcio.

Sotto il nuovo comandante, Marcio si continuerà a distinguere, riportando importanti vittorie ad Astapa nel 210 a.C. e alla battaglia del Guadalquivir del 206 a.C., diventando di fatto uno degli uomini di fiducia di Scipione per il resto della guerra.

Fonti

Tito Livio, Ab Urbe Condita


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