Recensione: “I legionari maledetti”, di Giovanni Melappioni

Titolo: “I legionari maledetti. Storia dei sopravvissuti della battaglia di Canne e del loro riscatto”

Autore: Giovanni Melappioni

Anno di pubblicazione: 2020

Editore: edizioni Chillemi

Nell’agilità del suo centinaio di pagine, “I legionari maledetti” di Giovanni Melappioni riesce a essere due saggi in uno.

In che senso?

Partiamo dal tema più ovvio.

Il libro di Giovanni Melappioni riporta in vita una vicenda che ai più probabilmente è poco nota, ovvero quella dei sopravvissuti di Canne.

In numero circa di diecimila, riorganizzati in due legioni, i legionari che non incontrarono la morte per mano delle truppe di Annibale, affrontarono un destino infamante e, ai nostri occhi, profondamente ingiusto.

Confinati in Sicilia, costretti a un servizio permanente fino alla fine della guerra, considerati dei veri e propri paria…

…ironicamente, finiranno per diventare le truppe più esperte e affidabili dell’esercito romano, divenendo il cardine della vittoria di Scipione l’Africano alla battaglia di Zama.

Per avere un assaggio della vicenda narrata nel libro, leggi l’articolo di Giovanni Melappioni “Battaglia di Canne; il destino delle legioni cannensi”

Tuttavia, leggendo il libro, ci si accorge ben presto che Giovanni Melappioni ci racconta ben più della storia delle legioni cannensi.

L’autore nel libro infatti esplora e tratteggia, in modo essenziale ma preciso, come i Romani facessero davvero la guerra al tempo della Seconda Guerra Punica.

Una trattazione lucida, che non risparmia anche analisi fisiologica e psicologica dell’effetto del combattimento e della vita militare sui soldati – aspetti che, spesso, sono saltati a piè pari.

Grazie a “I legionari maledetti“, Giovanni Melappioni ci ricorda come, nel III sec. a.C., l’esercito romano fosse ancora ben lungi dall’essere la sofisticata macchina bellica che popola il nostro immaginario.

E di come la guerra annibalica abbia costituito per l’esercito romano una sfida mortale e l’inizio, seppur lento, di una rivoluzione che vedrà l’apice un secolo dopo, con Gaio Mario.

Unico appunto che mi sento di fare è su come vengano descritti i fanti libici e libofenici (o afri) dell’esercito cartaginese, immaginati come una sorta di opliti.

In realtà questi fanti cartaginesi erano equipaggiati con scudi tipo thyreos, lonche (un giavellotto pesante, adatto anche al combattimento in mischia) e spade a doppio taglio…

…ciò sorprenderà forse molti, ma armati quindi in modo estremamente simile ai fanti romani dello stesso periodo.

Tolta questa piccolezza (piccolezza davvero, considerando che questa immagine del fante cartaginese ancora è visibile in lavori ben più blasonati), il libro è veramente un piccola chicca che ho scoperto e letto con immenso piacere.

Un titolo che non può mancare nella libreria di ogni vero appassionato di storia militare romana.

Acquista la tua copia di “I legionari maledetti

Per saperne di più sugli eserciti affrontati dalle legioni cannensi:

Recensione: “Roma contro Cartagine. Vol. I: l’esercito di Annibale”, di Gioal Canestrelli e Simone Liguori

Recensione: “Roma contro Cartagine. Vol. II: ausiliari punici in Italia”, di Gioal Canestrelli e Livio Asta.

Guarda il video Il fante cartaginese

Giovanni Melappioni è anche prolifico autore di romanzi storici.

Un consiglio spassionato: non perdete il suo “Milites. Cammino di Gloria“. Un viaggio nel mondo militare romano del III sec. a.C., alla vigilia della Seconda Guerra Punica…e l’inizio del viaggio delle legioni cannensi!

Uno dei migliori romanzi storici che abbia letto negli ultimi anni.


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