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L’impero romano e le “seconde invasioni” (IX-X sec.)

Quando si parla di “seconde invasioni” (sottinteso, “barbariche”), si intendono tutti quei movimenti, usualmente da ricondurre al saccheggio, alla razzia e in alcuni casi a una vera e propria invasione, che caratterizzarono buona parte dell’alto medioevo.

I protagonisti sono ben noti: Saraceni (un termine convenzionale per indicare i saccheggiatori di ascendenza araba), Ungari (noti anche come Magiari), Vichinghi (termine di comodo per definire i razziatori delle popolazioni scandinave).

Le loro continue razzie e saccheggi sono usualmente piuttosto ben noti per quanto riguarda l’Europa occidentale del periodo, dove scatenano suggestioni di terrore e distruzione ancora oggi.

Ma che rapporti ha avuto l’impero romano, invece, con le seconde invasioni?

Per quanto concerne i Saraceni, l’impero romano come è noto ha ormai contatti con il mondo islamico sin dall’inizio dell’invasione araba nel VII secolo.
Le spedizioni ascrivibili alla fase delle “seconde invasioni” vedranno gli Arabi impossessarsi di gran parte dei territori imperiali in Italia meridionale e prendere possesso di importanti isole, come Creta, nel corso del IX secolo.

Durante il X secolo (secolo durante il quale Creta sarà riconquistata), i Romani hanno un ruolo attivo nella lotta contro i razziatori saraceni dei due più grandi centri operativi nel Mediterraneo occidentale: Frassineto e il Garigliano.

Nel 941, l’imperatore Romano Lecapeno accetta la proposta di alleanza di Ugo di Provenza, marchese di Provenza e re d’Italia, con l’intento di distruggere la ormai prospera base di Frassineto, in Provenza.
Mentre Ugo assedia l’insediamento via terra, le navi imperiali distruggono le forze saracene in mare, probabilmente anche con l’uso del cd. “fuoco greco”.

Ma la faccenda si risolve in un nulla di fatto: Ugo infatti si ritira, per contrastare Berengario di Ivrea, che aspira al suo trono, e conclude un accordo con i Saraceni. I Romani sono costretti a ritirarsi, senza aver ottenuto nulla.
Frassineto cadrà definitivamente, senza intervento imperiale, sono nel 972.

Ben diverso il ruolo e l’esito dell’assalto all’altra grande base di operazione dei Saraceni nel Mediterraneo occidentale, ovvero l’insediamento alla foce del Garigliano.
Nel 915, una grande alleanza che, oltre all’impero, comprende il Papa, Amalfi, diversi signori longobardi e il Regno d’Italia, attacca l’insediamento del Garigliano, dal quale sono partiti in passato raid importanti (addirittura contro Roma), mette sotto assedio per tre mesi la colonia saracena.
La coalizione ha ragione dei Saraceni, passandoli tutti a fil di spada.

Quanto agli Ungari, questi sono conosciuti dall’impero già nel corso dell’VIII secolo, grazie all’opera evangelizzatrice di Cirillo e Metodio presso gli Slavi, ma iniziano a diventare una preoccupazione per i Romani solo nel X secolo.

Questi compaiono a saccheggiare il territorio imperiale la prima volta nel 932, ma l’impero si limita a dare loro il denaro che vogliono, purché se ne vadano.
Nella battaglia di Belgrado del 934 (nota anche come battaglia di W.l.n.d.r.), un esercito congiunto romano-bulgaro viene sconfitto da una coalizione ungaro-pecenega, portando a saccheggi in territorio imperiale. Anche in questo caso, i Romani preferiscono pagare per liberarsi degli invasori, riscattando anche i prigionieri.

La stessa cosa si ripete undici anni dopo, nel 943. I Romani comprano una pace di quindici anni dagli Ungari, anche se i saccheggi dei Magiari dureranno a più riprese fino al 970.

Nell’invasione del 943, gli Ungari sono alleati del terzo protagonista delle seconde invasioni, che in Oriente è declinato nei Rus’ di Kiev.

Non è del resto la prima volta che i Rus’ razziano il territorio imperiale. Questi già sono arrivati con 2000 navi nell’860, portando saccheggio e devastazione addirittura ai sobborghi di Costantinopoli per ben tre mesi.
L’imperatore e la flotta sono impegnati altrove, per cui non riescono ad affrontare il saccheggio.

Un altro raid Rus’ avviene nel 907 (o 904), ma si conclude con un trattato di pace.

Diversamente, nel 941, l’invasione Rus’ viene affrontata con le armi. La flotta Rus’ è distrutta col fuoco liquido, i prigionieri decapitati. Ma ciò non impedisce ai Rus’ di devastare di nuovo i sobborghi di Costantinopoli, commettendo atrocità contro la popolazione (i prigionieri sono usati come bersagli viventi o vengono crocifissi).

Un contrattacco imperiale, guidato da Barda Foca e dal grande generale Giovanni Curcuas, riesce tuttavia finalmente a respingere e in gran parte a distruggere le forze nemiche.
Quando queste si ripresentano in grande stile nel 944, tuttavia, si preferirà nuovamente una soluzione diplomatica, meno dispendiosa in termini anche di vite umane, rispetto a una militare.

I Rus’, pur essendo protagonisti di raid contro l’impero, iniziano già precocemente nel X secolo anche a cercare fortuna come mercenari, combattendo per la Nuova Roma.
Saranno proprio questi Rus’, e in particolare un contingente inviato da Vladimir di Kiev nel 980, a formare la base di una delle guardie imperiali più famose della Storia: la guardia variaga.

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Illustrazione di Angus McBride

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P. Heather 2010, L’impero e i barbari

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