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Marco Mario. Un Romano alla corte di Mitridate

Gli anni della tarda repubblica romana sono funestati da continue guerre civili, con più parti in lotta per il potere.

Tra questi contendenti uno di quelli ancora oggi più celebri è Quinto Sertorio, che dalla Spagna conduce la sua guerra contro gli 𝘰𝘱𝘵𝘪𝘮𝘢𝘵𝘦𝘴 di Lucio Cornelio Silla.

Una guerra che, alla lunga, si fa sempre più complicata e difficile da condurre. Questo conduce Sertorio a cercare alleanze con coloro che sono nemici della repubblica, e tra questi uno dei più longevi e di vecchia data: Mitridate IV, re del Ponto.

Sertorio sarà riconosciuto da Mitridate come capo dello Stato romano, mentre al re del Ponto saranno riconosciute quelle parti di Anatolia per le quali sta combattendo da anni.

Per siglare l’alleanza, Sertorio invia in Asia uno dei suoi uomini (non ne conosciamo i legami diretti, ma evidentemente doveva essere un uomo fidato): Marco Mario.

Marco Mario, chiamato da Appiano “Marco Vario”, era un fuggitivo dalla repubblica e probabilmente anche un proscritto. Due motivi più che sufficienti per unirsi alla lotta di Sertorio e dei 𝘱𝘰𝘱𝘶𝘭𝘢𝘳𝘦𝘴 contro Silla.

Nel 75 a.C., Marco Mario è inviato in Asia come consigliere militare e comandante delle forze di Mitridate, portando con sé alcune delle forze di Sertorio – probabilmente sia legionari che celtiberi.
Non è del resto l’unico dei 𝘱𝘰𝘱𝘶𝘭𝘢𝘳𝘦𝘴 presente alla corte di Mitridate. Qui è possibile che abbia incontrato per esempio Lucio Fannio e Lucio Magio, che da tempo hanno lasciato la repubblica per combattere Silla al fianco dei suoi nemici.

La prima prova sul campo di Marco Mario al fianco del re del Ponto è la battaglia di Calcedonia del 74 a.C.
Qui le forze del console Marco Aurelio Cotta, che si lancia in battaglia senza aspettare il collega Licinio Lucullo, vengono sconfitte dal preponderante esercito di Marco Mario, che funge da secondo del generale pontico Eumaco.

Lucullo si mette in marcia per affrontare Marco Mario ed Eumaco, ma l’enorme disparità tra le sue forze e quelle nemiche, oltre all’apparizione di un presagio, fanno decidere al console di non attaccare battaglia, nei pressi di Nicea.

Le forze di Marco Mario e del Ponto hanno così modo di sganciarsi e di porre sotto assedio la città di Cizico, un porto ben rifornito di vettovaglie e in posizione strategica.

Nonostante i numeri esorbitanti riportati dalle fonti, Cizico tuttavia resiste. In più, Lucullo blocca tutte le vie di rifornimento all’esercito pontico, lasciandolo alla fame e costringendolo così a ritirarsi.
Mitridate si ritira, lasciando 30.000 uomini in retroguardia al comando di Marco Mario e del comandante Hermaeus. Questi permettono al re di andarsene ma lasciano sul campo, secondo le fonti, ben 11.000 uomini in due battaglie.

Forse è in questa occasione che, come il suo comandante Sertorio, Marco Mario perde un occhio.

Successivamente, a Marco Mario, insieme ad Alessandro il Paflagone e Dioniso l’Eunuco, è affidata una flotta di 50 navi e 10.000 uomini scelti, tra cui diversi Romani.
Tuttavia, Lucullo riesce a catturare e affondare la quasi totalità della flotta mitridatica nel Mar Egeo, uccidendo nel frattempo diversi dei proscritti.

Marco Mario non è tra questi: dopo gli scontri, ha cercato riparo in una grotta. Lucullo ha dato ordine dall’inizio della battaglia di non uccidere uomini con un solo occhio, poiché vuole provvedere personalmente alla morte di Marco Mario.

Marco Mario viene così catturato e condannato a morte. Non abbiamo idea dell’esatta fine di Marco Mario se non, da una fonte più tarda, che avrebbe “espiato per il suo spirito ribelle con le pene che si era guadagnato”.

Fonti principali

Plutarco, Vite Parallele

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