Recensione: “I supplizi capitali”, di Eva Cantarella

Titolo: “I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma”

Autore: Eva Cantarella

Anno di pubblicazione: 1996

Editore: Universale Economica Feltrinelli

Così come altri saggi della professoressa E. Cantarella, anche questo corposo testo parte da una riflessione sulla nostra attualità e dal desiderio di capire aspetti del mondo contemporaneo, che spesso generano nella popolazione prese di posizioni contrastanti o delle vere e proprie guerre di idee.

La motivazione della ricerca nasce da un fatto di cronaca avvenuto nel 1995 negli Stati Uniti, paese dove ben 31 stati su 50 che compongono la nazione ammettono la pena di morte.
Il caso, tristemente noto, è quello del terrorista Timothy McVeigh che a Oklahoma City aveva provocato, servendosi di un ordigno esplosivo, la morte di centosessantotto persone. L’uomo venne in seguito condannato, e la sua esecuzione trasmessa in diretta. Un pubblico enorme seguì la vicenda e altissimo era l’interesse anche all’estero, ma quello che colpì la Cantarella furono le emozioni e opinioni contrastanti che la vista di un’esecuzione federale aveva suscitato negli animi degli spettatori e dei parenti delle vittime. C’era chi aveva dichiarato di aver provato sollievo, altri erano rimasti delusi, altri ancora si sentivano frustrati dall’assenza di una dichiarazione di pentimento da parte del reo, molti altri erano semplicemente turbati.

Da un lato, infatti, il caso di Timothy McVeigh scatenò un processo di ripensamento sulla pena di morte; mentre dell’altro aveva colmato il desiderio di vendetta e di “giustizia” dei parenti delle vittime.

La stessa autrice nella prefazione scrive: “La motivazione della ricerca era il tentativo di individuare quale fosse originariamente, prima che i filosofi la teorizzassero, la funzione (o le funzioni) della pena, e più specificamente della pena di morte”. Un problema che nonostante generi accesi dibattiti in realtà non ha mai interessato la storiografia, se non in modo del tutto marginale, e ciò rende questo volume un testo di assoluto riferimento per l’argomento.

Ciò, dunque, che ha spinto la studiosa ad indagare sulle origini dei supplizi capitali nel mondo antico, nello specifico in Grecia e a Roma, era il comprendere “se e in che misura, ieri come oggi, tra le funzioni dichiarate e quelli realmente attribuite alla pena di morte vi sia coincidenza”, e continua l’autrice “mi è sembrato che l’analisi del complesso sistema dei supplizi arcaici portasse a concludere che originariamente, tanto in Grecia quanto a Roma, le pene di morte non svolgessero una sola funzione: ne svolgevano tre, ciascuna delle quali rivelata dalle modalità delle esecuzioni previste per i diversi tipi di reato”.

Tuttavia, se per il mondo greco rintracciare le origine delle pene capitali è un percorso abbastanza semplice per via delle innumerevoli fonti letterarie a disposizione, a partire dall’analisi dei poemi omerici, passando per testi di matrice filosofica o opere teatrali, e il tutto incrociato col dato archeologico; per la Storia romana il discorso è alquanto arduo, ma non del tutto impossibile. Siamo a conoscenza del sistema dei supplizi a Roma, infatti, solo a partire dal momento in cui le esecuzioni capitali sono previste dalla civitas, come conseguenza necessaria di comportamenti che avrebbero potuto mettere a rischio la sussistenza e l’ordine cittadino. La protostoria di Roma è affidata all’interpretazione critica di documenti d’epoca successiva all’età di cui trattano.

L’abilità dell’autrice è appunto quella di ricostruire un quadro critico e cronologico dell’evoluzione del diritto e delle pene capitali incrociando ogni tipo di fonte, dalla letteratura ai testi giuridici, dalle pratiche religiose al semplice uso comune.

Eva Cantarella ci mostra un mondo antico complesso e ricco di sfaccettature, in intreccio di ferocia e razionalità, in cui spesso i supplizi si mescolano con la sfera del sacro, del quale si perde la memoria nei secoli.

Una lettura consigliata a tutti coloro che hanno voglia di esplorare un aspetto diverso del diritto del mondo greco e romano, e spogliarlo di tutte le banalità e i miti a cui spesso siamo abituati.

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