Dopo la conquista dell’Egitto nel 641 (escludendo alcuni tentativi di riconquista fatti da Costante II), gli Arabi possono ora guardare a Occidente.
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Già nel 642-643, la Cirenaica e parte della Tripolitania finiscono sotto il controllo arabo, e solo un ordine diretto del califfo Umar, che morirà nel 644, frena già un’ulteriore espansione verso l’Africa romana e Cartagine.
Qui, la difesa e l’amministrazione della provincia sono affidate in questo momento all’esarco Gregorio, un parente della dinastia eracliana attestato per la prima volta in carica nel 645 – come 𝘱𝘢𝘵𝘳𝘪𝘬𝘪𝘰𝘴, il rango degli esarchi sia in Italia che in Africa, e il motivo per cui è anche comunemente noto come “Gregorio il Patrizio”.
Non è improbabile, anche se non se ne ha la certezza, che eserciti la sua carica già dal 641, forse conferitagli da Eraclio.

Nel 646, tuttavia, con l’invasione araba alle porte, Gregorio decide di ribellarsi al potere imperiale di Costante II e di autoproclamarsi imperatore.
Si tratta del primo esarco d’Africa a ribellarsi all’autorità dell’imperatore e a reclamare per sé la porpora (nel 610 infatti Eraclio il Vecchio, che era l’esarco di Cartagine, non aveva voluto la corona imperiale, e secondo una delle fonti anche il figlio, colui che diverrà l’imperatore Eraclio, inizialmente non aspira ad averla, e comunque, almeno ufficialmente, non si ribella a Foca con tale scopo).
Le cause della rivolta di Gregorio non sono chiarissime, ma possono essere ricondotte a più fattori.
Uno di questi è probabilmente proprio l’invasione araba e la recente conquista dell’Egitto: avendo assistito al crollo dell’Egitto e al pressoché totale fallimento del potere imperiale (per quanto quest’ultimo esso stesso lacerato dalle lotte politiche e per il potere), lontano e debole, Gregorio decide evidentemente di prendere in mano la situazione in modo più energico – con la futura aspirazione, probabilmente, di sedere sul trono di Costantinopoli.
Un secondo fattore è da legarsi alla lotta religiosa.
Costante II è infatti un promotore del monotelismo, la dottrina a sua volta espressa dal nonno Eraclio per cercare una via di incontro tra il credo calcedoniano “ufficiale” e quello monofisita – ma la nuova dottrina è in massima parte rigettata da entrambe le fazioni.
Gregorio, dovendo far fronte alla lotta anche in Africa, aveva presieduto nel 645 un dibattito teologico tra Massimo il Confessore, calcedoniano, e Pirro, ex patriarca di Costantinopoli monotelita.
Grazie a questo dibattito, Pirro riabbraccia la dottrina calcedoniana e in breve nell’Africa romana il monotelismo è condannato come eresia: una posizione evidentemente contrapposta a quella di Costante II.
Quella religiosa è vista da diversi storici non come una delle premesse fondanti per la ribellione di Gregorio, ma senz’altro ne ha cementato le motivazioni e ha fornito all’esarco un’ottima scusa per agire.
Infine, le fonti arabe riportano invece la ribellione come una risposta alla richiesta di Costante II di un pesante tributo a Gregorio (300 libbre d’oro). Se la motivazione da sola non è sufficiente né forse del tutto credibile (la fonte, al-Tabari, è molto più tarda), forse potrebbe essere ricollegata a un effettivo inasprimento del regime fiscale nei confronti dell’Africa.
La ribellione non solo ha, a quanto pare, l’appoggio della popolazione dell’Africana romana, ma anche di diversi Berberi dell’entroterra e di parte del clero, tra cui Massimo il Confessore e di papa Teodoro I.
La ribellione di Gregorio, tuttavia, non ha tempo di durare o di portare frutti.
Dopo pochi anni di calma, gli Arabi infatti, sotto il nuovo califfo Uthman, muovono di nuovo verso ovest, con un esercito di 20.000 uomini al comando di Abdallah ibn Sa’ad.
Sappiamo pochissimo di questa spedizione, se non del suo tragico esito.
L’esercito di Gregorio, forte secondo le stime moderne di forse 30.000 soldati, affronta gli Arabi a Sufetula, circa 200 km a sud di Cartagine, e viene sconfitto.

Di questa importante battaglia purtroppo non sappiamo altro, se non che Gregorio stesso cade in battaglia.
L’esercito romano d’Africa si barrica nelle fortezze, mentre gli Arabi saccheggiano il territorio e, soddisfatti, tornano indietro. La conquista dell’Africa è ancora di là da venire, e avverrà solo entro qualche decennio.
Nonostante gli Arabi non procedano già con la conquista, la sconfitta del 647 a Sufetula ha effetti piuttosto pesanti.
Il legame tra l’Africa romana e il seggio imperiale, anche se viene in parte riallacciato, è ormai incrinato – tant’è vero che anche il successore di Gregorio, Gennadio (o Gennadio II, per non confonderlo col primo esarco con questo nome), nel 665 si rivolterà contro Costante II, senza però avere l’appoggio dell’esercito e venendo costretto a fuggire.
Inoltre, gran parte dei Berberi della parte meridionale dell’Africa romana (l’odierna Tunisia) recidono o allentano i loro legami con l’impero e con l’esarcato.
Resteranno maggiormente legati ai Romani invece i Berberi a ovest dell’Africa romana, nell’odierna Algeria, ed è proprio dalle loro fila che emergerà uno dei futuri leader della lotta romano-berbera contro gli Arabi, negli anni ’80 del VII sec.: Kusayla.
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