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Arcieri ausiliari: cretesi e siriani

Nel corso della loro Storia, i Romani hanno sempre cercato di sopperire alle loro mancanze militari in due modi: copiando e perfezionando le armi dei nemici, o reclutando alleati e ausiliari specializzati.

A questo secondo caso appartiene il mondo dell’arcieria, tradizionalmente non uno dei punti di forza dell’esercito romano.

I principali bacini di reclutamento degli arcieri ausiliari romani sono sempre stati in Oriente, in particolare l’isola di Creta e la Siria. In queste regioni era in uso l’arco composito, molto più potente dei coevi archi monolitici in legno presenti in Europa.

Arcieri cretesi al servizio degli eserciti romani sono testimoniati principalmente durante il periodo repubblicano, a partire almeno dal III sec. a.C. – ed erano già reclutati in seno agli eserciti greci ed ellenistici da almeno un paio di secoli.

Rivaleggiavano con i “vicini” frombolieri di Rodi quanto ad abilità, essendo notoriamente tra i più abili tiratori del mondo antico.

Dal poco che sappiamo, il loro equipaggiamento era usualmente molto leggero. L’armamento difensivo infatti poteva limitarsi semplicemente a un elmo e a un piccolo scudo imbracciato sul braccio sinistro. Non è improbabile che in determinati periodi, l’equipaggiamento prevedesse anche un qualche tipo di corazza.

Come in altri casi noti per il mondo ellenistico, è possibile che diversi arcieri “cretesi” non fossero provenienti da Creta, ma armati “alla cretese” (un discorso simile agli zuavi di età moderna).

A cavallo tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., con l’acquisizione in seno all’impero di altre regioni orientali, i bacini di reclutamento degli arcieri ausiliari variano pesantemente.
In particolare, ora è la Siria a fornire il maggior numero di arcieri agli eserciti romani.

Già nel I sec. d.C., le unità di 𝘴𝘢𝘨𝘪𝘵𝘵𝘢𝘳𝘪𝘪 siriani saranno in maggioranza rispetto a quelli cretesi per trenta unità a uno.

Gli arcieri siriani più noti sono sicuramente quelli rappresentati sulla Colonna Traiana, che ci danno il “modello” dell’armamento di tali arcieri: una lunga tunica, cotta di maglia o un corpetto in cuoio, arco composito, una corta spada e un elmo punta (in un pezzo unico o a segmenti).

Dalla Siria provenivano inoltre diverse unità di arcieri a cavallo, inizialmente reclutate tra le élite locali (proprio come accadeva per altre unità di ausiliari dell’esercito).
Dei soldati di queste unità si trovano un buon numero di epigrafi all’altro capo dell’impero romano, sul confine con la Germania.

Viste le loro particolari abilità, gli arcieri a cavallo erano infatti qui piuttosto richiesti – così come, contestualmente, la versatile cavalleria da mischia di origine gallica era spesso stanziata in Oriente.

E’ tra l’altro curioso notare come una delle poche unità di cretesi attestate ancora nel II sec. d.C. e che ha partecipato anche alle guerre daciche, la 𝘊𝘰𝘩𝘰𝘳𝘴 𝘐 𝘊𝘳𝘦𝘵𝘶𝘮 𝘚𝘢𝘨𝘪𝘵𝘵𝘢𝘳𝘪𝘰𝘳𝘶𝘮 𝘌𝘲𝘶𝘪𝘵𝘢𝘵𝘢, fosse proprio un’unità di arcieri a cavallo.

Ricostruzioni di arcieri cretese e siriano da “Roman Army Units in the Eastern Provinces (1)” di R. D’Amato, illustrazioni di Raffele Ruggeri.

Letture consigliate

R. D’Amato 2017, Roman Army Units in the Eastern Roman Provinces (1)

M. Petitjean 2018, La cavalleria nel mondo antico

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