Donne-medico nel mondo tardo antico

A dispetto di quello che possiamo immaginare sulla donna tardoantica, a queste non era affatto preclusa la professione medica.

Spesso coloro che praticavano la medicina erano donne libere d’alto lignaggio, oppure, allo spettro opposto della scala sociale, delle schiave.

Non esistevano delle scuole uniformate dove imparare la professione, ma rudimenti del sapere medico potevano esser impartiti in scuole di Roma, Alessandria d’Egitto, Efeso, Smirne e Pergamo.

Solitamente, la prima fase dell’educazione avveniva direttamente presso un medico, dal quale si faceva una sorta di apprendistato. In alternativa, le donne potevano imparare dai padri o dai mariti.

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Le donne che perseguivano la professione medica si occupavano soprattutto di patologie, malattie, o disturbi legati alla sfera femminile, nonché di ostetricia e ginecologia (da non confondere, però, col diverso mestiere della levatrice).

Inoltre nel mondo tardo antico, specie nella parte orientale, la vita della madre era considerata importante tanto quello del nascituro. Quindi, in circostanze avverse o di un parto particolarmente difficoltoso, si poteva ricorre all’embriotomia.

Le donne medico erano le uniche per cui aveva valore giuridico la testimonianza in tribunale, anche se riguardante solo casi in cui era necessario attestar la verginità di una donna, o una eventuale nascita.

Anche se molto erudite, alle donne era precluso l’insegnamento, anche se non mancano casi in cui colleghi uomini citino le colleghe per la loro preparazione o bravura.

Ovviamente, non mancano alcune eccezioni: è il caso di Metrodora.

Ella visse tra il IV ed il V secolo. Questa donna medico ci ha lasciato il trattato più antico di medicina scritto da una mano femminile. Questo testo tratta di malattie e cure delle donne, con particolar attenzione alle patologie e, cosa molto particolare,
senza far riferimenti a cure o scritti di autori precedenti (i Romani della tarda antichità non furono molto prolifici sul tema e le loro conoscenze si fermavano ad Ippocrate).

Un ritratto immaginario di Metrodora, eseguito negli anni ’40.

La più grande invenzione romana tardoantica in ambito sanitario di sicuro furono gli ospedali.
Infatti, a differenza del mondo greco-romano del periodo precedente, in cui non vi erano strutture pubbliche destinate alle cure dei malati, eccezion fatta per i valetudinaria (gli ospedali militari), nel mondo tardoantico vi erano numerosi ricoveri per anziani, orfani, bisognosi, e stranieri.
Ciò anche grazie al culto ed alla religione cristiana, che predicava carità, misericordia, e aiuto verso il prossimo.

Verso la fine del IV secolo, presso queste strutture v’erano anche personale medico ed infermieri stabili. Tra questi, anche donne.
La cosa interessante da notare è che, anche se si trovavano presso chiese o luoghi di proprietà ecclesiastica, il personale era del tutto laico.

Negli ospedali, le donne percepivano uno stipendio inferiore a quello dei colleghi uomini, circa la metà, nonché una reazione inferiore di grano. I preti che svolgevano il mestiere, invece, erano pagati addirittura il doppio!
La situazione era diversa per il personale infermieristico, per il quale non vi era una discriminazione salariale tra donne e uomini.

I medici erano gli unici intellettuali a percepire uno stipendio fisso, e donazioni durante festività o commemorazioni. I medici potevano incrementare i loro introiti anche lavorando privatamente, previo
permesso imperiale.

Infine, nel VII secolo, presso Alessandria, vennero aperti ben sette reparti di maternità per profughe nullatenenti. Presso questa struttura le puerpere potevano restar per sette giorni dopo il parto, e ricevevano un terzo di moneta d’oro.

Letture consigliate

G. Ravegnani 2015, La vita quotidiana alla fine del mondo antico

Alessio Cittadini 2012, La donna medico a Bisanzio, in “Porphyra”, 8, pp. 23-32


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