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Recensione: “Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’Antica Roma”, di Eva Cantarella

Titolo: “Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’Antica Roma”
Autore: Eva Cantarella
Anno pubblicazione: 2009
Editore: Universale Economica Feltrinelli

Dammi mille baci, e poi cento, e poi ancora altri mille” chiede il poeta Catullo alla sua amata Lesbia, e proprio da questi celebri versi Eva Cantarella prende ispirazione per il titolo di questo piccolo ma entusiasmante libro, che vuol indagare l’amore, sotto ogni aspetto e forma, nella Roma Antica.

In questo saggio non si parla solo del “gioco dell’amore”, ma di affetti, sessualità, matrimonio e adulteri, crimini passionali. Aspetti fondamentali della quotidianità dell’individuo, spesso tralasciati dagli studiosi di Storia, che si interessano magari al mondo romano per via delle imprese belliche o per le scienze giuridiche.

Ovviamente, anche questi elementi sono fondamentali per conoscere un popolo antico, ma ci narrano poco dei singoli individui.

Come accennato sopra, il libro affronta l’amore in ogni sua sfaccettatura, dagli amori dovuti (come quello coniugale), agli amori possibili (come quelli fra uomo e donne, o tra due uomini), fino a quelli proibiti (come quello fra due donne).

Infine, l’ultima sezione del libro è dedicata a dieci storie d’amore: eccetto le prime due, che sono tratte dall’Eneide virgiliana; le restanti otto non sono exempla né racconti mitici, ma vicende di persone realmente esistite. Ci sono gli amori di Cesare per Servilia e Cleopatra, quello di Catone e Marzia, e di Messalina e Silio; ma quelli che, a mio avviso, colpiscono di più sono il terzultimo e l’ultimo, poiché non ci parlano di personaggi in vista della società romana, ma di due donne quasi sconosciute, anche se (almeno una di loro) esponenti di un ceto aristocratico. Queste sono le storie di Sulpicia, una donna vissuta a Roma nel I secolo, della quale Eva Cantarella, per raccontarne la vicenda, si serve direttamente delle poesie che la giovane scriveva; e Vibia Perpetua, una cristiana condannata a morte nel Marzo del 203 d.C., di cui conosciamo la storia per via di un diario che la donna teneva durante la prigionia.

Quelle di Sulpicia e di Perpetua sono due racconti fondamentali anche perché sono vicende narrate direttamente da chi le ha vissute, senza contare inoltre che testi latini scritti da una mano femminile sono davvero rarissimi, e nella maggior parte dei casi non consentono di scrutare i loro pensieri, sentimenti, scelte di vita, o indole e carattere.

Se avete inoltre già letto libri della stessa autrice, noterete che alcuni argomenti si ripetono anche in questo testo, ma non preoccupatevi perché Eva Cantarella aggiunge sempre qualche dettaglio nuovo.

Lettura consigliata a tutti coloro che hanno voglia d’indagare le dinamiche del grande gioco dell’amore di veri uomini e vere donne di duemila anni fa.

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“Dammi mille baci”

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