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Oltre l’Elba. L’impresa di Lucio Domizio Enobarbo (7-6 a.C.)

Negli anni della conquista romana della Germania, Augusto individua il confine naturale della nuova provincia nel fiume Elba.

Nonostante questo, i Romani però dimostrano come siano in grado di andare anche oltre e superare il fiume.
Anzi, un Romano in particolare: Lucio Domizio Enobarbo.

Lucio Domizio Enobarbo, nonno paterno del futuro Nerone e marito di Antonia, figlia della sorella di Augusto, grazie a questo legame fa carriera presto e diventa un uomo di fiducia del 𝘱𝘳𝘪𝘯𝘤𝘦𝘱𝘴 – in particolare nel periodo in cui Tiberio si autoesilia a Rodi.

In qualità di legato in Illirico nel 7-6 a.C., Domizio Enobarbo oltrepassa il Danubio addentrandosi nei territori dei Germani.
Qui intercetta il popolo degli Ermunduri, in migrazione e in cerca di terra. Domizio Enobarbo li sistema nelle terre dei Marcomanni (spostatisi più a oriente per sfuggire alla minaccia romana), e prosegue ancora verso nord.

Dopo svariati chilometri di cammino, Domizio Enobarbo raggiunge l’Elba.
E decide di fare un passo in più: il grande fiume viene oltrepassato, e da lì marcia verso l’ignoto.

La scelta non è casuale, né in realtà avventata. Se il confine di Roma sarà all’Elba, c’è bisogno di consolidare amicizie e creare soggezione nei popoli sull’altra sponda.
Popoli che oggi sono ben noti, poiché molti saranno protagonisti della tarda antichità, tra cui Vandali, Burgundi, Sassoni.

La presenza di un esercito romano sulla sponda orientale dell’Elba mette subito in allarme le popolazioni germaniche che la abitano, spingendole ad accogliere Enobarbo e a stringere patti di amicizia.

L’obiettivo è raggiunto, la frontiera è (almeno in apparenza) consolidata.

E per segnare questo importante traguardo, Domizio Enobarbo fa edificare sulle rive dell’Elba un altare in onore di Augusto – quale ideale limite opposto all’ara presente sulle rive dell’Atlantico, in Spagna, edificata da Lucio Sestio Albaniano Quirinale.

Onorato con gli 𝘰𝘳𝘯𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘵𝘳𝘪𝘶𝘮𝘱𝘩𝘢𝘭𝘪𝘢, nel 1 sec. d.C. Enobarbo è legato in Germania (e a lui è dovuta la costruzione dei 𝘱𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴 𝘭𝘰𝘯𝘨𝘪), ma l’amministrazione di questa terra è difficile, tanto da costringerlo ad abbandonare l’incarico.

Ma questo fallimento politico non oscura la grandezza dell’impresa oltre l’Elba.
Ancora Tacito, anche se brevemente, lo ricorda (Annali IV, 44) come il Romano che più di ogni altro si era spinto in là nelle terre dei Germani.

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