Site icon TRIBUNUS

La battaglia di Forino (663). La disfatta contro i Longobardi.

Nel 663, dopo aver siglato una pace vantaggiosa con gli Arabi a Oriente, l’imperatore Costante II decide di occuparsi personalmente dell’Occidente.

In particolare dell’Italia, dove il potere imperiale è ormai eroso sempre più dai Longobardi.

La campagna non procede però nel migliore dei modi.

Dopo essere sbarcato a Taranto e aver conquistato Lucera, Costante II dà l’assedio a Benevento, difesa dal duca Romualdo, figlio del re Grimoaldo.

Tra continue sortite di Romualdo e la minaccia dell’arrivo di Grimoaldo da nord, Costante decide di ritirarsi da Benevento e riorganizzarsi a Napoli – non prima di aver però subìto un’imboscata sul fiume Calore.

A Napoli, uno degli ottimati di Costante, Saburro, chiede all’imperatore il comando di una parte dell’esercito (ventimila uomini, secondo Paolo Diacono), per poter affrontare i Longobardi in una battaglia campale.

Romualdo, per parte sua, ottiene lo stesso dal padre Grimoaldo. In questo caso non conosciamo però i suoi guerrieri in campo.

Grimoaldo accetta, e anche se non parteciperà, sarà simbolicamente presente sul campo di battaglia: un suo uomo di fiducia, Amalongo, porta infatti la lancia (contus) del re.

Conosciamo ben pochi dettagli dello scontro, se non che probabilmente fu Romualdo, dopo gran squilli di trombe, a prendere l’iniziativa e attaccare.

La battaglia è probabilmente equilibrata e combattuta con grande tenacia da entrambe le parti…

…almeno finché Amalongo, brandendo la lancia del re a due mani, non trafigge un cavaliere dell’esercito imperiale con tanta forza da sbalzarlo di sella e da sollevarlo, trafitto, sopra la sua testa.

Una vista quasi prodigiosa, che abbatte il morale dell’esercito imperiale, che viene infine sconfitto con perdite probabilmente pesanti.

Saburro, battuto, si ritira. Costante non avrà altre occasioni per confrontarsi direttamente con i Longobardi – con i quali però la guerra proseguirà.

L’imperatore si reca prima a Roma, e poi in Sicilia, facendo di Siracusa la sua sede imperiale (più adatta, secondo lui, a dirigere la lotta contro gli Arabi nel Mediterraneo).

Morirà assassinato nel 668, senza essere riuscito nel suo intento di ripristinare l’autorità imperiale in Occidente.

Fonti e bibliografia consigliate

Paolo Diacono, Historia Langobardorum

M. Caprioli 2021, […] a parte Romanorum octo milia numerus”. Considerazioni sulla battaglia dello Scultenna (643) e sull’esercito esarcale (VI-VIII secolo)

Exit mobile version