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Giustino vs Giustino. La successione di Giustiniano

Nel 565, dopo quasi quarant’anni di regno, l’imperatore Giustiniano muore all’età di ottantatré anni.

Non avendo lasciato eredi maschi come più papabili eredi al trono imperiale, si apre la questione della successione.

Ricordiamolo: anche se c’è la tendenza, già a partire da Augusto, a cercare di mantenere il potere imperiale all’interno della stessa famiglia, la carica di imperatore non è ereditaria. La successione è per cui un processo tutt’altro che scontato.

Come detto, la tendenza è però quella di mantenere il potere all’interno della stessa famiglia.
E a contendersi la porpora per la successione di Giustiniano, ci sono due suoi parenti: il nipote e il figlio del cugino (già deceduto), Germano.

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Curiosamente, entrambi si chiamano Giustino.

Al momento della morte di Giustiniano, entrambi i Giustini hanno notevoli posizioni: il nipote di Giustiniano è 𝘤𝘶𝘳𝘰𝘱𝘢𝘭𝘢𝘵𝘦𝘴, mentre il figlio di Germano è un esperto generale, già 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘈𝘳𝘮𝘦𝘯𝘪𝘢𝘮 e comandante della 𝘘𝘶𝘢𝘦𝘴𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘦𝘹𝘦𝘳𝘤𝘪𝘵𝘶𝘴 sul Danubio – quindi non molto distante da Costantinopoli, e con un esercito a disposizione.

I due, tuttavia, non sembra che siano apertamente in conflitto.
Anzi: lo storico di VI secolo Evagrio riporta che i due Giustini hanno stretto un patto.
Chi dei due sarebbe stato nominato imperatore per primo, avrebbe reso l’altro il secondo uomo più potente dell’impero.

Giustino nipote di Giustiniano è nella posizione più vantaggiosa: già a Costantinopoli, appoggiato dal Senato, dal Patriarca e dal 𝘤𝘰𝘮𝘦𝘴 𝘦𝘹𝘤𝘶𝘣𝘪𝘵𝘰𝘳𝘶𝘮 (il quale ha ottenuto il posto proprio per intercessione di Giustino).
La sua nomina a imperatore, che puntualmente avviene, è pressoché inevitabile e scontata.

Giustino di Germano viene subito richiamato a Costantinopoli.
Vista la calorosa accoglienza, sembra proprio che il nipote di Giustiniano voglia tenere fede alla parola data (sempre che l’aneddoto di Evagrio sia vero, chiaramente).

Ma ben presto le cose degenerano. In poco tempo, Giustino II crede che il figlio di Germano stia tramando ai suoi danni e voglia usurpare il suo trono.
Per cui lo priva delle guardie del corpo, lo mette agli arresti domiciliari e poi lo manda in esilio ad Alessandria d’Egitto – secondo Teofane Confessore, che scrive molto tempo dopo, sarebbe in realtà stato inviato lì poiché nuovo prefetto.

Sia come sia, anche questa situazione dura poco.
Giustino, figlio di Germano, è un potenziale candidato alla porpora troppo pericoloso.
Non passa molto tempo prima che venga assassinato nel suo letto, e la sua testa portata a Costantinopoli.

Evagrio vede dietro all’assassinio la mano di Sofia, moglie di Giustino II, ma non vi è motivo di dubitare che l’imperatore abbia deciso in piena autonomia della sorte del suo omonimo.

Il nuovo imperatore Giustino II, con una politica estera che non seguirà nessuno dei precetti dell’atteggiamento giustinianeo (e anzi, spesso smontando importanti risultati ottenuti dallo zio), condurrà l’impero in una situazione di guerra su quasi ogni fronte – situazione che poi dovranno gestire i suoi successori, Tiberio II e Maurizio Tiberio.

Letture consigliate

J.A.S. Evans 1996, The Age of Justinian. The Circumstances of Imperial Power

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