Niceforo Urano, distruttore dei Bulgari

Qualunque periodo della Storia romana nasconde comandanti e generali i quali, pur meno rinomati di altri, agli occhi dei loro contemporanei erano condottieri formidabili.

Uno di loro è sicuramente Niceforo Urano.

Ben poco sappiamo delle sue origini e della sua gioventù.
Compare nelle fonti per la prima volta nel 980, come confidente e uomo di fiducia del giovane Basilio II.

I successivi diciassette anni non sono contraddistinti da particolari avvenimenti militari, quanto ai tentativi di sopravvivenza di Niceforo all’interno della corte imperiale.
Doveva trattarsi di un uomo molto scomodo, anche vista la vicinanza al giovane imperatore.

L’eunuco Basilio Lecapeno tentò di incastrarlo, durante una missione diplomatica a Baghdad nel 986, ma Niceforo riuscì a cavarsela, a rientrare a Costantinopoli e a riprendere il suo posto al fianco di Basilio II.

La sua carriera militare, da quanto ne sappiamo, inizia nel 996-997.
Lo zar dei Bulgari Samuele, approfittando dell’assenza di Basilio II, impegnato sulle frontiere imperiali dell’impero, aveva attaccato e ucciso il doux di Tessalonica, Gregorio Taronita, e si era spinto a saccheggiare la Grecia continentale e il Peloponneso.

Basilio II affidò al fidato Niceforo Urano il compito di debellare la minaccia bulgara.
Compito che Niceforo, ora insignito del rango di Domestico delle Scholae in Occidente (ovvero, niente meno che comandante di tutto l’esercito campale sul suolo europeo), portò a termine alla perfezione.

Radunato velocemente l’esercito a Tessalonica, lasciò tutte le salmerie e a marce forzate raggiunse il fiume Spercheo, in corrispondenza dell’antico passo delle Termopili. Lì, i Bulgari si erano accampati.

Sembrava impossibile poter attaccare e sorprendere il nemico, poiché il fiume, a causa delle recenti piogge, era in piena.
Niceforo non si diede per vinto. Dopo aver ispezionato senza sosta il corso d’acqua, trovò finalmente un guado.

Niceforo attaccò a sorpresa Samuele quella stessa notte.
Un trionfo. Samuele e suo figlio riuscirono a malapena a fuggire, il figlio di Gregorio Taronita fu liberato dalla prigionia, e Niceforo Urano rientrò a Costantinopoli con il macabro trofeo di mille teste di Bulgari e ben dodicimila prigionieri.

Leggi anche Le battaglie delle Termopili. Tre battaglie romane dimenticate.

Dopo il successo contro i Bulgari, e dopo aver combattuto ancora contro di loro per altri due anni, la carriera di Niceforo Urano proseguì in Oriente.
Qui combatté al fianco dell’imperatore contro i Georgiani, dopodiché contro Fatimidi e Beduini, con il rango di doux di Antiochia e “Signore dell’Oriente” (kratòn tes Anatoles).

Così come poco o nulla sappiamo delle sue origini, anche la sua fine rimane oscura. Dopo le sue campagne contro gli Arabi, le fonti non ci danno più sue notizie.

Quasi certamente morì nel suo letto, avendo avuto però il tempo di lasciarci in eredità anche un suo trattato militare.
Un lascito degno di un uomo che aveva dimostrato il suo valore sul campo, grazie allo studio e all’esperienza.

Letture consigliate

E. Mc Geer 2010, Sowing the Dragon’s Teeth. Byzantine Warfare in the Tenth Century


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